Ospedali di Larino e Venafro: “Apparecchiature della rianimazione non sono riutilizzabili»

Attualità
giovedì 26 marzo 2020
di Alessandro Corroppoli
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Il Vietri di Larino
Il Vietri di Larino © TermoliOnLine

LARINO. E’ una brutta notizia quella arriva dal Tavolo permanente dell’unità di crisi regionale sull’emergenza Coronavirus. Una brutta notizia per le comunità di Larino e Venafro ma anche per l’intero basso Molise e per quello venafrano: gli ospedali “Vietri” di Larino, e “Santissimo Rosario” di Venafro rimarranno chiusi. Perché? “dai sopralluoghi effettuati risulta che le apparecchiature che un tempo venivano impiegate per la rianimazione non sono inutilizzabili perché incomplete per quel che occorre ad una terapia intensiva nell’ambito delle attuali prescrizioni”. Questo è quanto emerge dal Tavolo permanete sull’emergenza Coronavirus regionale del 17 marzo scorso.fare marcia indietro è del direttore generale dell’Asrem, il dottor Oreste Florenzano, che nella sua relazionevanifica le prese di posizione e gli appelli dei rispettivi sindaci di Larino, Pino Puchetti, e di Venafro, Alfredo Ricci, e degli oltre cento sindaci molisani che avevano invitato chi di dovere, le istituzioni preposte, alla riapertura.

Una inversione ad ‘U’, o quasi, rispetto alla posizione presa solo cinque giorni precedenti, il 12 marzo, quando i componenti del tavolo permanete avevano datol’assenso alla riapertura dei due nosocomi. Uno stop che va controcorrente rispetto alle parole pronunciate mercoledì mattina dal Ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano. Il ministro, ospite della trasmissione‘Agorà’ di Rai3, interrogato in merito alla situazione ospedaliera al Sud ha così risposto: “All’inizio di questa emergenza erano 1700 i posti letto di terapia intensiva. Dobbiamo arrivare a 3500 posti complessivi, oggi siamo a 2500”.Tra i mille posti mancanti, ad oggi, evidentemente non saranno calcolati quelli che potrebbero offrire gli ospedali di Larino e Venafro. “Ne consegue che allo stato non è ipotizzabile pensare di realizzare in quelle strutture due spoke Covid per la mancanza di posti di terapia intensiva, indispensabili ad alcuni malati di quel virus. Condizioni tecnico-scientifiche, invece, garantite negli stabilimenti sanitari di Campobasso, con l’Hub Covid, di Termoli e di Isernia, oltre che in altre strutture private presenti nel territorio regionale” evidenzia Florenzano.

Questi ospedalisono strutture di comunità e hanno quindi una presenza più infermieristica che medica, oltre a non essere dotati di terapia intensiva. “Larino e Venafro al contrario,- ha detto ancora il Direttore Florenzano - sono utilissime per ospitare pazienti che hanno bisogno di cure con livelli assistenziali meno complessi”. Utilizzo che è già in atto, a cominciare dalla gestione del caso di Termoli, “nel quale sono stati spostati in queste strutture, e anche in quella di Agnone, pazienti del San Timoteo per procedere alla sua sanificazione e quindi successiva riapertura. Ove se ne riscontrerà in futuro la necessità tale utilizzo sarà implementato”.

Una docciagelatache spegne i già flebili entusiasmi del 12 marzo proprio in un momento storico nel quale i Governatori di tutte le altre Regioni, e non solo quelli del nord, riaprono e adeguano alle esigenze del momento le strutture sanitarie chiuse e potenziano quelle attive. Il Presidente Giovanni Toti in Liguria, ad esempio, si è attivato per mettere a disposizione navi ospedali, altri ancora programmano di fare tamponi a tutti per isolare gli asintomatici e acquistano le apparecchiature e strumentazione necessaria per fronteggiare il virus.

In sostanza mentre nel resto del Paese si ricorre al criterio della somma urgenza e straordinarietà, cioè senza badare ai vincoli di bilancio e alle regole imposte dal codice degli appalti (grazie alla sospensione a livello europeo del patto di stabilità, lo Stato rimborserà tutte le spese sostenute dalle Regioni per fronteggiare il coronavirus), in Molise, pur nel dramma di questa devastante pandemia, prevale la giustificazione: “abbiamo chiesto al Governo”. In definitiva si ragiona ancora nella logica del decreto Balduzzi e dei vincoli di bilancio.

Alessandro Corroppoli