Molise: la Democrazia cristiana è risorta? Sì, no, nì

Cultura
Termoli venerdì 01 agosto 2014
di redazione
Molise: la Democrazia cristiana è risorta? Sì, no, nì
Molise: la Democrazia cristiana è risorta? Sì, no, nì © n.c.
TERMOLI. Secondo Francesco Cossiga, “Craxi e Martinazzoli avrebbero dovuto riconoscere che la DC e il PSI sono stati i soci fondatori di Tangentopoli'. Lo disse con amarezza uno che aveva sempre sostenuto di avere fatto parte “di una formazione di giovani democristiani, armati dall'Arma dei Carabinieri per difendere le sedi dei partiti e noi stessi nel caso che i comunisti, perdute le elezioni, avessero tentato un colpo di stato'' (11 gennaio 1992, rievocando le elezioni del 1948). Dopodiché rivendicò la specialità del suo Partito:''Se Berlusconi è il nuovo De Gasperi, io sono il nuovo Carlo Magno'' (18 aprile 1998, in risposta a Baget Bozzo). Infine il grido di dolore:”Dopo le famiglie distrutte da ‘Mani pulite’, senza alcun contributo alla moralizzazione del Paese, ora, con gli stessi attori, non avremo nessuna moralizzazione e corriamo il rischio di avere un'altra sequela di suicidi, tentati suicidi e famiglie distrutte. Nel 1993 in Italia c'è stata una rivoluzione inutile, anzi un colpo di Stato. Purtroppo la DC non capì o sottovalutò la situazione. Oggi direi che Di Pietro potrebbe essere un bravo dirigente di Squadra mobile, uno di quelli a cui si perdonano certi eccessi. Quanto alla morale, se io alla sua età, quando ero Sottosegretario alla Difesa, avessi accettato denaro da amici, cosa mi sarebbe successo”?  Il Verbo presidenziale documenta che la Dc non è mai morta, né ieri né oggi, seppure molti si domandino se mai sia rinata o stia per rinascere. Insomma, c’è o non c’è? Nel nostro piccolo, diciamo pure che non è mai defunta; se non altro perché, nel dicembre del 2011, una sentenza della Sezioni riunite della Corte di cassazione ebbe a decretare che - nel 1993 - l'allora Segretario Mino Martinazzoli sciolse (ma non cancellò) Partito e simbolo. Nei fatti questo significa che, per 20 anni, la cosiddetta “balena bianca” è stata in sonno ma che, come Biancaneve, è sempre pronta a risvegliarsi, purché la baci un principe azzurro. Ma chi sarà questo prènce restauratore? Quando, nel recente passato, si svolse un Consiglio nazionale, autoconvocatosi per iniziativa di Clelio Darida e di altri 48 consiglieri nazionali, che già ricoprivano questo ruolo nel 1994, l’organo redivivo elesse Gianni Fontana Segretario e Silvio Lega Presidente del Partito. Il primo, allora 68enne, più volte Sottosegretario e poi Ministro dell'agricoltura (1992-’93) nel Governo Amato, convocò un Congresso a Roma per eleggere i nuovi organismi a cui avrebbero potuto partecipare solo coloro che erano iscritti alla Dc all'atto del suo scioglimento e prima della nascita del neonato Partito popolare italiano. L’Assemblea era chiamata a decidere se la nuova Dc dovesse avere un futuro e quali strategie dovesse adottare per porsi, da subito, al centro del dibattito. Nel gennaio 2013 si tenne un altro Congresso, allargato ai nuovi iscritti per delineare le nuove linee politiche. Il nuovo (vecchio) Gruppo nacque, non a caso, a pochi mesi dalle elezioni, che sancirono la fine del Governo “tecnico” di Mario Monti e dei suoi professori e fecero rinascere un Esecutivo politico, dopo la fine di quello guidato da Silvio Berlusconi. Come si è collocata questa nuova Dc? Ovviamente al Centro, cercando di assorbire parlamentari, ma soprattutto soggetti nuovi iscritti da più parti: dai delusi del Pdl e del “berlusconismo” agli scontenti dell'Udc di Casini, ai critici delle liti e delle divisioni interne al Pd in quotidiana lite con se stesso per riuscire a capire se appoggiarsi al Centro oppure virare decisamente a sinistra. Quando è arrivato Renzi, il dado è stato tratto, cosicché, se oggi si lavora come formichine silenziose al vertice, è accaduto perché altrettanto era stato fatto in periferia dove i vecchi nomi di riferimento della Dc – senza mai arrendersi – hanno riunito le truppe trasmigrate in altri schieramenti. E’ ancora presto per dire come finirà. Ma i neo-democristiani (od i vecchi dc in sonno, veda il lettore come chiamarli) per ora esprimono solo un silenzioso entusiasmo per questa ennesima avventura, senza rivelare alcunché sulle strategie e sulle alleanze. Ne parlano sì, ma solo tra di loro (e con cautela) per non bruciare l'”Idea” in vista di una sempre auspicata resurrezione. (Claudio de Luca)