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giovedì 3 Aprile 2025
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Diritto alla cura per i senza dimora, un passo avanti per l’inclusione

TERMOLI. La recente approvazione da parte del Senato della legge che garantisce l’assistenza sanitaria alle persone senza dimora rappresenta una svolta significativa per i diritti civili in Italia. Un passo fondamentale che allinea finalmente il diritto alla salute di queste persone ai principi costituzionali, in particolare gli articoli 3 e 32, che sanciscono l’uguaglianza e l’accesso alle cure per tutti. La norma, fortemente voluta da Marco Furfaro del Pd, ha ricevuto il voto unanime in Senato e punta a garantire a oltre 100.000 persone senza fissa dimora la possibilità di iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale, scegliere un medico di base e avere accesso ai livelli essenziali di assistenza. Un diritto che, fino ad oggi, veniva negato a chi aveva perso la residenza, una condizione che spesso coincide con la perdita del tetto.

Il provvedimento prevede una sperimentazione nelle città metropolitane e prevede un fondo da un milione di euro per il 2025 e 2026, destinato a garantire l’accesso alle cure per chi non ha un domicilio fisso. Si tratta di un intervento necessario per colmare un vuoto normativo che non solo contrasta con la Costituzione, ma anche con i principi stessi del Servizio Sanitario Nazionale, che ha l’obiettivo di fornire assistenza sanitaria universale, senza distinzione di condizione sociale.

Sul territorio molisano, l’associazione Città Invisibile di Termoli segue da anni il percorso di assistenza e inclusione per le persone senza dimora. Come sottolineato a Miriam Iacovantuono de “Il Bene Comune”, Roberto De Lena, operatore sociale dell’associazione, il nuovo provvedimento rappresenta una speranza concreta per molti, ma non risolve tutte le problematiche. Il dato ufficiale Istat parla di oltre 96.000 senzatetto in Italia, un numero che è raddoppiato dal 2014, con una crescente emergenza anche in Molise. Tra il 2022 e il 2024, 167 persone hanno attraversato i centri di accoglienza della Città Invisibile, che ha da tempo lanciato un progetto di housing sociale, volto a rispondere al bisogno di casa per le persone senza dimora. Questo progetto coinvolge le principali città del Molise: Termoli, Campobasso e Isernia. Tuttavia, le richieste, purtroppo, sono molte di più di quelle che possono essere soddisfatte.

“Dal nostro punto di vista, l’introduzione di questa legge è fondamentale perché permetterà ad alcune delle persone che incontriamo ogni giorno di vedere riconosciuto un diritto fondamentale come quello alla salute. Un diritto che, troppo spesso, è stato disatteso, contribuendo a un processo di esclusione sociale che nega dignità a chi già vive ai margini”, afferma De Lena.

Ma la legge non copre tutti. Infatti, come evidenziato dallo stesso De Lena, restano escluse le persone migranti irregolari, un’altra fascia vulnerabile della popolazione che rischia di rimanere invisibile, esposta a sfruttamento e discriminazione. Il diritto alla salute non è garantito per chi è privo di residenza anagrafica, un altro elemento di esclusione che deve essere affrontato con urgenza.

Per Roberto De Lena, non basta la legge sulla salute. È fondamentale che i comuni italiani, a partire dal Molise, estendano l’iscrizione anagrafica per le persone senza dimora, creando una “via fittizia” che permetta loro di essere riconosciuti come cittadini a tutti gli effetti, accedendo così a diritti fondamentali come il lavoro e la partecipazione civile. Oggi solo alcuni comuni come Campobasso, Termoli e Larino hanno attuato questa misura, ma è necessario che si faccia di più. “La residenza è la chiave per l’accesso a tutta una serie di diritti costituzionali. È impensabile che chi vive senza casa sia privato anche di questo fondamentale riconoscimento. Per questo, bisogna agire a livello locale per garantire l’iscrizione anagrafica delle persone senza dimora, così come previsto dalla legge nazionale”, afferma De Lena.

L’inclusione sociale, infatti, deve passare non solo attraverso il riconoscimento dei diritti sanitari, ma anche di quelli legati al lavoro e alla casa, due aspetti che sono intimamente connessi. Senza casa, senza lavoro, senza diritti: le persone senza dimora vivono in una condizione di esclusione totale che va affrontata con un cambiamento culturale e politico radicale.

Mentre si compiono passi avanti con la nuova legge, la tragedia avvenuta a Termoli lo scorso anno, ci ricorda la solitudine e il rischio mortale che corrono le persone senza fissa dimora. Il 29 novembre, un uomo senza casa è morto carbonizzato in un incendio scoppiato nel vecchio chiosco bar abbandonato di Pozzo Dolce, zona simbolo della fragilità e del dramma delle persone emarginate. L’incendio, che ha devastato l’area, è stato probabilmente provocato dal tentativo dell’uomo di riscaldarsi accendendo un fuoco. Un gesto disperato, che è costato la vita a un essere umano, rendendo ancora più urgente l’intervento delle istituzioni per garantire accoglienza, salute e sicurezza a chi vive per strada.

La morte del clochard ha scosso la comunità locale e sollevato una riflessione sulle gravi condizioni di vita delle persone senza dimora. In un paese che ora cerca di fare un passo avanti con l’approvazione della legge sull’assistenza sanitaria, questa tragedia evidenzia il profondo divario tra la politica e le reali condizioni di vita di chi è rimasto ai margini. È necessario, come sottolinea De Lena, un radicale cambio di visione che metta al centro delle politiche pubbliche non solo il diritto alla salute, ma anche quello alla casa e alla sicurezza.

Da quel 29 novembre di un anno fa, ogni mese la Città invisibile scende in piazza con una “Luce per…”, proprio per dar voce a Volti, nomi e vissuti, perché le persone senza dimora sono, prima di tutto, persone, portatrici di una storia degna di rispetto e dignità. 

La legge approvata in Senato è sicuramente un passo avanti per l’inclusione sociale delle persone senza dimora. Riconoscere a queste persone il diritto di essere assistite dal Servizio Sanitario Nazionale e di avere un medico di base è un atto di giustizia e di civiltà. Ma questo è solo uno degli aspetti di un problema che riguarda milioni di persone, e che non si risolve con una legge. La tragedia di Pozzo Dolce e la realtà quotidiana delle persone che vivono per strada dimostrano che la strada per la piena inclusione è ancora lunga. È urgente che le istituzioni locali, insieme alle associazioni come la Città Invisibile, continuino a lavorare per garantire diritti fondamentali a chi è stato lasciato indietro.

L’approvazione della legge sulla salute è solo il primo passo di un percorso che deve includere casa, lavoro e dignità per chi, purtroppo, è ancora troppo spesso invisibile agli occhi della società.