TERMOLI. Ricorre oggi il ventennale della scomparsa dell’artista Giovanni Cinelli, celebriamo dunque il suo ricordo e la sua produzione artistica con le parole della critica del giornalista e critico d’arte Gustavo Delgado.
“La prima cosa che colpisce della produzione di Giovanni Cinelli è quel suo essere eclettico, duttile, cangiante e multiforme: varietà di colori ed atmosfere, di soggetti e di ambienti, di figure, simboli ed astrazioni. Se ne deduce una piena, convinta maturità ed insieme una sapiente maestria nel segno e nel colore tanto più sorprendente se si tiene conto che Cinelli “Artista” si è fatto da sé dividendo con l’Arte una professione impegnativa e gli affetti familiari.
Un’altra virtù è il senso della profondità espresso più dal colore che dalle linee, con un cromatismo denso, rigoglioso, fluttuante e con delle sfumature tenere, delicate, pensose. Poche volte prevale il segno, come in qualche vicolo valorizzato in una tela, che punta sul bianco e nero più che sull’olio.
La quasi totalità della sua nutrita produzione, che parla di decenni di attività, racconta paesaggi terrestri, marini o celesti che sovente sconfinano oltre l’orizzonte e sconfinano in una lirica magia.
Non mancano però le nature morte, figure femminili, volti dallo sguardo lucente, vivido, espressivo, nudi che rivelano una buona conoscenza dell’anatomia così come qualche immaginifica escursione nell’astratto interpretato con curiosa genialità.
A volte Cinelli nelle sue creazioni sembra solo “divertirsi” con la sua tecnica rappresentando magari con un grappolo di ciliege o il bel viso di una donna di colore. A volte ancora ti induce al turbamento con ambienti impregnati di mistero di intraducibili emozioni.
La tematica del Cinelli rispecchia evidentemente i momenti diversi di un’epoca o di un giorno ma è difficile comprendere quale sia stato il progetto della sua ispirazione, se abbia trasmesso alle tele un certo messaggio: forse un cenno di protesta o di rabbia, forse un’ansia di libertà e di ricerca nello spazio o forse un bisogno di avventura.
Certamente la sua “tavolozza” è guidata da un grande amore per la Natura e per la sua terra, da una intensa carica spirituale e dall’esigenza di concretare sulla tela l’impulso dei suoi sentimenti, la gioia di partecipare agli altri le sue più preziose, intime risorse.
A guardare però, in fondo, si può ipotizzare la poetica alternativa ad una professione, quella del militare, che mette a dura prova mente e coscienza e che spinge verso qualche rifugio: se è l’Arte, non c’è di meglio e Giovanni Cinelli ne é autorevole testimone”.
