Frana di Petacciato, 41 milioni di euro e poi? Il Comitato torna all'assalto

Attualità
mercoledì 01 luglio 2020
di La Redazione
La frana a Petacciato
La frana a Petacciato © Termolionline.it

PETACCIATO. Torna alla ribalta post-Covid il comitato Frana di Petacciato, col presidente Domenico Staniscia. Sui 41 milioni di euro stanziati, «Al momento attuale ci sono solo due ipotesi concrete, cioè due progetti sulla frana :

Il primo finalizzato alla salvaguardia ed alla messa in sicurezza di tutto il territorio in frana ;

Il secondo finalizzato alla disintegrazione irreversibile del territorio dal punto di vista ambientale e paesaggistico.

Il progetto di salvaguardia del territorio è e resta quello messo a punto dalla Commissione Tecnico Scientifica (C.T.S.) nel 2002 a seguito di indagini, prove e studi condotti sul territorio nel corso di cinque anni.

L’altro è quello fatto approntare dal comune (da “tecnici amici”) nel giro di poco tempo e presentato sulla cosiddetta “Piattaforma RenDiS” per essere ammesso a finanziamento.

Naturalmente previa “scomparsa” (dal comune) del progetto messo a punto dalla C.T.S. di cui sopra.

Per capirci bene è necessario procedere con ordine e riepilogare (repetita iuvant) alcune vicende, peraltro già note, della ormai famosa e/o famigerata Frana di Petacciato.

Non fosse altro che per lasciare ulteriore testimonianza scritta fondata su citazioni di atti e documenti.

Atti e documenti raccolti e posseduti dal sottoscritto che sono stati più volte “offerti” all’attenzione della cittadinanza che però, fino ad oggi, non ha dimostrato interesse nel cercare di capire l’importanza fondamentale, sotto molteplici punti di vista, che la questione riveste per il futuro di questo comune.

Gli atti e i documenti svariano dalle principali pubblicazioni scientifiche sulla frana di Petacciato, a quelle riguardanti eventi franosi molto simili a quella in questione avvenuti in altri luoghi (es. Ancona) e risolte positivamente anche con l’apporto diretto di studiosi facenti parte della C.T.S.

Nella documentazione sono compresi gli atti, per intero, relativi ai due progetti di cui sopra.

Il problema della frana era rimasto fermo, causa emergenza Covid, alla interrogazione scritta formulata dalla consigliera regionale Micaela Fanelli, cui il Presidente della Regione Molise, in data 07.02.2020, rispondeva con il documento riportato al Protocollo di partenza N. 22924/2020 .

Di tale documento riporto il seguente prospetto-stralcio virgolettato in quanto riprodotto integralmente :

“Il finanziamento complessivo ottenuto è frutto di una persistente interlocuzione del Commissario al Dissesto – Presidente, con il Ministero dell’Ambiente e con il Dipartimento della Presidenza del Consiglio, vale poco più di 40 milioni di euro in parte a valere sul Piano Operativo Ambiente ed in parte a valere sul Patto per il sud Molise, secondo il seguente piano finanziario: Dunque per la messa in sicurezza del territorio in frana del comune di Petacciato sarebbe teoricamente disponibile la somma indicata in neretto che supera di parecchio la somma di 34 milioni di euro.

A meno che, a pensar male si fa peccato ma… ecc. ecc…, i sei milioni e passa di differenza non siano da considerare somme da ripartire tra “tecnici” ed “esperti” vari, di varia natura ed estrazione, e quindi non spendibili per lavori di salvaguardia del territorio di Petacciato.

Ciò detto dobbiamo parlare del progetto messo a punto dal comune di Petacciato nel 2015 e presentato sulla Piattaforma RenDiS per essere ammesso a finanziamento.

Conoscendo ormai abbastanza bene gran parte della mole di studi effettuata, nel tempo, sulla frana di Petacciato, posso affermare senza tema di smentita che, ignorando ogni studio scientifico, in assenza di qualsivoglia studio ed analisi condotta direttamente sul territorio, volando di fantasia e basando il proprio lavoro su falsi presupposti, su analisi sballate e conclusioni assurde, su manipolazione di dati reali, errori sesquipedali ed affermazioni perfino umoristiche più che scientifiche, da parte dei “tecnici amici” è stato approntato un progetto che, lungi dal salvaguardare il territorio dalla frana, si applica, viceversa, alla totale distruzione ambientale, storica e paesaggistica del territorio sottoposto alla “cura” proposta.

Non mi è possibile sintetizzare né illustrare in poche righe questo sciocchezzaio né spiegare i “salti mortali” e le “furbate” utilizzate per accedere ai finanziamenti con questo progetto, dichiarando però la mia disponibilità a farlo in qualunque luogo ed in qualunque momento alla presenza di qualsivoglia interlocutore.

