I fratelli ururesi "intrappolati" nel Russiagate tra Trump e la Clinton

Attualità
Termoli mercoledì 09 ottobre 2019
di Claudio de Luca
Giulio e Francesca Maria Occhionero
Giulio e Francesca Maria Occhionero © Liberoreporter

URURI. Il caso ‘EyePyramid’, che ha coinvolto i fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero, Molisani per origine familiare, con innesto ururese, sarebbe nato a Roma.

Di recente ne ha trattato un quotidiano locale del Perugino ripreso, nei giorni scorsi, da‘La Verità’ di Maurizio Belpietro. La vicenda in questione è quella vissuta (o raccontata) dal Presidente Usa Trump e da Hillary Clinton, rivali all’epoca delle ultime elezioni americane. Peraltro Giulio, dal suo punto di vista, aveva denunciato i fatti alla Procura della Repubblica di Perugia ed al Congresso Usa. I due consanguinei erano stati tratti in arresto il 9 gennaio 2017; e, nel luglio 2018, erano stati condannati - in primo grado - per accesso abusivo a sistemi informatici (migliaia di ‘account’ ed ‘e-mail’ istituzionali ‘hackerati’, tra cui persino quelle dell’ex-Presidente del Consiglio Matteo Renzi). Da un altro procedimento parallelo, tutt’ora in corso (procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato), i due continuano a proclamarsi innocenti. Anzi accusano chi li accusa di avere fabbricato prove contro di loro. Giulio e la sorella sostengono di essere finiti in un disegno da cui si dovevano evincere elementi di collusione fra Trump e la Russia, piazzandovi le famose ‘e-mail’ della Clinton. Così ha denunciato i suoi accusatori alla Procura del capoluogo umbro. Le indagini preliminari si sono concluse nell’ottobre 2018 con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del pm di Roma Eugenio Albamonte per omissione di atti d’ufficio e falso ideologico, del consulente tecnico Federico Ramondino, accusato di accesso abusivo a sistema informatico, e di due agenti del CNAIPIC, Ivano Gabrielli e Federico Pereno, per omessa denuncia e per falso. L’udienza davanti al Gup è stata già rinviata due volte su richiesta della difesa: inizialmente fissata per il 17 luglio, è slittata prima al 27 settembre e poi a gennaio 2020.

Non ci si può nascondere che la notizia vera (di cui sono diventati protagonisti l’ingegnere nucleare e sua sorella, (originari di Ururi a causa dei genitori) non può più essere solo quella di due sconosciuti che spiavano le conversazioni digitali di Renzi, di Monti, di Draghi o di un Angelino Alfano bensì anche quella di uno Stato che ha mostrato di fare acqua da tutte le parti almeno da un punto di vista informatico. Quindi in discussione dovrebbe essere posta anche l'acquiescenza della nostra 'intelligence', unitamente alle carenze della cyber-sicurezza nazionale e del Ministero della Difesa; e sarà persino bene sottolineare che, se un ingegnere nucleare, per anni, abbia perseverato nello spiare un personaggio esangue quale Angelino Alfano, sarebbe proprio il caso di … degradarlo a geometra. Sia detto, naturalmente, con immutato rispetto per chi componga questa onorevole categoria di professionisti. Al presente ciò che scrivono i giornali è abbastanza confuso e contraddittorio. Nel 2016, le nostre barbe finte si sarebbero adoperate per far emergere violazioni russe delle banche-dati dei democratici americani e di Hillary Clinton, su ‘input’ di Barack Obama. Un lavoro un po' barocco, visto che non era necessario farsi scudo dell' “intelligence” italiana per evocare le informazioni su cui si è poi basata l'inchiesta del Procuratore speciale Robert Mueller. La chicca, se può definirsi tale, sarebbe quella di mettere nelle mani di Trump la notizia di un'attività informativa italiana diretta contro di lui.

Sulla scorta di tali premesse, Giulio Occhionero sostiene di essere finito in un disegno precostituito il cui scopo sarebbe stato quello di utilizzare i suoi ‘server’, situati negli Stati Uniti, al fine di far rinvenire elementi di collusione fra la Campagna Trump e la Russia, magari piazzandovi le famose ‘e-mail’, come regalo alla Clinton da parte di qualche amico italiano. In ogni caso, le carte declassificate dal Dipartimento di Giustizia Usa collocano la vicenda Occhionero, a pieno titolo, nel Russiagate e, insieme a quello del professor Mifsud, si tratta del secondo caso che chiama in causa il ruolo del nostro Paese, delle Autorità governative e giudiziarie italiane, in questa trama ancora oscura.

Claudio de Luca