Lavorare come Oss, dal corso al lavoro in meno di un anno: l’esperienza di Giovanni

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Termoli giovedì 10 ottobre 2019
di La Redazione
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Lavorare come Oss, dal corso al lavoro in meno di un anno: l’esperienza di Giovanni
Lavorare come Oss, dal corso al lavoro in meno di un anno: l’esperienza di Giovanni © Termolionline.it

TERMOLI. Abbiamo incontrato Giovanni, 28 anni di Ururi in provincia di Campobasso, ci ha raccontato la sua esperienza in quanto neo-assunto come Operatore Socio Sanitario presso "Opera Pia Lotteri" di Torino.

Giovanni da quanto hai acquisito l’attestazione come O.S.S.?

Ho frequentato il corso per diventare O.S.S. nel 2019 a Termoli. Prima di iniziare mi sono guardato intorno per capire quali erano le mie possibilità, ci sono tantissimi corsi per O.S.S., però mi sono detto: “se lo devi fare, impegnati”. Ho cercato la scuola che mi fornisse maggiori strumenti di apprendimento (si tratta di Scuola e Lavoro a Termoli ndr), all’inizio ero spaventato, temevo di non farcela, poi, anche grazie alle diverse tipologie di tirocinio, ho acquisito maggiore sicurezza e pazienza.

Perché diverse tipologie di tirocinio?

Lavorare come O.S.S. non significa solo lavorare in ospedale, un O.S.S può lavorare anche in cliniche private di vario genere o come Assistente domiciliare. Io ho avuto modo di lavorare presso un istituto di riabilitazione e presso una clinica privata. Si è trattato di due esperienze molto diverse, che mi hanno aiutato a capire tanto di questo lavoro.

Due diversi tirocini, significa un doppio impegno, in più ci sono le lezioni…

Sì, è vero! Però se tornassi indietro lo rifarei. Non si può risparmiare tempo sulla formazione, bisogna arrivare preparati in reparto. Mi sono confrontato con colleghi tirocinanti, molto meno preparati e soprattutto stremati per il carico di lavoro giornaliero. Il corso che ho scelto mi ha permesso, invece, di organizzarmi al meglio anche con i miei impegni precedenti.

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di iniziare questa carriera?

Di avere pazienza e voglia di aiutare le persone, non solo i pazienti, anche le loro famiglie e qualora queste non ci siano di essere pronti a diventare un punto di riferimento per loro.