Turisti “abbandonati” sotto al sole in attesa dei traghetti soccorsi dai privati

Costretti ad abbrustolirsi in piedi sotto il sole e senza possibilità di andare in bagno vista la totale assenza di bagni chimici. È così che si consuma l’attesa dei turisti diretti alle Tremiti, soccorsi dai privati

Attualità
domenica 02 agosto 2020
di Valentina Cocco
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Turisti “abbandonati” sotto al sole in attesa dei traghetti soccorsi dai privati
Turisti “abbandonati” sotto al sole in attesa dei traghetti soccorsi dai privati © TermoliOnLine

TERMOLI. Oggi è la prima domenica di agosto: il sole alto nel cielo e le temperature altissime, unite all’afa mattutina, rendono la città un vero inferno di calore. Mentre le famiglie ed i giovani si riuniscono in spiaggia, prendendo d’assalto i due lungomari alla ricerca di un po’ di refrigerio nelle calme acque termolesi, centinaia di turisti affollano il porto in attesa di poter partire per le Isole Tremiti.

Valigie alla mano, grossi cappelli per ripararsi dal sole e biglietti in tasca, in migliaia affrontano la prova più dura: dopo aver acquistato con largo anticipo il biglietto, per paura di non riuscire ad imbarcarsi a causa dei posti limitati sui traghetti in seguito alle normative per evitare la diffusione del Covid-19, stazionano in piedi o seduti alla meglio sulle valigie, dinanzi allo scalo termolese, sull’asfalto ormai rovente, in attesa che la nave giunga ed apra le porte.

Abbrustoliti sotto il sole, senza possibilità di sedersi vista la carenza di panchine che possano fornire un minimo di ristoro o di pensiline per ripararsi dai raggi solari, costretti a dover trattenere perfino i bisogni fisiologici, i turisti affrontano la lunga mattinata all’insegna dei disservizi. Qualcuno si rivolge all’info point per sapere dove poter trovare un bagno, ma la risposta è sempre la stessa: «Gli unici disponibili sono quelli delle attività». Per fortuna, però, laddove la mano del pubblico è totalmente assente, seppure basterebbe davvero poco per rendere più accogliente il porto, in soccorso dei turisti arrivano i privati, in special modo i gestori dei locali (bar e ristoranti) che, proprio in quel lembo di strada a metà tra il mare e la terraferma, trovano la loro ragion d’essere.

«Facciamo assistenza ai turisti da 25 anni – confessa Carmela Barile, titolare del Fachiro Caffè – Chiamiamo i taxi per loro, forniamo loro indicazioni sui parcheggi o sugli alberghi e possono usare il nostro bagno senza dover consumare nulla». Quello di Carmela è un punto di riferimento per chi giunge in città, che si tratti della prima volta o di un abitudine, ed i tavoli del suo locale sono sempre pieni di persone: «Cerchiamo di far star bene i turisti fornendo loro tutte le informazioni utili. Abbiamo i prezzi contenuti (basti pensare che un caffè costa 1 euro ndr) e ci si può riparare dal sole senza chiedere nulla in cambio», aggiunge.

Malgrado la pandemia abbia messo un freno all’attività di Carmela, costringendola a diminuire i posti a sedere, il suo bar è sempre pieno. Alle 9.30 di domenica 2 agosto, non c’era una sola sedia libera visto che i turisti attendevano il traghetto delle 11: «La gente continua a venire qui – dichiara la titolare - Ho dovuto ridurre i tavoli e mi trovo in difficoltà, sto male per i turisti che non trovano un posto per sedersi. Avere a che fare con loro non è sempre facile, ma se continuano a tornare qui è anche grazie a noi ed alla nostra disponibilità».

E mentre qualcuno telefona ai parenti per avvisarli del loro arrivo, altri si lamentano fra loro delle carenze essenziali che affliggono il porto, ma tutti sono d’accordo sul fatto che la resilienza di Carmela e degli altri titolari delle attività, siano il vero motore che traina l’economia turistica di una città ancora troppo grezza sotto questo aspetto.