​Il senatore D’Alfonso, l’emergenza Covid-19 e la riapertura dell’ospedale di Larino

Attualità
giovedì 26 marzo 2020
di Pino D'Erminio
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TERMOLI. Il plurilaureato Luciano D’Alfonso, da Lettomanoppello – esponente della Dc, del Partito Popolare, della Margherita ed attualmente del Pd; ex Presidente della Provincia di Pescara, ex sindaco di Pescara, ex presidente della Regione Abruzzo, attualmente senatore della Repubblica – il 25 marzo ha scritto al Presidente del Consiglio dei Ministri, offrendo la sua disponibilità per risolvere «la preoccupante condizione di incertezza che sta riguardando la Regione Molise, in questa situazione di emergenza» [da covid-19].

Prima di arrivare alle proposte di riorganizzazione – che in effetti riguardano il solo Dipartimento Sanitario di Termoli - il sen. D’Alfonso sente l’esigenza di giustificare il suo interessamento, asserendo che «Il piano di rientro sanitario, impedisce al Presidente della Giunta molisana, la tempestività e la pienezza del potere decisionale ed esecutivo, fondamentali per riuscire a far fronte a situazioni di emergenza, come quella che stiamo vivendo.», mentre «La gravità del contesto molisano, impone l’urgenza di un piano ad hoc, che possa risolvere lo stato di incertezza generale, divenuto ormai improcrastinabile.»

Le due affermazioni preliminari del sen. D’Alfonso sono entrambe infondate. Nonostante il piano di rientro e la presenza dei commissari governativi, il Presidente della Regione Molise dispone di amplissimi poteri sul Servizio Sanitario Regionale (Ssr); infatti, è lui che nomina i vertici dell’Asrem, oltre ad avere sotto diretto controllo la cosiddetta Gestione Sanitaria Accentrata, che gestisce i rapporti con Neuromed e Gemelli (ex Cattolica); egli è inoltre il capo della Protezione Civile regionale. Quanto alla «gravità del contesto molisano», alla data del 24 marzo in Molise si sono rilevati dall’inizio dell’epidemia 73 contagi in totale, che equivalgono a 24 contagi ogni 100.000 residenti: un numero modesto rispetto alla media nazionale alla stessa data di 115 contagi ogni 100.000 residenti, per non parlare dei 305 della Lombardia e dei 208 dell’Emilia-Romagna. Se l’emergenza covid-19 in Molise ha assunto toni drammatici è per la confusione, l’approssimazione e l’incompetenza con cui la Regione Molise l’ha gestita finora, innestate su un SSR devastato da anni ed anni di tagli e di sprechi.

La chiusura totale dell’ospedale di Termoli – conseguente alla scoperta che due medici ed un infermiere erano positivi – è durata ben due settimane, dal 5 al 18 marzo, e la “riapertura” tanto sbandierata è solo parziale, in quanto ricoveri, interventi e ambulatori sono fortemente filtrati e in molti casi dirottati su Campobasso o su Vasto.

Ma veniamo alle proposte: «L’ospedale di Termoli […] sarebbe idoneo a dedicarsi esclusivamente a pazienti Covid-19, mentre il nosocomio di Larino, distante circa 15 km da Termoli, potrebbe essere dedicato alle altre prestazioni.» [… se] «questa soluzione dovesse prospettarsi eccessivamente onerosa o difficilmente realizzabile», si potrebbe fare anche alla rovescia (Larino specializzato covid-19 e Termoli per le altre patologie). A sostegno della proposta anfidroma, è allegata una “scheda tecnica” del sindaco di Larino.

La proposta principale di costituire a Larino un ospedale di base, tendenzialmente permanente, ed a Termoli un ospedale specializzato covid-19, evidentemente da “riqualificare” a fine epidemia - antieconomica nei tempi e nei costi - ingenera il dubbio che l’emergenza covid-19 sia un mero pretesto per promuovere la riapertura dell’ospedale di base a Larino. La proposta subordinata, che rovescia i ruoli tra Larino e Termoli – più rapida ed economica da realizzare – è appunto l’esatto contrario della principale. Come fa il sen. D’Alfonso a promuovere una soluzione e, sia pure in subordine, il suo esatto contrario? Un’ultima domanda. Se il Presidente Toma ha le ali tarpate, come sostiene il sen. D’Alfonso, grazie a quali poteri maggiori e speciali egli si propone come risolutore dell’emergenza covid-19 nel Molise?