L'antimafia reale, il pentito Bonaventura nel "comitato collaboratori di giustizia"

Attualità
Termoli martedì 05 febbraio 2019
di Emanuele Bracone
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Il Comitato © Termolionline.it

TERMOLI. Sono trascorsi sette anni e alcuni giorni da quel 26 gennaio 2012 che rappresentò una data spartiacque per la gestione dei collaboratori di giustizia inviati in Molise e sulla costa Adriatica, in particolare.

Quel giorno, infatti, pubblicammo l’appello della moglie di un ‘pentito’, che negli anni successivi, sino al trasferimento in un’altra località, ingaggiò una dura battaglia di civiltà con gli Organi dello Stato, denunciando le condizioni di abbandono nell’ambito del programma di protezione per coloro che si dissociano dalla criminalità organizzata.

Luigi Bonaventura, all’epoca 40enne, ebbe il coraggio di affermare che, «I collaboratori di giustizia non si sentono più al sicuro. I cosiddetti pentiti, persone una volta esponenti di spicco della malavita organizzata, ora sotto un programma di protezione garantito dallo stato, che li fa vivere con identità diverse e segrete in luoghi lontani da quelli di origine, come Termoli, ad esempio, denunciano l'abbandono da parte delle istituzioni e la presenza di talpe nell'organizzazione. Voglio che si sappia tutto quello che a Termoli accade e che i politici e le istituzioni molisane tengono nascosto. Mio marito ha denunciato lo scorso 22 novembre 2011 talpe nel programma di protezione che hanno portato ad organizzare attentati verso di lui e la nostra famiglia. Ci sono delle cosche affiliate alla ‘Ndrangheta davvero agguerrite su questo litorale adriatico. La Procura di Catanzaro afferma di aver ritrovato numerosi riscontri a riguardo, ma si sappia, omettono la verità agli abitanti molisani e abruzzesi. Questi territori e le loro genti stanno correndo dei seri pericoli, arrivando anche a mettere il bavaglio alla stampa».

A distanza di sette anni, dunque, che cosa è cambiato?

Grazie allo stesso Luigi Bonaventura, che ha espiato le sue colpe, scontando anche le condanne nel frattempo, maturate per le ammissioni e le assunzioni di responsabilità fatte nel periodo di pentimento, che oggi vive altrove e in una condizione di totale liceità e onestà, siamo venuti a sapere della nascita di un comitato sostenitori dei collaboratori di giustizia, che da anni è diventato una realtà esso composto da iscritti e sostenitori di svariate categorie: avvocati, giornalisti, collaboratori di giustizi, attivisti e gente comune…

«E’ una finestra per i famigliari di tutti i denuncianti, famigliari che spesso pagano colpe, solitudine, discriminazione, violazioni di diritti, per avere l’unica colpa di sostenere e stare vicino con sacrifico a chi denuncia. Famigliari, donne, bambini, esseri umani che sono diventati persone senza volto e senza voce, quando invece sono la vera forza dei denuncianti. Come per ultimo dimostra anche l’omicidio di Pesaro dove tutti parlano di tutto tranne che pensare a come stanno e che ne sarà di quella moglie e di quei figli adesso. Quale è stata la loro colpa? Oltre al lato umano, il comitato è una forma di antimafia reale dove nel sostenere i collaboratori di giustizia protegge uno strumento punta di diamante (collaboratori di giustizia e denuncianti vari) nel vero contrasto alle mafie e collusioni varie».

Come dice il pentito Bonaventura: «sostenere un collaboratore e i loro famigliari, è dare uno schiaffo ai vari boss di ndrangheta, mafia, camorra, corrotti e derivati vari. Questa è anche fare vera antimafia!”

Lo stesso afferma : “che chi odia i pentiti i denuncianti o è un mafioso, un colluso o una vittima del non sapere.” “Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò ad aprire e vide che non c'era nessuno. (M.L.K.)”

Di recente, il tenace e mai domo Procuratore nazionale antimafia De Raho ha rilasciato diverse dichiarazioni in cui evidenzia come l’unico vero strumento di contrasto alle mafie sono i pentiti e in più, dove dice che il programma protezione non funziona.

Luigi Bonaventura e la sua famiglia hanno lasciato Termoli il 2 luglio 2014, e a distanza di 4 anni e mezzo vuole inviare un saluto a Termoli e al Molise, sempre nel loro cuore e «a tutti quei termolesi e molisani che ci sono stati vicini e ancora lo sono».