Gli imbecilli al tempo di Covid-19

Attualità
domenica 05 aprile 2020
di Luigi De Gregorio
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Gli imbecilli al tempo di Covid-19
Gli imbecilli al tempo di Covid-19 © Vastoweb

TERMOLI. Quando avevo sette anni ero a Rotello, neve tanta e alta. Che, dopo alcuni giorni, inizia a sciogliersi e da essa emergono dei prodotti corporali. Come oggi spuntano gli imbecilli in libera circolazione nel pieno isolamento sociale dovuto al Covid 19. Ragazzi che giocano a pallone estangati con 400 Euro di multa a testa, amici al bar a bere birramultati e chiusura attività, 4 pescatori sorpresi con la canna in mano alla foce del Biferno.

Codesti soggetti, nonostante le tre settimane già trascorse, in cui tutti i media a qualsiasi ora, avessero continuamente ripetuto di stare in casa, come funghi spuntano fuori dalla segregazione di molti, non perdendo l’occasione di mostrare la loro bandiera di riferimento: l’imbecillità pura.

Ovviamente quelli, sopra riportati, sono solo alcuni esempi della nostra regione, mentre altri numerosissimi li ritroviamo a livello nazionale. Comunque essi (gli imbecilli) abbondano non solo ora, in questa tragedia del Coronavirus, ma in ogni periodo della storia umana.

A conferma un aneddoto molto noto. Il generale De Gaulle protagonista della resistenza francese fu eletto, al termine della seconda guerra mondiale, presidente della Repubblica. Un suo stretto collaboratore gli dice Mon general, ora che siamo al potere bisogna eliminare tutti gli

imbecilli. E il generale rispose Mon ami, il tuo programma è troppo ambizioso.

Inoltre, a riprova della numerosità della categoria, vi è da parte di tutti noi un’esperienza quotidiana diretta che ha generato, senza possibilità di identificarne l’autore, la nota battuta la madre degli imbecilli è sempre incinta.

Circa il significato di imbecille potremmo vedere alcune definizioni riportate nei dizionari che si differenziano a volte anche con sfumature rilevanti. Ma tutte danno un’unica percezione comune: nessuno vuole passare per imbecille e tanto meno essere tacciato come un imbecille.

Insomma ad una persona gli si può dire: stupido, poco intelligente, ritardato, che ha gli occhi ricoperti di prosciutto, e perfino che non collega il cervello alla bocca.

Tutte attribuzioni che non sono certo un complimento, ma per quanto gravi, spesso ci si passa sopra. Ma “imbecille!” ha un suono e un fascino negativo che viene vissuto malissimo da qualsiasi destinatario. Come dire, è una parola di successo: ferisce il ricevente secondo le intenzioni del mittente che la seleziona appositamente.

Premesso quanto sopra,data l’efficacia sorprendente di un appellativo così velenoso, perché non utilizzarlo nei casi in cuipotrebbe essere di pubblica utilità?

L’invito a non fumare, trasmesso attraverso la scritta il fumo uccide sul pacchetto delle sigarette, contribuisce ad allungare le vite delle persone, ma non è dato sapere di quanto con esattezza. Ciononostante, se a molti fumatori determinati nel loro vizio, viene detto “ma non leggi sul pacchetto il fumo provoca cancro ai polmoni” la risposta più o meno esplicita è me ne frego. Che nasconde dietro di sé il senso della sfida, il piacere della disobbedienza, l’andare controcorrente, la manifestazione di anarchia, la voglia di singolarità rispetto alla corrente esortativa della società.

A questo punto sul pacchetto delle sigarette si potrebbe scrivere chi fuma è un imbecille (semplice provocazione, ndr). E poiché nessuno vuole passare per tale, è presumibile che il cambio della comunicazione possa dare frutti migliori rispetto alla pur cruda attuale presentazione del rischio di morte.

Ammesso che quanto sopra abbia validità nell’area sigaretta-fumo-cancro perché non dovrebbe valere anche nell’attuale situazione di pandemia universale? E quindi l’invito soft di rimanere in casa lo si può oppure lo si deve completare con imbecillechi non resta in casa (a parte le eccezioni di reale necessità).

Ma c’è un ulteriore considerazione. Chi decide di continuare a fumare, qualunque sia il messaggio salvifico, lo fa procurando un danno a sé stesso (a parte l’incremento dei costi sociali) e lo fa nel pieno della sua libertà individuale.

Chi decide di utilizzare la furbizia facendo la passeggiata, jogging, bici, in pieno clima di pandemia, mette a rischio anche la vita degli altri.

Allora, in questo caso, all’aureola di imbecillità, occorre aggiungere quella della criminalità. E lo slogan diventerebbe criminale imbecille chi non resta a casa.

LuigiDe Gregorio