Tacciano le armi: le macerie lasciate dall'economia di guerra

Pacifisti sab 19 novembre 2022
Attualità di Emanuele Bracone
2min
Tacciano le armi: il dibattito sull'economia di guerra ©TermoliOnLine
Tacciano le armi: il dibattito sull'economia di guerra ©TermoliOnLine
Dibattito sulla pace: l'intervista ad Antonio De Lellis

TERMOLI. La democrazia si afferma sempre dal basso, con l’impegno dei popoli, chiamati anche a colmare con forti prese di posizione le lacune della classe dirigente, che troppo spesso in questi ultimi anni a livello internazionale vengono manifestate.

Uno scenario mondiale davvero problematico, che negli ultimi lustri ha visto prima l’avvento e poi la debacle della globalizzazione, ma le macerie lasciate dall’economia di carta, dalla strategia bellica, dalle leve finanziarie, che destrutturano i territori, sono evidenti sotto gli occhi di tutti.

Profughi che da ogni angolo cercano di raggiungere disperatamente mete di sopravvivenza e dall’esperienza di chi anche qui a Termoli cerca di alleviarne bisogni e sofferenze quotidiane, stanziali o di passaggio, è nato il dibattito denominato “Tacciano le armi”, organizzato da Città invisibile, Pax Christi e Attac Italia, nella sala parrocchiale del Sacro Cuore, grazie sempre alla squisita disponibilità del sacerdote don Silvio Piccoli.


Diversi gli attori protagonisti del pacifismo termolese, con Antonio De Lellis e Roberto De Lena per due delle associazioni promotrici, il terzo, Marco Bersani, relatore principe dell’evento, è intervenuto da remoto, mentre in presenza ha detto la sua il docente UniMol Rossano Pazzagli.

Prosegue, dunque, la mobilitazione degli attivisti che invocano la pace. La guerra arrivata anche alle porte dell’Europa ha sconvolto le nostre vite e già provocato decine di migliaia di morti sul campo; milioni di sfollati, donne, uomini, bambini. La guerra non arriva mai per caso, accidentalmente, ma è il frutto del dominio che i potenti esercitano sulla società. «La guerra guerreggiata è l’esito di un modello di sviluppo che impone il profitto di pochi sulle spalle dei molti: un modello in cui crescono le povertà e le disuguaglianze sociali, le crisi ambientali, il precariato e lo sfruttamento lavorativi, la ghettizzazione contro le persone migranti, la violenza contro le donne e contro le persone omosessuali e transessuali, contro le forme non omologate e non mercificate di socializzazione.

È a difesa di questo modello sociale di guerra che si ergono muri e fili spinati, che si alimentano i neofascismi e i nazionalismi, il patriarcato e lo strapotere della finanza. Che cos’è, allora, un’economia di pace in un mondo abitato da economie di guerra? Quale modello di sviluppo per un’economia di pace? Da dove cominciare per invertire la rotta, per ricostruire dal basso una società della cura contro e oltre la società del profitto?»

E’ stata l’occasione per presentare le due Leggi di Iniziativa Popolare per la riforma della finanza locale e per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti promosse all’interno della Campagna Riprendiamoci il Comune: una riforma della finanza locale è necessaria per delineare un nuovo ruolo dei Comuni nella costruzione di un altro modello sociale ed ecologico a livello territoriale; la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti ci indica dove reperire le risorse e come utilizzarle per rendere possibile la costruzione di tale modello alternativo di società.

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