Dall'Argentina al Molise: “turismo delle radici” sulla rotta storica di migrazione e speranza

Cultura
giovedì 29 luglio 2021
di Maria Carmela Mugnano
Emigrazione
Emigrazione © podcastitaliano

TERMOLI. Dalla scrittrice termolese Maria Carmela Mugnano un saggio che prende spunto dall’incontro in rete del 24 luglio scorso. Si parla di Sant'Elia a Pianisi, comune cerniera tra basso Molise e Fortore molisani, ma il discorso potrebbe riguardare tutti i nostri paesi che hanno conosciuto da 150 anni a questa parte la migrazione.

«In un giorno di ottobre del 1907  Angela sbarcò   con suo marito Antonio nel porto di Buenos Aires  dopo una lunga e travagliata traversata oceanica che entrambi avevano affrontato  con il dolore nel cuore per la famiglia e gli  affetti che si erano lasciati alle spalle, e tanta amarezza  per il distacco dal paese amato. Sul piroscafo gli stessi sentimenti rimbalzavano  negli occhi di centinaia di persone ammassate ovunque,   dilaniate  nei sentimenti più profondi,  che ormai appartenevano a una vita passata, e dalla necessità di quegli abbandoni. In quella rotta incerta dell'anima, su Angela e Antonio,  giovani sposi, soffiava  però  un vento di speranza che animava  i loro discorsi  quando parlavano della  terra che li avrebbe accolti e delle  occasioni  che  vi avrebbero trovato, una speranza  che li aiutava a sopportare i tanti disagi e  diventava la  visione che li sosteneva nei momenti più duri.

Oltre ad una  sana e fiduciosa  giovinezza, Angela recava con sé poche cose e indumenti, stipati  in una  valigia di cartone  e in una borsa. Ciò che aveva di più importante  l'aveva invece  racchiuso  in una  piccola sacca di tela sul petto, che sua madre Rosina  le aveva cucito all'interno della camiciola con gli occhi pieni  delle  lacrime  amare della  partenza.

In quella sacchetta, come un simbolo,  c’era la lettera  che aveva messo in cammino  il loro futuro. Gliel'avevano inviata  alcuni parenti emigrati anni prima  dal loro stesso paese, Sant'Elia a Pianisi, in Molise, in una località  non molto distante da Buenos Aires, La Plata. Era quella la tappa finale  del loro viaggio.  La lettera  parlava di una concessione di terra che avrebbero potuto ottenere, in un Paese dove di terra ce n’era tanta,  e di un'offerta di  ospitalità ai due giovani dagli stessi parenti che rivolgevano loro l'invito. Non si doveva perdere  quella pietra miliare, ma conservarla per  i  figli e i nipoti,  affinché avessero sempre a mente le loro radici.

Ma il motivo più profondo  per cui Angela aveva bisogno di sentire quella sacchetta di tela a contatto col suo cuore era perché   vi aveva inserito,  a vegliare su quei  progetti, una medaglietta sacra con  l'effigie di sant'Elia profeta, Patrono del suo paese,  che il Parroco che li aveva uniti in matrimonio  aveva messo  nelle mani sue e di Antonio  il giorno stesso della cerimonia in Chiesa  abbracciandoli forte poiché sapeva   che i due giovani sarebbero partiti presto per una terra lontana.

Quella medaglietta non era solo il simbolo di ciò che avevano lasciato e che sarebbe  rimasto per sempre nel loro cuore,  ma rappresentava  quello spirito e quella fede  che erano diventati  una forza viva e  attiva  che, insieme a loro, aveva attraversato  l’oceano e avrebbe continuato ad accompagnarli  in quegli spazi immensi.  E quello  spirito,  espresso dall’immagine  sacra di sant'Elia che aveva alimentato col fuoco le loro speranze, proteggendoli dalle tempeste del viaggio, avrebbe continuato a proteggere, loro e la famiglia che si sarebbero creati, dalle tempeste della vita.   Quel  patrimonio di fede  li avrebbe uniti a quanti avrebbero incontrato con    la stessa devozione nell'anima.

