Mugugni e rabbia in platea, l'Airino non ritrova il palazzetto

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Termoli mercoledì 13 marzo 2019
di La Redazione
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In platea per l'Airino
In platea per l'Airino © Termolionline.it

TERMOLI. Non sono intervenuti in molti, ma la discussione è durata quasi due ore in Consiglio comunale. A tenere banco da una parte e dall’altra Di Brino, Paradisi, Ciarniello, Giuditta e Casolino, soprattutto, oltre all’onnipresente Di Michele.

A loro sono ascritti i contributi al dibattito animato sull’utilizzo dei palasport, a cui aggiungere l’intervento finale del primo cittadino.

Di Brino ha illustrato il cuore della mozione che impegnava a restituire gli spazi com’erano prima delle ristrutturazioni, poiché Termoli necessita di maggiori strutture sportive e profonde manutenzioni, in assenza di queste migliorie a suo dire le bocce dovevano stare ferme. Ha tentato una sortita numerica, brandendo i 400 iscritti al basket, ma tra sala consiliare e corridoio, a microfono spento, Giuseppe Mottola ha evidenziato i 168 iscritti alla Termoli Pallavolo.

«Fino a oggi tutte le società hanno svolto attività agonistica, allenamenti e altro. Non si può comprimere tutto in un unico palazzetto. Poi, nasce come un fungo nella notte di pioggia il calcio a 5», rivolgendosi a Giuditta, Di Brino propone di lasciar decidere alla prossima amministrazione, ma non a mettere a bando di gara le due strutture.

Giuditta, latore dell’altra mozione, ripercorre la storia e dice che l’Airino lo usava in esclusiva (PalAirino) e che comunque bisognava dare spazio anche ad altre società e discipline, insomma, trapela la volontà di interrompere questo dato consolidato.

Dalla platea il vice coach dell’Airino, Pino Di Lembo, lo apostrofa come dicesse fesserie, provocando l’intervento della presidente Vigilante, costretta in più circostanze a redarguire la platea, fino a paventare l’allontanamento di Salvatore Coppola, tra i più infervorati, come dimostreranno poi le immagini dello sfogo finale, a seduta chiusa.

«Si polemizza sul nulla», ha detto Giuditta e giù un effluvio di dissensi.

Di Michele comincia a cavillare sulle congiunzioni, «Il palAirino è anche destinato agli altri sport», così evidenzia come l’assenza di strisce e canestri non deve trovare alcuna giustificazione, la definisce decisione capotica del sindaco, di un sindaco che mai si è occupato di questo e che mai ha relazione in Commissione, lui di contro dirà di non essere mai stato invitato a interloquire, come assessore ai Lavori pubblici.

Il portavoce pentastellato battibecca con la Vigilante anche sull’orario di convocazione della seduta, fino a far girare il suo 78 giri classico: «Due mesi vi mancano, poi ve ne andate e finisce tutto», ancora, «Diteci i motivi per cui non volete il basket. Non facciamo bivaccare i ragazzi col cellulare sul letto».

La parola passa a Daniele Paradisi (LiberaTermoli), che ne fa una questione di metodo e non di merito.

Paradisi: questione di metodo e non di merito, ribadendo che sarebbe stato meglio continuare con lo status quo. La questione di metodo si articola sul mancato funzionamento della Consulta dello sport, che vanificherebbe le decisioni assunte dall’attuale amministrazione di centrosinistra.

Giuditta non ci sta, che in modo retorico chiede, «Meglio lasciare tutto così?» Poi, rivendica i meriti dei 5 anni trascorsi alla guida di Termoli. «Abbiamo rimesso mano a tutto, campi, parco, piscine, palazzetti», ma la platea dissente. Quindi annuncia anche la convenzione raggiunta con la Provincia di Campobasso sull’utilizzo della palestra dell’Iiss Majorana.

Ultimo nuovo intervento di opposizione quello di Ciarniello, «siete riusciti a far venire la gente, ma non con animo gioioso, ma per una scelta di indirizzo politico sbagliata, cospargetevi il capo di cenere. Non fate il mercato», si rivolge a qualcuno che continua a parlare fuori microfono, un classico per Timoteo Fabrizio.

«Ridimensionare l’orario non significa escludere dall’uso di una struttura – rincara la dose Ciarniello – i dirigenti dell’Airino sono stati pionieri nel 1984 e poi sono arrivate tutte le altre società».

Alla fine si riduce alla mancanza delle strisce al PalAirino e al tempo del bando, ma per Di Michele la vertenza rischia di fare la fine di quella dello Zuccherificio.

Nuova sortita di Antonio Di Brino, che evidenzia – a suo dire – che d’ora innanzi chiunque andrà a gestire le strutture ne avrà l’onere, più che l’onore, oltre a citare di nuovo il dirigente ai Lavori pubblici Gianfranco Bove, sulla cui relazione la stessa maggioranza avrebbe avuto da ridire. Poi promette, «chiunque sarà al vostro posto a giugno revocherà tutto quello che avete deciso.

Un parallelo tra cantiere in casa e quello al palazzetto fa debuttare Andrea Casolino nella discussione, che chiosa come lui stesso è il primo a non volere bambini lontani dallo sport.

Infine, arriva il sindaco, che prima polemizza con 1.500 euro spesi per un Consiglio ‘sulle strisce’, poi ribadisce la necessità di mettere mano agli impianti e alle convenzioni (laddove esistenti), additando anche il suo predecessore di aver fatto lo stesso sfrattando la Termoli Nuoto, con reazione piccata dell’esponente di opposizione.

Sbrocca precisa come a Termoli si pratichino 24 discipline sportive. «Le strutture sono pubbliche, la gestione va affidata ma con la salvaguardia di alcuni requisiti. In una riunione privata avuta qui coi genitori mi ero impegnato per sottoscrivere una convenzione con la Provincia, ci proviamo da 3 anni e mezzo e ieri ci siamo riusciti. Completeremo il Palaltrisport e poi lo affideremo con bando pubblico».

Prima del doppio voto, scambio feroce tra Vigilante e Di Brino, che avrebbe voluto parlare ancora una volta, fino a far intervenire il segretario generale Vito Tenore e abbozzare quello del comandante della Polizia locale Antonio Persich, che si è affacciato in aula.

Il doppio 13-7 dà ragione al centrosinistra, tra il disappunto generale, che sfocia in un battibecco tra Coppola e Andrea Casolino (e non solo).

Nel frattempo, il sindaco si era riservato di rispondere in tempi diversi sull’interpellanza della bandiera Blu.