​Covid-19, "castello di sabbia" smontato da Zangrillo: «Clinicamente non esiste più»

Attualità
domenica 31 maggio 2020
di Valentina Cocco
​Covid-19, castello di sabbia smontato dal primario Zangrillo: «Clinicamente non esiste più»
​Covid-19, castello di sabbia smontato dal primario Zangrillo: «Clinicamente non esiste più» © Sostenitori.info

TERMOLI. Quando il Covid-19 ha iniziato a prendere piede nella nostra nazione, costringendoci a fermarci, non sapevamo come combattere: non avevamo i mezzi, né i posti letti, tantomeno qualcuno che ci dicesse cosa fosse e come batterlo. Dal giorno 8 marzo in poi, un via vai di medici ed esperti sono giunti in Italia, una delle prime nazioni europee ad essere colpite dalla pandemia: Cina, Russia, Albania, solo per citarne alcune. Tutti pronti ad aiutarci, ma senza averne i mezzi giusti.

Virologi, o presunti tali, si sono susseguiti nelle trasmissioni tv, facendo di tutto pur di riscaldare le poltrone di rinomati show dedicati all’emergenza sanitaria, con il solo scopo di apparire e non di informare. E così tra chi diceva di assumere vitamina C, chi di restare al caldo così da ucciderlo e chi consigliava di combattere il coronavirus con gargarismi di collutorio, spesso senza uno straccio di prova scientifica in mano, si è innescato uno dei peggiori sistemi di cui la popolazione avesse bisogno, in un delicato momento in cui gli equilibri precari della vita erano legati alla necessità di avere informazioni veritiere: il terrorismo mediatico.

Come le favolette che raccontiamo ai bambini quando non ascoltano, inventandoci un fantomatico lupo nero pronto a stanarli e mangiarli in un sol boccone, ma altrettanto domabile nel momento in cui si rispettano gli ordini, anche il Covid-19 ha dato adito ai ‘venditori di aria fritta’ in cerca di quel famoso quarto d’ora di celebrità tanto sbandierato dall’eccentrico Andy Warhol. Anche oggi, dove il numero di contagi è calato drasticamente, almeno a leggere i dati della Protezione Civile, il virus monopolizza l’opinione pubblica ed il Mondo, con minacce di una nuova e tremenda pandemia che ci colpirà tra giugno (ma non moriva con il caldo?) e novembre, ma con meno forza perché d’inverno, si sa, siamo tutti più deboli.

Eppure c’è chi, senza avere una sfera di cristallo, ha deciso di fare una mossa azzardata, in controtendenza rispetto a tutti gli altri, rassicurando la popolazione sull’effettiva forza virale del Covid-19: si tratta di Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva e primario al San Raffaele di Milano. Ospite della trasmissione di Raitre “Mezz’ora in più”, il medico ha chiarito la situazione: «Mi viene veramente da ridere – si legge su Il Corriere della Sera - Oggi è il 31 di maggio e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese/inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più».

Per il primario, dunque, il virus avrebbe perso la sua carica virale rispetto ad un paio di mesi fa. E non sono solo chiacchiere, ma dietro ci sarebbero dei numeri, centinaia di tamponi eseguiti negli ultimi giorni ed esimi virologi italiani ed americani, che confermano l’ipotesi: «Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l'hanno fatta non si può continuare a portare l'attenzione, anche in modo ridicolo, dando la parola non ai clinici, non ai virologi veri, cioè a chi si auto-proclamano professori: il virus dal punto di vista clinico non esiste più», si legge ancora sul quotidiano nazionale.

Zangrillo, forte della sua posizione e dei suoi studi, se la prende con chi avrebbe «sciorinato numeri con valenza zero», citando fra questi enunciatori matematici Borrelli (capo della Protezione Civile) e Brusaferro (Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità), rei, a suo dire, di aver «portato a bloccare l’Italia» ed aver alimentato una spirale di paura da cui difficilmente ci si potrà riprendere: «Terrorizzare il paese è qualcosa di cui qualcuno si deve assumere le responsabilità perché i nostri pronto soccorso e i nostri reparti di terapia intensiva sono vuoti e perché la Mers e la Sars, le due precedenti epidemie, sono scomparse per sempre e quindi è auspicabile che capiti anche per la terza epidemia da coronavirus. Dovremo stare attentissimi, prepararci ma non ucciderci da soli», conclude il Corriere della Sera.