La classe 1972 di Guglionesi in festa

AUGURI sab 06 agosto 2022
Comunità di La Redazione
4min
Classe 1972 Guglionesi ©TermoliOnLine
Classe 1972 Guglionesi ©TermoliOnLine

GUGLIONESI. La classe 1972 di Guglionesi si è riunita oggi per festeggiare il grande traguardo dei 50 anni.

Prima la messa, nella chiesa di San Nicola, celebrata per l'occasione da don Antonio Sabetta, classe anche lui '72.

Una messa nel ricordo di chi non è più con loro ma che vive sempre nei cuori di tutta la classe. Infatti, alla fine della messa, prima della benedizione, Don Antonio ha voluto regalare un suo scritto per i suoi cari compagni.

«Carissimi amici, ci ritroviamo in questo luogo che è tra i più antichi di Guglionesi, a condividere la messa nel giorno in cui tutti insieme ricordiamo e festeggiamo il nostri (primi) 50 anni. Ed è proprio il gesto a cui partecipiamo che ci ricorda una prima cosa da riaffermare in questo giorno. La parola eucarestia, sinonimo di messa, in greco vuol dire “rendere grazie”. Dunque il primo sentimento che dobbiamo avere oggi è quello della gratitudine. Ringraziamo per il dono della vita, ringraziamo Dio (per chi ci crede) che ci ha fatto esistere, ringraziamo i nostri genitori che ci hanno dato la vita, quelli che ancora sono in mezzo a noi e quelli a cui abbiamo dovuto dire addio di recente o anni fa (cambia poco il senso di quello che si prova). Ringraziamo perché oggi ci siamo, sapendo che nella vita non dobbiamo dare nulla per scontato e che ogni volta che ci abituiamo alla vita e a ciò che essa ci offre è come se non vivessimo più o almeno non vivessimo più bene. Sappiamo anche, nella luce della fede, che nessuno si perde, perché non vivere più fisicamente non vuol dire non essere più e perciò oggi in questa cornice possiamo dire che sono con noi anche Gianluigi, Antonietta, Nicola, Adamo e Anna.

La vita è un grande dono e ogni dono, ricevuto e immeritato, porta sempre con sé un compito, una responsabilità. Più la vita ci dà, più ci dobbiamo sentire responsabili verso ciò che riceviamo. Lo ha detto anche il vangelo di oggi: a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto, a chi fu affidato molto, sarà chiesto molto di più. La vita dà ma anche chiede e più dà, più chiede. Non sciupiamo quello che ci dà ma moltiplichiamolo con la forza dell’amore, della dedizione, dell’affezione, della passione.

Ci ritroviamo qui, ognuno portando con sé cinquant’anni di storia. Fermarsi ogni tanto e ripensare a quello che siamo stati e siamo fa bene. La memoria sostiene il presente e ci apre al futuro, e in questo senso i ricordi che si affastellano, la vita che si racconta come un libro aperto, non devono mai diventare rimpianto o disaffezione al presente ma un motivo in più per vivere l’impegno con la realtà nelle circostanze che la vita ci mette davanti. E sappiamo che per quanto, come ci ricorda la sapienza classica, l’uomo sia artefice del suo destino, molte circostanze non le decidiamo noi. A volte la vita ci regala sorprese, emozioni, soddisfazioni inaspettate e immeritate, altre volte ci chiede sacrifici o ci spiattella davanti difficoltà che ne mettono profondamente in questione il senso e la bontà, avvertendo anche loro come inattese ed immeritate (perché a me?). Perciò l’augurio che ci dobbiamo fare è che qualunque cosa la vita ci riservi, qualunque circostanza avremo davanti, la sappiamo vivere bene, cioè sappiamo trarre da ogni cosa il bene per noi e per coloro che amiamo, nella consapevolezza che, come ripete san Paolo “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” e che una vita vissuta secondo la misura senza misura dell’amore surclassa ogni obiezione, sormonta ogni difficoltà, risorge dinanzi ad ogni morte.

Perciò dobbiamo essere bulimici dinanzi alla vita, la dobbiamo vivere succhiandone il midollo (ovviamente senza strozzarsi con l’osso, per continuare con il riferimento cinematografico a L’attimo fuggente), senza mai farci sopraffare dai momenti difficili ma desiderando sempre di più e meglio. Sappiamo quanto sia difficile, perché purtroppo la vita è un dono che riceviamo senza che siano accluse le “istruzioni per l’uso” ma le sfide ci devono appassionare, non impaurire.

Ringraziamo Dio perché ci siamo, chiediamogli l’aiuto necessario per vivere bene le gioie e i dolori, ci insegni l’amore secondo quelle caratteristiche dell’inno alla carità che ci ha indicato san Paolo. Solo l’amore davvero conta nella vita, solo l’amore resta, solo l’amore vince tutto, anche la morte, e in fondo si vive veramente solo se si ama, come potete testimoniare soprattutto voi che siete genitori e in particolare le mamme. Ascoltiamo san Paolo: «Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. […] Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!»

Dopo la messa, i neo 50enni si sono recati al cimitero per rendere omaggio a chi troppo presto ha lasciato questa terra.

La serata è continuata in un noto locale di Termoli.

Buona vita a tutti e buona festa 50enni!

Il meglio deve ancora venire.


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