Azzurro biancoceleste, il personaggio Lotito

L'osservatorio lun 05 settembre 2022
Attualità di Claudio de Luca
3min
Claudio Lotito ©Termolionline.it
Claudio Lotito ©Termolionline.it

Simpatico, astuto, spiazzante, il Presidente della Lazio, Claudio Lotito, è il candidato di Forza Italia per un seggio senatorio in Molise. Transitando dal latino al romanesco stretto, l'uomo è capace di interrogarsi e di replicare a sé stesso: in contemporanea. Polemizza pure con Domineddio e s'indigna persino quando si ritrova, da solo, 'vis à vis'.

Nel 2018 Silvio Berlusconi lo aveva candidato in Campania, sempre per uno scranno a Palazzo Madama; ma il seggio finì ad un altro forzista dopo un ennesimo accurato conteggio delle schede. Naturalmente il 'patron' fece ricorso, ma la vicenda si trascinò per anni. Cosicché, quando la decisione fu resa pubblica, benché favorevole, non poté conferirgli l'aspirata poltrona. Ora vuole riprovarci con le elezioni prossime venture ed è stato catapultato in Molise.

La 'vulgata' lo descrive come personaggio 'eccessivo'. Si racconta che, una volta, gli era capitato, in un incontro, di sedere proprio davanti alla poltrona di Gheddafi. Ebbe a girarsi per chiedere senza remore al 'rais': "Aho, a quanto me lo fai oggi il carburante?". Naturalmente il Presidente libico con comprese una sillaba di quanto Lotito aveva proferito, e non rispose. Nato a Roma da madre insegnante di lettere e da padre (calabrese) carabiniere, cresce a Ciampino. Da ragazzino fa il portiere nell'Amatrice Calcio. Nel frattempo si diploma in un liceo classico per conseguire, di seguito, una laurea in pedagogia alla 'Sapienza', conquistando il massimo dei voti. È stato giornalista pubblicista a 'Il Tempo' di Roma e poi è entrato nel mondo dell'imprenditoria.

Ha casa sull'Appia Antica; è sposato con Cristina Mezzaroma, figlia di un'importante famiglia di imprenditori edìli; è proprietario di un'impresa di pulizie, di altre due versate nei servizi, di una di 'catering' e di un'altra di termo-gestione; infine è titolare di un'agenzia di Vigilanza privata e socio in due società immobiliari. Le ascendenze culturali scolastiche non gli impediscono di incorrere in gustosi svarioni, com'è subito accaduto sin dal suo primo incontro con gli elettori molisani: "Qui a Campobasso assumo un impegno. Questa regione ha bisogno di rappresentanti che ne sposino la causa perché il territorio è ignorato e non ha voce". Ma poi incappa in uno scivolone ("Mi' nonno era di Amatrice, perciò io mi sento molisano!"), ignorando che la cittadina natale del padre di suo padre si trova in provincia di Rieti: dunque nel Lazio, non in Abruzzo ed ancor meno in Molise dove c'è solo Matrice, quella che ha perso una 'A'. Ciò nonostante Claudio Lotito ha continuato con il suo intervento, utilizzando - non volendo - riferimenti danteschi (da Purgatorio): ' I' mi son un che, quando / Amor mi spira, noto, e a quel modo / ch'e' ditta dentro vo significando'. "Mi sono documentato, e non su 'Wikipedia'- ha concluso -. Assumo, perciò, un impegno: questa regione ha bisogno di rappresentanti che ne sposino la causa perché è ignorata e non ha voce. Naturalmente, mi trasferisco in Molise per questo periodo di campagna elettorale e farò il giro di tutti i paesi". Animo, cari Molisani, e rassegnatevi! C'è da sperare solo che non si rechi anche in Amatrice per fare la sua campagna elettorale.

Naturalmente v'è stato qualcuno che, avendo egli accennato alle amare sorti sportive del Campobasso, ha fatto osservare che il problema del Molise non è il calcio quanto piuttosto il lavoro, i servizi, i diritti e le opportunità culturali e professionali. Il territorio è palesemente marginale per il Governo centrale; ed è tale persino per i rappresentanti indigeni che frequentano Palazzo D'Aimmo. Occorre, perciò, adottare un nuovo modello di sviluppo per ridare valori al territorio e per cambiare le politiche nei contenuti, nei metodi e nelle persone. Pure chi scrive (che non è candidato) capisce che questo territorio va ricollocato al centro delle intenzioni; e che le sue risorse, il suo patrimonio, devono essere rimessi in carreggiata al fine di generare opportunità di lavoro, di assicurare i servizi e di rendere una terna di concetti, quali salute, istruzione e mobilità, diritti essenziali. Occorre, insomma, curare le infrastrutture, promuovere la cultura, l’agricoltura e il turismo sostenibile, ritornando ad investire sui prodotti locali al di fuori dalle logiche di potere. Sarebbe troppo sperare che le elezioni di settembre comportino impressioni del genere in tutti gli schieramenti in lizza?

Claudio de Luca

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