Settemila pasti e 300 poveri in più ogni anno

Attualità
Termoli sabato 10 novembre 2018
di La Redazione
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La mensa Caritas
La mensa Caritas © Termolionline.it

TERMOLI. «Angelo non era un invisibile, era uno di noi e grazie a gente come lui, possiamo organizzare queste iniziative». Parole importanti quelle riecheggiate ieri mattina alla cittadella Caritas, in occasione della presentazione della settimana del povero. Incontro che ha fatto emergere uno spaccato preoccupante, forse più: la povertà avanza. Circa 300 casi in più ogni anno, un trend del 10% rispetto ai meno abbienti dell’anno prima. Nelle schede diffuse dalla Caritas diocesana, è cresciuta sino a stabilizzarsi nell’ultimo biennio la presenza di persone provenienti dal continente africano.

È tornata a crescere la presenza di persone provenienti da paesi europei. A conferma di quanto già rilevato negli anni precedenti, sono stati più i cittadini italiani a rivolgersi ai servizi Caritas che i cittadini stranieri. Il dato generale indica come siano le donne a farsi maggiormente carico delle istanze di aiuto. Tra i cittadini stranieri il dato si inverte e sono gli uomini ad essere in maggioranza con il 54% di presenze. Le nazioni maggiormente rappresentate nel 2017 sono quella marocchina con il 22% e quella romena con il 18%. Se tra le donne si evidenzia una maggiore presenza di persone con un’età compresa tra i 45–54 anni. Gli uomini sono tendenzialmente più giovani con un’età compresa tra i 18–34 anni. Forte la presenza di coloro che dichiarano di essere coniugati o di vivere una relazione di coppia stabile. 1/3 degli utenti ha figli conviventi ed un quarto dichiara di avere figli minori.

Continua ad essere prevalente la presenza di persone in possesso di titolo di scuola media inferiore. In crescita la presenza di persone con titoli universitari. Sono chiaramente i disoccupati ad essere maggiormente rappresentati con il 71%. Aumenta la presenza di persone stabilmente occupate che però non riescono a fare fronte alle spese ordinarie 17%. Problematiche economiche, mancanza di lavoro e casa, sono le situazioni di disagio maggiormente espresse. A queste seguono i problemi di carattere familiare spesso inerenti alla rottura dei legami a seguito di divorzi e separazioni. Multidimensionalità del disagio: circa 1/3 delle persone incontrate manifestano problematiche afferenti ad almeno tre ambiti di bisogno. L’impegno economico maggiore nel corso del 2017 è stato quello volto a garantire l’accesso ai servizi sanitari, quali: ticket, medicinali non mutuabili, e visite mediche urgenti.

A questi seguono interventi di emergenza abitativa inerenti spesso alla copertura di morosità “incolpevoli”. In ultimo il sostegno allo studio che ci ha visto spesso intervenire nell’acquisto di libri di testo per la scuola dell’obbligo. Nel corso del 2017 sono stati quasi 7000 i pasti serviti dalla nostra mensa, ad usufruirne sono soprattutto persone che hanno per casa un paio di scarpe ed un cappotto. Sono nel 90% dei casi uomini, l’età media è 50 anni, più della metà sono italiani. Hanno spesso problemi di dipendenza da alcol cui si affiancano spesso problemi psichici e/o sanitari. Non avendo una casa non si ha diritto ad una residenza. Non avendo una residenza non si ha diritto ad un medico di base. Questo significa che spesso “non si ha diritto alla vita”.