Quando prenotare una visita specialistica diventa una triste odissea, lo sfogo

Attualità
sabato 23 maggio 2020
di La Redazione
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Il distretto Asrem di Termoli
Il distretto Asrem di Termoli © TermoliOnLine

TERMOLI. A volte, prenotare una visita specialistica nella sanità pubblica prelude a esperienze tutt’altro che edificanti.

E’ quanto ha inteso raccontarci il dottor Matteo Cilla, che da dipendente in pensione dell’Asrem, e già impegnato in politica e nei consessi elettivi, per chi lo non lo ricordasse, ha dovuto subire un rimpallo assurdo nel corso del suo ultimo contatto con gli uffici del distretto, a Termoli.

«Egregio direttore, conoscendo la sua sensibilità verso i problemi della nostra sanità, le invio questa lettera aperta per informarla della “disavventura” che ho vissuto questa mattina, per prenotare una visita ambulatoriale urgente. Quando il Covid-19 serve a mascherare disfunzioni e generare caos. Ospedale di Termoli, sede di via Molinello, sportello Cup. Ho una ricetta, con prescrizione di visita oculistica urgente (da effettuarsi entro 10 giorni). Martedì scorso, in tarda mattinata, cerco di avere una prenotazione e mi viene detto che forse il medico di turno poteva visitarmi subito. Riferisco che ho un impegno e che il giorno dopo, oggi, sarei ripassato. Oggi nuova fila al Cup, attesa, e poi mi viene detto che devo prima passare nell’ambulatorio di oculistica, dove il medico di turno deve apporre un timbro sull’impegnativa e indicare la data in cui è possibile visitarmi, poi tornare allo sportello per conferma data e autorizzazione. Mi reco presso l’ambulatorio (ore 11.30) e lo trovo chiuso a chiave. Un cartello sulla porta indica l’orario di visita: 8.30 – 12.30.

Mi reco presso la segreteria per avere informazioni. Risposta: “Il medico è in servizio; forse è momentaneamente fuori stanza; attenda, tra poco passo a verificare”. Attendo pazientemente per circa 15 min. e poi torno in segreteria. Chiedo ancora lumi e un’altra infermiera mi dice: “Da oggi le prenotazioni urgenti sono sospese”. Provo a replicare: “Allora?”. Risposta: “Lunedì si rechi nuovamente allo sportello Cup e faccia la prenotazione”. Qualcosa non quadra: lunedì prossimo (dopo l’ovvia fila) che tipo di prenotazione avrò: ordinaria, urgente, ci sarà lo specialista… Decido di chiedere del dirigente medico, che conosco bene; sta nel suo ufficio; gli espongo rapidamente il problema e, ancora più rapidamente, mi conferma quando detto dall’infermiera: “Le urgenze sono sospese, per la prenotazione tornare lunedì”.

Provo a dire che allo sportello nulla sanno; in cambio ricevo un’indifferente alzata di spalle. Non mi arrendo. Armato di santa pazienza, torno allo sportello per riferire e trovo il caos: altre due persone si lamentano perché l’ambulatorio di oculistica è chiuso; non sanno però, poverine, che le prenotazioni urgenti sono sospese e dovranno tornare la settimana prossima. A questo punto intervengo e spiego all’addetto alle prenotazioni che avrebbe dovuto avvertirci che erano sospese le urgenze. L’impiegata cade dalle nuvole: non sa niente, non ha ricevuto alcuna comunicazione; anzi, mi chiede chi mi ha informato. Riferisco di aver parlato direttamente col dirigente e lei, premurosa, lo contatta, ricevendone conferma. Seguono momenti di comprensibile nervosismo: l’impiegata si lamenta per il caos e noi pazienti perché lo subiamo. Morale: minaccio una denuncia, perché la mia visita è improcrastinabile e certamente non tornerò la settimana prossima per una improbabile ma certamente lunghissima prenotazione. L’impiegata, forse intimorita per le eventuali conseguenze, mi prende dalle mani l’impegnativa e acconsente a farmi oggi la prenotazione (sic! l’attesa fino a lunedì non è più necessaria). Interpella il computer e questi sputa la sua sentenza: “ la prenotazione è possibile per metà agosto”. Ovviamente non accetto, chiedo la restituzione del foglio e minaccio di sporgere denuncia.

Dall’altra parte del vetro, la povera impiegata – forse anche lei vittima di una disorganizzazione esistente, ma che la situazione coronavirus ha certamente accentuata – mi dice, quasi volesse premiarmi: “Posso darle una prenotazione tra una quindicina di giorni, ma presso l’ambulatorio di Montenero di Bisaccia. Accetta?”. Lascio immaginare la mia risposta. Conclusione: Ho già prenotato una visita oculistica privatamente, per martedì prossimo. Ovviamente pagherò e in giro non dirò del caos che esiste nella sanità termolese; amo troppo la mia città e in questa sanità ho trascorso la mia vita lavorativa. Da pensionato però lasciatemi dire che, forse, hanno ragione quelli che sostengono che “si stava meglio quando si stava peggio”. Ed io aggiungo “senza le diecine di persone che ad ogni angolo dell’ospedale porgono improbabili dispositivi igienizzanti e dirigono un traffico fatto solo di personale volontario, protezione civile, ditte specializzate, ecc.” Preciso che nelle due ore trascorse in ospedale – per NON avere una prenotazione – sono stato, giustamente, sottoposto a screening prima di entrare, ho visto molto personale, tanti cartelli, percorsi obbligatori per mantenere la distanza… ma di pazienti da tenere a distanza c’erano veramente pochi. Quindi, forse, con un poco di buonsenso e organizzazione i pazienti (che sono quei cittadini sempre invitati a tenere sani comportamenti) non sarebbero costretti a pagare visite private. A chi chiederò i danni?»