Guglionesi non dimentica il massacro di 75 anni fa

Attualità
Termoli venerdì 12 ottobre 2018
di Alberta Zulli
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Foto di gruppo al Fulvio
Foto di gruppo al Fulvio © Termolionline.it

GUGLIONESI. L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Questo sancisce l'articolo 11 della nostra Costituzione e, questo ha voluto ricordare oggi, il sindaco Mario Bellotti, agli studenti delle terze medie di Guglionesi, per commemorare le tante vittime della seconda guerra mondiale e le vittime guglionesane che persero la vita il 6 ottobre del 1943.

Insieme al sindaco Bellotti, la dirigente scolastica Maddalena Chimisso, il Tenente Edgard Pica, comandante del nucleo operativo e radiomobile e in vece del maggiore Fabio Ficuciello, il maresciallo Egidio Salera, lo storico Antonio D'Ambrosio e la professoressa Adele Terzano. L'evento patrocinato dal comune di Guglionesi, è stato curato e organizzato dalla proloco “Colleniso” e dal vice presidente Nicolino Del Torto.

La storia della nostra terra, raccontata da chi è sopravvissuto a quei bombardamenti del fuoco amico. Quel fuoco amico che ha trucidato tanti civili che volevano solo vivere e mangiare. In un periodo storico troppo atroce, un periodo storico dove le rivolte erano all'ordine del giorno e le facevano, per lo più, le donne che rimanevano, troppo spesso, sole a causa dei mariti chiamati al fronte.

Una guerra che Guglionesi ricorda bene, una guerra che conta morti e rivive nella memoria di chi, oggi al Teatro Fulvio, ricorda quelle scene di sangue e le racconta, cerca di tramandarle ai giovani presenti.

Una pagina di storia che difficilmente troveremo nei libri di scuola. Il 3 ottobre del 1943 gli alleati sbarcarono a Termoli, conquistandola e facendo arretrare i tedeschi. Ne erano mille. Con i loro cannoni iniziarono a bombardare a circa 15 km, per cercare di colpire gli obiettivi militari ma morirono fin troppi civili. Il 6 ottobre, poi, la strage colpì Guglionesi, con la cosiddetta “Strage dell'olio”.

Di straordinaria importanza fu la presenza dell'Arma dei Carabinieri che, in quei momenti, doveva cercare di mantenere l’ordine anche subendo rivolte armate. Tra questi spicca la figura del carabiniere Giuseppe Crisostomo. Diede la sua vita nel bombardamento del 6 ottobre. Prestò servizio, soccorso ai tanti civile che gli cadevano accanto, fino a quando, nel secondo attacco, perse la vita anche lui. Aveva solo 44 anni.

Le guerre non portano nulla di buono, bisogna vivere pensando alla pace, vivere attraverso il dialogo. Imparare dal passato per vivere migliorando il presente.

Per il primo cittadino è importante “istituire un centro studi locale che invogli i giovani a conoscere il passato, anche brutto, del proprio paese. Per questo motivo questa proposta verrà portata in consiglio”.

“La storia viene ridotta a un ruolo marginale- ha dichiarato D'Ambrosio- è un errore. Un errore ulteriore di queste riforme scolastiche! La storia è un punto importante dell'insegnamento. Attraverso il passato noi possiamo imparare per il futuro”.

Di seguito la testimonianza di Vittorio Moro, sopravvissuto al massacro di 75 anni fa:

Ricordo perfettamente quelle tragiche e drammatiche ore di quella giornata. Avevo quasi sei anni. Mio fratello Antonio, che aveva 14 anni, sentito il banditore che annunciava che al frantoio davano l'olio, prese un contenitore e si recò lì. Arrivato lì, stanco di far la fila per la troppa gente, tornò a casa. Tornò senza olio e si prese anche dei rimproveri dai nostri genitori. Fu la sua salvezza! Poco dopo ci fu il finimondo, iniziarono a bombardare Guglionesi e venne colpita anche casa nostra. Fumo acre, nuvole nere, polvere di calcinacci. Mio padre ci portò in un locale sotto casa, una specie di rifugio improvvisato. Fu portata una ragazzina che con lo scoppio venne sbalzata contro qualche ostacolo, inghiottì tutti i denti e di lì a poco morì. Anche mio zio morì in quel tragico bombardamento: si chiamava Michele Moro e aveva 60 anni.