Naturalmente qualcuno potrà dire che tutto sommato dei finanziamenti sono arrivati e quindi “alleluia”!

Ma se veramente si voleva perseguire l’obiettivo della salvaguardia del territorio perché non presentare per l’ammissione a finanziamento il progetto vero, quello che veramente tutela e mette in sicurezza il territorio, quello messo a punto dalla famosa C.T.S. dopo tutti quegli anni di studi ecc…, da parte di esperti veri e cattedratici di chiara fama anziché affidarsi all’opera di “tecnici amici” dalla discutibile competenza ed esperienza nel settore?

E perché dagli uffici comunali ad un certo punto “scompaiono” opportunamente non solo i progetti ma anche gli studi prodotti in cinque anni dalla C.T.S.?

Sembra incredibile ma detti studi non vengono mai citati nel “lavoro”dei “tecnici amici”.

Del progetto presentato dal comune di Petacciato sulla Piattaforma RenDiS nel 2015 venni a conoscenza del tutto casualmenteagli inizi del mese di marzo del 2017.

Vidi in un ufficio un faldone con una intestazione riferentesi alla frana di Petacciato e, convinto che, finalmente, il comune si fosse deciso a dare attuazione al progetto della C.T.S. ,che da quindici anni era stato notificato, chiesi di poter darvi un’occhiata e scoprii che non di “quel” progetto si trattava, ma di un altro progetto, quello, appunto, dei “tecnici amici”. Ai tecnici ed al sindaco, presenti in quella sede, mostrai una pennetta con il progetto e gli studi della frana della C.T.S. chiedendo come mai il comune non avesse candidato il progetto vero al posto di uno totalmente inventato, privo di qualsivoglia supporto scientifico e di conoscenza del problema.

La risposta del sindaco fu che gli studi e i progetti della C.T.S. erano andati smarriti, non si trovavano e che non risultavano presenti neppure in Regione.

Lì per lì dovetti prendere per buona la risposta non potendola smentire. Il progetto che era stato da me visionato si riferiva ad un solo lotto ed era quindi incompleto ed inoltre non avevo avuto modo di esaminarlo con la necessaria attenzione. Sono abituato a ragionare sui fatti e sugli atti e quindi pur restando scettico sulla risposta non potevo avere certezza che si stesse mentendo. A dicembre del 2019, acquisito il progetto completo fornitomi dal consigliere regionale V. F., con tutti gli atti annessi e connessi, fui certo che l’allora sindaco mi aveva mentito.

Avendo acquisito abitudine consolidata alla lettura degli atti ed alla memorizzazione dei fatti rilevanti ed avendo discreta conoscenza degli atti, documenti e progetti messi a punto dalla C.T.S. non mi fu difficile notare che interi periodi della relazione tecnica e della relazione geologica del progetto dei “tecnici amici” erano stati copiati (pari pari) dalla relazione generale e dalla relazione geologica del progetto messo a punto dalla C.T.S.

Erano stati copiati interi periodi modificandone però il contesto ed alterandone il senso.

Decisi di andare in fondo alla cosa e scaricai da internet taluni documenti (relazioni geologiche e varie) utilizzati dal comune di Petacciato negli anni precedenti il 2015 per la messa a punto della V.A.S. e della variante al P.R.G.

Nelle bibliografie allegate a queste documentazioni trovai specifica menzione degli studi sulla frana messi a punto dalla C.T.S. Non è vero quindi che tali studi siano andati perduti e che il comune non li possegga.

Il geologo incaricato tra i “tecnici amici” della redazione della “relazione geologica” e, insieme agli altri, del “progetto” sulla frana presentato sulla piattaforma RenDiS è lo stesso geologo che, occupandosi della relazione geologica per la V.A.S. e per la variante al P.R.G., aveva citato nelle bibliografie allegate a questi suoi “lavori” gli studi messi a punto dalla C.T.S., cosa che chiunque può verificare.

Peraltro nei “lavori” portati a termine per la V.A.S. e per la variante al P.R.G. erano presenti gli stessi periodi tratti (pari pari) dalla documentazione della C.T.S. e successivamente riportati (pari pari) nelle relazioni del progetto RenDiS, manipolandone però il significato ed alterandone le conclusioni.

Il geologo “amico” aveva quindi avuto modo di conoscere, utilizzare ed attingere agli studi C.T.S. dichiarati successivamente “scomparsi”.

Le citazioni di tali studi, che costituivano il fiore all’occhiello delle bibliografie a supporto della V.A.S. e della variante al P.R.G., sono quindi opportunamente “scomparse” nella bibliografia allegata allo “studio” della frana portato a termine dai “tecnici amici”.

