Asili nido in Molise, tra pubblico e privato

Attualità
Termoli martedì 14 gennaio 2020
di Claudio de Luca
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Asilo nido in via Montecarlo
Asilo nido in via Montecarlo © Termolionline.it

CAMPOBASSO. In Italia l'asilo-nido pubblico è garantito ad 1 bambino su 10, ma in Calabria ed in Campania la copertura è pressoché assente. Secondo “Save the children”, si tratta di un ‘deficit’ drammatico da cui emerge che i bambini in condizione di aderirvi hanno risposto in maniera appropriata a circa il 47% dei quesiti proposti a fronte del 41,6% di quelli che hanno frequentato servizi integrativi o sono andati in anticipo alla scuola dell’infanzia o sono rimasti a casa. La differenza si fa ancor più marcata per chi provenga da famiglie svantaggiate. Tra questi ultimi, coloro che sono andati al nido hanno reagito appropriatamente al 44% delle domande contro il 38% di chi non ha frequentato. Gli attuali asili-nido (e scuole per l'infanzia) risalgono al sec. XVIII. In Italia, il primo fu fondato a Milano il 17 giugno 1850.

Grazie a questo intervento (ed ai successivi), nel 1868 verrà abolita la ‘Ruota degli esposti’, dove i bambini venivano abbandonati. Il regime fascista istituisce nel 1925 l' “Opera nazionale maternità ed infanzia” per sostenere le madri bisognose ed indigenti e promuovere la diffusione di conoscenze scientifiche riguardo alla puericultura, diffondendo la creazione di tali strutture nelle fabbriche in cui lavorano più di 50 donne. La legge che istituisce gli asili-nido è la n. 1044/1971; ne nacque una istituzione di carattere assistenziale ed educativo derivante da esigenze della società moderna: la madre, pur avendo il diritto di usufruire di periodi di assenza dal lavoro per il primo anno di vita del bambino, ha spesso difficoltà a provvedere all'assistenza del piccolo; qui si inserisce il nido, che le viene in aiuto accogliendo minori dai tre mesi ai 3 anni di età.

Una famiglia media italiana, con un bimbo al nido, spende 303 euro al mese. La retta più alta è quella del Trentino-Alto Adige (472 € in media), quella più bassa viene praticata in Molise (169 €). Le regioni settentrionali si caratterizzano per una spesa media a famiglia più elevata, ma in decremento rispetto all’anno precedente; stabile la spesa al Centro e in aumento invece nelle regioni meridionali (+5,1%). Questi i dati dell’Osservatorio prezzi e tariffe di ‘Cittadinanzattiva’. Sono 11.017 i nidi in Italia, di cui 6.767 privati e 4.250 pubblici; i posti disponibili ammontano a 320.296, distribuiti fra 153.316, gestiti da privati, e 166.980 pubblici. Notevoli le differenze: più forte la prevalenza di posti nei nidi pubblici in Basilicata, Emilia-Romagna, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana, Trentino-Alto Adige; più o meno equilibrata nelle altre regioni. I posti nei servizi educativi rivolti alla prima infanzia coprono in regione (dati Eucoop) solo il 21,5% dei potenziali utenti, con una spesa pro-capite dei comuni molisani pari ad euro 324.

Si investe meno solo in Basilicata, Puglia, Campania e Calabria. Negli ultimi tre anni poi si è assistito ad una vera e propria stangata sulle famiglie con un balzo del 27% della spesa per mandare i figli all’asilo con una copertura del servizio che rimane ampiamente insufficiente e sotto la media europea.

L’asilo è un servizio essenziale per conciliare vita familiare e lavoro. Ogni anno - fra gli oltre 49mila mamme e papà che lasciano il proprio posto di lavoro - il 36% lo fa per l’incompatibilità fra impegni professionali ed esigenze di cura dei figli; il 27% per l’assenza di parenti di supporto e il 9% per l’elevata incidenza dei costi di assistenza. In 7 casi su 10 sono le mamme a dire addio al lavoro, mentre il resto è rappresentato dai papà che, però, fanno registrare un ‘trend’ in crescita costante.

Una situazione che sempre più spesso porta il ‘welfare’ privato ad integrare quello pubblico grazie ad accordi aziendali in cui ai primi 4 posti dei servizi più richiesti ci sono proprio quelli che riguardano la scuola e l’istruzione dei figli (79%), la salute (78%), l’assistenza (78%) e la previdenza (77%). Per rispondere a queste domande, oltre ai servizi tradizionali pubblici e privati (che rappresentano l’80% dell’offerta), stanno crescendo offerte alternative come gli asili aziendali per i figli dei dipendenti con il 2% del totale o i mini-nido con “tate” che seguono piccoli gruppi di bambini in grandi appartamenti (attrezzati), pari all’1%, e diffusi soprattutto nelle grandi città ed a livello regionale in Trentino-Alto Adige.

Claudio de Luca