I bambini unica vera risorsa per reggere le edicole

Attualità
Termoli venerdì 14 febbraio 2020
di Claudio de Luca
Edicole in crisi
Edicole in crisi © Urban Post

MOLISE. Anche in Molise la gente si informa per lo più gratuitamente (e quasi sempre ‘online’); ed il destino dell’informazione cartacea sembra segnato irreversibilmente. Nel 2001 in Italia c’erano più di 36 mila edicole che, nel 2017, sono diventate 15.876. Secondo la Fieg, oggi ne sarebbero rimaste 11mila. La conseguenza è quella per cui le vendite dei quotidiani sono transitate dai 6 milioni e 800mila copie al giorno del 1992 al milione ed 800 mila del 2018. Insomma le persone non comprano più le ‘gazzette’ come un tempo.

Una volta avevano tutte lo stesso prezzo, oggi non più. Prima il costo di una copia non poteva cambiare; oggi, con la liberalizzazione, muta continuamente. Per fortuna, ogni giorno, in un’edicola accedono 200 persone che non comprano solo giornali. Si dotano di “Gratta e Vinci”, di biglietti dell’autobus e di ‘gadget’ vari. Chi entra conta dai 45 anni in su, ma poi ci sono i bambini di meno di 7 anni. Praticamente dai 7 ai 45 anni non entra alcuno. Le signore anziane leggono le riviste di ‘gossip’ dove persino le foto sono vecchie di trent’anni. Il venerdì si compra ‘Repubblica’ perché c’è l’inserto con i programmi televisivi (e, quindi, si risparmia). Più di tutte va ‘Gente’, ‘Oggi,’ mentre ‘Eva 3000’ è quasi defunta. Le riviste-porno non funzionano più (c’è internet) ed i bambini comprano le figurine dei calciatori, quelle degli animali, qualche favola, i ‘gadget’ ed i giochi.

Persino ‘Topolino’ vende poco;Tex lo comprano i 70enni, ed oltre; e qualcuno acquista Dylan Dog. Giornali e riviste vendono il 18,70, che però è da tassare. Tutto questo per essere bene presto sul posto di lavoro e per chiudere la sera alle 20. Insomma c’è un calo vertiginoso nella vendita di quotidiani e riviste, al punto che le edicole sono diventate negozietti dove si trova di tutto senza che alcuno di questi cambi di pelle abbia avuto a funzionare. Eppure, se vendi qualcos’altro, non hai più un’edicola; e, se la trasformi, ti vai ad inserire in un altro mercato. Cosicché molti pensano che occorra predisporre dei giornali che abbiano contenuti diversi e che spieghino le cose al cittadino (la strada domani sarà chiusa per lavori, mi toglieranno l’acqua, etc.). Insomma occorrerebbe un giornale-nuovo che ti informi su cosa succederà il giorno dopo e non solo il giorno prima, quando il prodotto è già vecchio di due giorni. Il nuovo giornale dovrebbe fare ricerche e confronti fra le spese che si pagano alle diverse banche e dire quale sia la più conveniente. Se pubblichi questa informazione la gente apprezzerà. Potresti dire: andate a comprare questo prodotto perché costa meno.

Oppure fare un listino e spiegare che Tim e Vodafone costano di più di Iliad, così la gente si abbonerà a quest’ultima. Invece queste notizie non si danno perché i grandi marchi pagano la pubblicità sui giornali e quindi non vengono date.

Nel 2000, ai tempi della lira, con un’edicola, a fine mese si portavano a casa da 1 a 3 milioni, e si guadagnava bene anche in Molise. Oggi, mediamente, l’edicola dà un utile di mille euro al mese, forse anche meno. Sempre a quel tempo questo bene poteva valere anche 100 milioni (anche di più in cittadine più popolose) e costituiva una bella liquidazione per chi decideva di vendere e ritirarsi. Oggi, già se si riesce a venderla, è grasso che cola.

Ma chi vuole lavorare tante ore al giorno per portare a casa 500 o 700 euro? Insomma, da quando l’informazione si è trasferita sul web, diventando gratuita, la crisi della carta ha colpito la stampa grazie anche alla crisi economica ed alla distribuzione. Nell’editoria libraria la distribuzione è concentrata nelle mani di pochi grandi gruppi e questa è una delle cause della chiusure delle stesse librerie. Che ruolo svolge la distribuzione? Ognuna ha i suoi orari; il problema è che, mentre devi risolvere questa cosa, tu stai lavorando: hai un cliente davanti e gli devi dare il resto. Così nel gioco delle consegne e delle rese gli edicolanti vengono imbrogliati o sbagliano; e questo va sempre a loro discapito, assottigliando un margine di guadagno già ridotto all’osso. Un quotidiano oggi conta 35 pagine. Ma chi trova il tempo di sfogliarlo tutto? Di tutte quelle pagine metà contengono pubblicità che rappresentano tutto danaro che entra all’editore assieme alle sovvenzioni.

Di contro all’edicolante restano le copie intonse; e meno male che ci sono i bambini. Sono la vera risorsa.

Claudio de Luca