Nuova Zelanda, Singapore e Termoli: l'arte è una missione

L'esca al MacTe mer 27 luglio 2022
Cultura e Società di Emanuele Bracone
3min
Due anni alla guida del MacTe: intervista alla direttrice Caterina Riva

TERMOLI. Coinvolgere le scuole, portare la storia incredibile del Premio Termoli nell'immaginario collettivo, promuovere l'arte contemporanea ed essere motivo di richiamo turistico e culturale nella città di Termoli. Tanti gli obiettivi del MacTe, che in via Giappone punta a una offerta davvero qualificata, ma se dall'esterno del Molise il brand è ormai radicato, fatica a imporsi sul territorio. Come sovente avviene a Termoli, dove la comunità non ha nemmeno contezza del prestigio che il concorso d'arte ideato alla fine degli anni Cinquanta dal maestro Achille Pace, aveva nei salotti italiani e non solo.

Mercoledì 27 luglio, una data importante, una ricorrenza, per così dire: la direttrice artistica del Macte, Caterina Riva, compie due anni di mandato alla guida del Museo di arte contemporanea di Termoli. Fu scelta tra sessanta candidature valutate dalla commissione esaminatrice, grazie alla sua formazione ed esperienza a livello internazionale Caterina Riva rimarrà in carica fino al 2023. Ha avuto esperienze significative a Londra, Singapore e Auckland.

Dal 2004 al 2008 è stata Coordinatrice del Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti di Como. Dal 2007 al 2011 è stata Direttrice e co-curatrice di FormContent, uno spazio di progetto che ha fondato a Londra con Francesco Pedraglio e Pieternel Vermoortel. Con FormContent ha curato mostre, pubblicazioni e programmi pubblici sia a Londra che su invito di centri d’arte europei. Dal 2011 al 2014 è stata Direttrice e Curatrice di Artspace, Auckland, Nuova Zelanda, dove ha lavorato con artisti come James Beckett, Peter Friedl, Maria Taniguchi e Goldin+Senneby.

Tra il 2015 e il 2016 è stata Curatore Associato all’Istituto Svizzero di Roma e a Milano ha curato la programmazione di Riviera bookshop insieme a Dallas. Dal 2017 al 2019 è stata Curatrice presso l’Institute of Contemporary Arts Singapore, Lasalle College of the Arts, presentando le opere di Sim Chi Yin, Diego Marcon, Lawrence Lek, Joanna Piotrowska. È stata invitata a partecipare a seminari, residenze per curatori e conferenze internazionali in Europa, Australia, Cina, Stati Uniti, Russia e Libano, ed è stata membro di commissioni di selezione e giurie di premi internazionali. Ha ottenuto un Master in curatela dall’Accademia di Brera di Milano e uno dal Goldsmiths College di Londra.

Ha pubblicato contributi critici, di recente nel catalogo della mostra The Sun Teaches Us That History isn’t Everything (Hong Kong: Osage Foundation, 2019), e scrive per riviste d’arte e di cultura come so-far (Singapore). Siamo andati a trovarla nell’ambito della mostra straordinaria che caratterizza l’estate 2022. Mario Airò, Stefano Arienti, Monica Bonvicini, Maurizio Cattelan, Miltos Manetas, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Paola Pivi, Alessandra Tesi, Vedovamazzei, Luca Vitone, Sislej Xhafa e molti altri: sono alcuni dei protagonisti della mostra L’Esca, che dal 4 giugno all’11 settembre 2022, presenta nelle sale del MacTe Museo di Arte Contemporanea di Termoli trenta opere provenienti da una collezione privata. Il titolo fa riferimento alla relazione tra collezionista e artista, che nasce attraverso un “colpo di fulmine” per l’opera d’arte. Questa mostra rivela il risultato di rapporti costruiti negli anni dal collezionista con assidue frequentazioni degli studi d’artisti, delle gallerie e di spazi espositivi in diverse città italiane. L’Esca racconta una parte di storia di questa collezione privata, influenzata anche dalla visione di alcune opere che hanno fatto la storia del Premio Termoli, prima ancora che esse diventassero parte della collezione permanente del MacTe.

L’esposizione è incentrata su alcuni artisti emersi nel panorama dell’arte italiana negli anni Novanta. Si tratta di persone che hanno saputo giocare con diversi linguaggi e convenzioni dell’arte contemporanea, ma mentre alcuni hanno continuato a lavorare con successo, altri invece hanno avuto vicende alterne o addirittura smesso di esporre. Grazie a una collezione raccolta in quarant’anni, L’Esca rappresenta un’occasione unica per scoprire opere che raccontano approcci critici, giocosi, narcisi, che hanno in comune un’insofferenza ai materiali e alle tecniche tradizionali in favore di una vena dissacratoria e introspettiva. Liberata dalla dimensione domestica, nella sale del museo, la collezione respira, rivelando tutta la sua ricchezza nella condivisione con il pubblico, che potrà attivare commenti, opinioni, confronti. La visita al museo è accompagnata da un’audioguida che racconta episodi legati alle opere e di come alcune di esse sono entrate in collezione, mentre a seguire sarà pubblicato un catalogo della mostra.

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