Perdere gli amici fa più paura del coronavirus?

Attualità
domenica 20 settembre 2020
di Luigi De Gregorio
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La movida termolese
La movida termolese © Emanuele Bracone

TERMOLI. Non esisterei più per gli amici. Ossia. Se non andassi alla movida, se non andassi in discoteca, se non entrassi nei bar orfani delle regole anti Covid (dove gli amici vanno tranquillamente), se non frequentassi più la palestra, perderei tutti gli amici. E non potrei presentarmi a loro, al termine della pandemia, e salutarli, come se niente fosse: Ciao come va? La risposta - invitoma vedi di andartene a ….. è la più gentile, la più sobria, la più tirchia ed anoressica forma lessicale che potrei aspettarmi.

Insomma seguire tutte le indicazioni di lotta al virus comporta il pericolo di perdere gli amici o essere preso per i fondelli per i successivi dieci anni. E questa è una cosa certa che mettiamo su uno dei due piatti della storica bilancia (capostipite di tutte le successive tra cui quelle elettroniche).

Ora sull’altro piatto. Mettiamo che io mi adegui al gruppo, ossia che io me ne freghidel Covid. In questo caso il rischio di essere beccato da lui c’è, ma è una cosa incerta. Nel senso che la possibilità c’è, ma la probabilità che succeda proprio a me è molto bassa.

Insomma tra la certezza della dimostrazione palese per gli amici che sono un grandissimo fifone e la scarsa probabilità che l’invisibile pericolo si abbatta su di me la logica, con appena un q. b. di coraggio, mi dice: vale la pena di rischiare . E quindi scelgo gli amici.

Suddetto ragionamento fatto da molti giovani ha la sua forza nella logica. Ma ha un difetto. Quello dell’egoismo:al mondo ci sono io, soltanto io ed i miei amici. E degli altri non me ne frega niente.

A quanto sopra si aggiunge un altro difetto che è quello di dimenticare la caratteristica del Covid 19 : a Lui (come ad ogni virus) piace viaggiare da una persona all’altra per tutto il mondo. Gratis, da turista scroccone.

Questa rimozione, da parte da molti, comunque una minoranza dei giovani, di non voler pensare specificatamente al fine ultimo di Covid 19, cioè il viaggio come essenza della vita dal punto di vista del Maledetto, è come se ci si schierassimo dalla sua parte, è come se diventassimo suoi amici.

Allora torniamo ai due piatti della bilancia. Il non combatterlo significa da una parte mantenere i nostri amici di sempre, ma nello stesso tempo aver acquisito un AMICO che ha già fatto milioni di morti in tutto il mondo e che continua a stravolgerela nostra vita. In pratica tenersi gli amici soliti, significaaggiungere tra gli amici un killer mondiale che non desideriamo.

Ora è vero che l’altruismo , il senso di responsabilità sono in affanno, sono in ombra o addirittura in eclissi totale per alcune persone.

Ma, se non genericamente per il mondo e per l’Umanità, allora facciamolo almeno per i nostri cari, madre padre sorelle fratelli figli nipoti: combattiamo l’invisibile nemico e non diventiamo suoi amici.

In fondo ci viene chiesto di usare armi quali : la mascherina,la distanza l’igiene. E non di imbracciare il fucile e andare in guerra. Al fronte.

Luigi De Gregorio