L’uomo crea e la natura disfa, le bellezze italiane sono a rischio

Attualità
Termoli giovedì 14 novembre 2019
di Sabina Sestu
L’uomo crea e la natura disfa, le bellezze italiane sono a rischio
L’uomo crea e la natura disfa, le bellezze italiane sono a rischio © Sabina Sestu

TERMOLI. “Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare, la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi,” intonava nel 1981 Francesco Guccini. Venerata soprattutto dai romantici di tutto il mondo, Venezia è una delle mete turistiche più ambite e desiderate d’Italia. Come tutte le cose che sono profondamente amate è estremamente fragile e rischia di svanire di fronte all’incuria umana e alle forze della natura. Se sulla seconda possiamo farci ben poco, la prima dipende totalmente da noi. L’uomo ha impiegato millenni per creare le bellezze architettoniche e artistiche che contraddistinguono non solo Venezia ma la maggior parte delle città italiane, e la natura può spazzarle via nel giro di poche ore. L’acqua alta che nei giorni scorsi ha messo a dura prova la città veneta fa ritornare in mente la terribile alluvione che, il 4 novembre del 1966, ha colpito la città di Firenze, un’altra delle perle del Bel Paese. Anche allora la natura si è rivoltata contro la civiltà umana, mettendo a rischio un patrimonio artistico e architettonico inestimabile.

Molto spesso sembriamo dimenticare, quando si tratta di salvaguardare le nostre ricchezze territoriali, che la civiltà italiana è millenaria; dagli antichi etruschi, che già a partire dal IX secolo a. C. hanno sviluppato una cultura raffinata, agli antichi romani che, nei secoli successivi, hanno abbellito, con opere architettoniche ed artistiche di uno splendore conclamato a livello globale, non solo la penisola italiana ma anche buona parte dell’Europa, delle coste mediterranee mediorientali e del nord Africa. Le bellezze architettoniche ed artistiche dei popoli antichi si sono ulteriormente arricchite delle opere di centinaia di artisti che nel corso degli ultimi secoli hanno dipinto, scolpito e scritto la bellezza del nostro territorio. L’arte italiana è universale, è un patrimonio che non appartiene solo al popolo italiano, ma a tutta l’umanità. Gli italiani, in quanto custodi di questo tesoro, hanno il dovere di preservarlo per le future generazioni. Quello che è accaduto a Venezia nei giorni scorsi è un’ulteriore avvertimento, soprattutto a chi di dovere, che il tempo per correre ai ripari è ormai scaduto.

Il patrimonio artistico ed architettonico è strettamente legato ad un altro tipo di patrimonio: quello naturale. Molti dei manufatti umani sono a rischio perché l’essere umano ha arrogantemente sfidato la natura, ritenendo di essere immune da eventuali ritorsioni. La natura, però, regolarmente ci ricorda di essere di avviso contrario. Del tutto disinteressata ai voleri, desideri e interessi umani cerca sempre di riprendere il suo corso e di imporre le sue leggi. Alluvioni, frane e smottamenti sono il modo in cui la natura cerca di ristabilire il proprio equilibrio. Il territorio italiano sta diventando sempre più fragile non a causa della natura, ma dell’attività umana. Tralasciando per una volta l’inquinamento atmosferico, dovuto all’attività industriale e all’uso dei prodotti petroliferi (che sono una delle cause del riscaldamento globale), la mancata pianificazione razionale dello sfruttamento del territorio italiano è alla base dei disastri ambientali che puntualmente flagellano il Bel Paese. Corsi d’acqua deviati per puri interessi speculativi e senza nessuno studio preventivo delle conseguenze, scarsa o inesistente manutenzione dei canali che fanno defluire le acque, deforestazione selvaggia che favorisce frane e smottamenti, sono solo alcuni degli esempi delle criticità ambientali che affliggono il nostro Paese.

La miopia dei governanti che si sono presi l’impegno di tutelare il nostro territorio, così come le speculazioni edilizie ed ambientali in generale, sono alla base del mancato tempestivo intervento e tutela del nostro patrimonio ambientale e architettonico. Mancano progetti, idee e volontà sia per la salvaguardia del territorio che delle produzioni artistiche che lo abbelliscono. La bellezza, dicevano in passato gli umanisti, è negli occhi di chi guarda. Ma la bellezza, sia naturale che prodotta dall’uomo, è soprattutto segno della civilizzazione di una cultura che vive in armonia con il proprio ambiente. La natura ha impiegato miliardi di anni per creare le condizioni ottimali affinché la vita potesse prosperare in un vero e proprio paradiso terrestre, la civiltà umana migliaia di anni per produrre opere architettoniche ed artistiche sempre più raffinate. L’Uomo contemporaneo sta dissipando entrambe le eredità.