Decine di migliaia di donne e di uomini sono partiti in quegli anni dal  Molise, spesso accompagnati da un’immagine sacra  e, a  distanza di ben oltre un secolo, a La Plata i discendenti dei primi  Santeliani emigrati che hanno instillato nei figli e nipoti l'amore per il territorio,  la fede e  le  tradizioni di origine, hanno dato vita ad una fiorente comunità.

Ed è ai  numerosi membri di questa comunità, e ad altre argentine di origine molisana,  che il 24 luglio scorso, nelle giornate di festeggiamento di sant'Elia, in un incontro in rete  il Prof. Giampaolo Colavita di Sant'Elia a Pianisi, docente  dell’ Unimol e  scrittore, si è rivolto con un’interessante  e puntuale ricognizione storica,  civica, archeologica,  sul suo paese e sul culto del santo Patrono da cui prende il nome.  Il prof. Colavita, molto conosciuto e familiarmente accolto dalla comunità santeliana  di La Plata  in virtù dell’ amore  per questi  studi  e le ricerche condotte,  svolge un importante compito di intermediazione storica, culturale,  e soprattutto umana, con questo territorio argentino, ed è riuscito a dar vita ad una “narrazione" seguita da tutti con l'appassionato interesse di chi vuole scoprire o aggiungere altri tasselli alle proprie radici.

L'evento intitolato “Sant’Elia a Pianisi nel cuore. Frammenti di storia e curiosità” organizzato dal “Centro molisano Sant'Elia La Plata”, è stato introdotto dalla Presidente, prof.ssa Clara Cunsolo , coordinato dal dott. Guillermo Ialea,  e ha visto, oltre ai tanti interessati, la partecipazione del Presidente del Comites di La Plata, Nicolas Rucci, del Console generale d'Italia a La Plata, Filippo Romano, e del Sindaco di Sant’Elia a Pianisi, Biagio Faiella.

Molto vivi e interessanti gli interventi e i commenti  finali che hanno richiamato, con accenti di viva  commozione, il doloroso  viaggio degli emigrati che hanno “ due Paesi, un cuore”, sottolineando “i ricordi che ci hanno accompagnato tutta la vita”  ed esprimendo  il ringraziamento per  “ un giorno speciale  in cui  si possono salutare tutti gli italiani… un modo per restare uniti alla nostra tradizione, al nostro passato.”

Si sono ricordati gli importanti legami con il Molise, rinnovati negli anni da scambi culturali, associativi ed iniziative come “Cammina, Molise!” , approdata con varie edizioni in Argentina.

In particolare c’è stata  una richiesta nei confronti delle Istituzioni e degli Organi  competenti di appoggiare, con iniziative di accoglienza e agevolazioni, il desiderio di  emigrati o dei discendenti di seconda e terza generazione, di ripercorrere a ritroso quella rotta di dolore e di speranza con un turismo delle radici che corrisponde alla necessità  di conoscere  e di ricollegarsi alle proprie origini, fonte di orgoglio.

Il Comune di Sant’Elia a Pianisi, con grande sensibilità e  con l’impegno  del prof. Leonardo Sciannamè e di altri cittadini, si è già fatto promotore nel passato di iniziative volte ad accogliere e ad agevolare la permanenza  e la conoscenza dei luoghi della memoria dei padri, spesso tramandata ai figli con nostalgia, e diventata memoria familiare.

Altri Comuni da cui sono partiti  tanti emigrati dovrebbero seguire l'esempio creando una rete turistica della memoria delle origini  che può diventare una grande risorsa per il Molise, nel segno di un  Progetto di valorizzazione di paesi, borghi, territori e radici, la vera ricchezza della nostra terra».

Maria Carmela Mugnano