A seguito di tali “scoperte”, sono personalmente intervenuto più volte presso tutti i politici, nazionali e regionali, che ho avuto modo di contattare affinchè, prima di dare seguito all’attuazione di un progetto non solo inutile ma addirittura distruttivo del territorio e dell’ambiente, si riprendesse in esame l’unico progetto vero redatto sulla base di analisi, studi, presupposti scientifici e competenze vere mettendo, peraltro tali studi a disposizione di quanti volessero esaminarli.

Per la salvaguardia del territorio è necessario infatti riprendere gli studi ed i progetti della C.T.S., aggiornarli se e dove necessario, renderli esecutivi e soprattutto, realizzarli.

Senza ulteriori perdite di tempo e spreco di denaro.

Ribadisco la mia disponibilità ad illustrare in qualunque modo ed a chiunque lo voglia la questione della frana mettendo a disposizione di quanti siano interessati atti, studi e progetti e ad affrontare qualsivoglia questione relativa alla frana di Petacciato.

Al momento attuale, benchè il progetto dei “tecnici amici” sia stato, a quanto risulta, accantonato dalla Regione proprio a seguito degli interventi di alcuni consiglieri regionali da me sensibilizzati su queste vicende, resta ancora il rischio che chi di competenza, anziché riprendere il progetto vero della C.T.S. pensi di iniziarne magari un altro ricominciando tutto daccapo. Il timore è giustificato da quanto segue.

Nella risposta del Presidente della Regione Molise, in data 07.02.2020, all’interrogazione della consigliera regionale M. F., si legge ancora :

“Il Commissario per il dissesto, nel corso di questi confronti, ha maturato il convincimento che la scelta tecnica progettuale, definitiva, degli interventi, debba derivare da un confronto competitivo attraverso una gara di progettazione che possa attivare le migliori competenze e conoscenze nazionali ed internazionali, al fine di tentare di dare al fenomeno erosivo una risoluzione significativa se non definitiva. Con questa strategia, ai sensi della Delibera Cipe 64/2019, è stato richiesto, nell’ambito delle Azioni di Sistema, l’intervento di Invitalia , attraverso la propria Centrale di Committenza, per un percorso di affidamento il più rapido e qualificato possibile. Il progetto preliminare, posto a base della richiesta di finanziamento, presentato dal Comune di Petacciato nel 2016 e caricato su RenDiS, prima dell’insediamento del Commissariamento Toma non rappresenta un’opzione vincolante sulle scelte progettuali definitiveche deriveranno direttamente dalle migliori offerte tecniche presentate, auspicabilmente basate su ricerche storiche e scientifiche complete e su definizioni tecniche avanzate.”

In pratica il Presidente- Commissario ignora che sulla frana di Petacciato, dal punto di vista scientifico è stato detto tutto e che chi la frana l’ha veramente studiata per anni ha avuto modo di indicarne anche i rimedi definitivi e, soprattutto, che nessuno studioso vero della frana oserebbe definirla “fenomeno erosivo”.

Siamo quindi lontani ancora anni luce dalla comprensione dei caratteri e della gravità del fenomeno.

Inoltre, va di nuovo rimarcato che sulla frana di Petacciato si sono già applicate ed attivate “ le migliori competenze e conoscenze nazionali ” per un intero lustro. Quanti dovrebbero “riapplicarsi” sulla frana dovrebbero perlomeno ripercorrere lo stesso itinerario seguito dalla C.T.S. e quindi, se persone serie e competenti, dovrebbero ripetere le stesse indagini, le stesse analisi e fornire, alla fine del lungo periodo di analisi e di studi (si presume almeno qualche anno) le loro conclusioni progettuali da confrontare poi con quelle già esistenti. Ci troveremmo quindi a pagare, di nuovo, quello che è stato già pagato e, magari, a soluzioni progettuali del tutto simili a quelle già già proposte dalla C.T.S.

Produrre progettazioni senza i necessari presupposti scientifici non è infatti cosa seria. Il progetto deve essere conseguente all’analisi. Come un tempo si insegnava in certe facoltà di Architettura (purtroppo in poche) : analisi e progetto perseguono il medesimo fine conoscitivo. Il progetto potrà anche contraddire l’analisi ma un progetto senza analisi è pura invenzione, è cosa inutile e spesso, come nel nostro caso, pure pericolosa perché se si attivano interventi sbagliati si rischia di favorire il fenomeno anziché eliminarlo. E se ora si buttano via i soldi non ci saranno altre possibilità di averne altri in futuro per fermare la frana.

E’ quindi necessario riprendere il discorso sulla frana facendo sentire la voce di questa comunità e pretendendo che questa voce, cioè quella di chi la frana la vive ogni giorno sulla propria pelle, venga ascoltata nelle alte sfere.

Non bisogna permettere che su una calamità naturale di questa portata e dimensioni, provvista di enormi potenzialità distruttive, si attivino appetiti degni di quei personaggi che alle 3.32 del 6 aprile 2009 vennero registrati mentre ridevano dentro il letto».