Il Tenente Giuseppe Manente, da Guglionesi alla conquista della musica

Cultura
giovedì 05 gennaio 2017
di Emanuele Bracone
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Il Tenente Giuseppe Manente, da Guglionesi alla conquista della musica
Il Tenente Giuseppe Manente, da Guglionesi alla conquista della musica © n.c.
GUGLIONESI. Nell’anno in cui ricorre il 90° anniversario della nascita della “Banda della Guardia di Finanza”, la piccola regione Molise si riscopre come un prezioso scrigno di gloriose Fiamme Gialle, che per eccezionali meriti di servizio o come in questo caso, per altissime doti artistiche hanno dato lustro alla importante istituzione militare e sono stati insigniti dei più alti e prestigiosi riconoscimenti della Repubblica Italiana. La prestigiosa formazione musicale del Corpo, custodisce un indissolubile legame con la verde terra molisana, che ha accolto ed è stata testimone dell’ascesa musicale del suo primo Direttore: il Maestro Tenente Giuseppe Manente. Nella provincia di Campobasso, distesa su tre fertili colli ricoperti da colorate distese, a circa 375 metri sul livello del mare, possiamo scorgere la cittadina di Guglionesi. Questa piccola comunità di circa cinquemila anime, ancora oggi, sente profondo il sentimento di vicinanza con la celebrata compagine musicale “giallo verde”. Nel piccolo cimitero del paese, sono gelosamente custodite le spoglie dell’indimenticato maestro Giuseppe Manente, il primo direttore della allora “banda della Regia Guardia di Finanza”, che ivi riposa accanto alla sua consorte Ida Visdomini. Il genio musicale “Giuseppe Manente” nasce a Morcone in provincia di Benevento il 3 febbraio 1867 ed iniziò ad eseguire i suoi primi “accordi”, sotto la guida del padre Liborio Manente, chiamato a dirigere proprio la Banda musicale della piccola cittadina molisana di Guglionesi nel 1869, dove il talento del piccolo Giuseppe, ebbe modo di svilupparsi esibendosi, sin da giovinetto, con la stessa Banda. La sua formazione musicale, proseguì poi, frequentando il Regio Conservatorio di Musica di “San Pietro a Majella” a Napoli, dove studiò composizione, armonia e contrappunto. Successivamente poté perfezionarsi studiando dapprima, presso il Conservatorio di Madrid e ancora dopo, al il Liceo Musicale di Santa Cecilia in Roma. Durante la sua lunga ed intensa carriera ricoprì numerosi importanti incarichi che lo condussero ad esibirsi anche dinnanzi ai Reali d’Italia e di Egitto. Nel 1925 alla veneranda età di 58 anni e con una brillante carriera alle spalle, il maestro Manente, vincitore di concorso, ottenne l’incarico di direttore della nascente banda del Corpo della Regia Guardia di Finanza, alla cui formazione e istituzione contribuì in modo decisivo, selezionando personalmente, uno ad uno, i 120 elementi che la composero. Il compito fu arduo, considerato che in quel tempo, non vi era una numerosa disponibilità di musicanti e che la Guardia di Finanza poteva disporre soltanto di piccole fanfare, istituite presso vari reparti sparsi sul territorio nazionale. Alla direzione del complesso musicale, grazie anche al suo grande talento, ebbe modo di riscuotere grande consenso, trascinando la emergente formazione bandistica, a guadagnare una rilevante notorietà anche al di fuori dei confini nazionali. Il Tenente Manente, questo era il grado che rivestiva, compose per la banda “l’Inno del Finanziere”, brano con il quale poté brillantemente debuttare a Piazza Colonna in Roma, il 25 aprile 1925. Questo per il direttore Manente fu soltanto il primo di una lunga e fulgida carriera alla guida della banda delle “Fiamme Gialle”, costellata di sempre più prestigiosi riconoscimenti e di strepitose composizioni. Durante la sua settennale direzione, il complesso bandistico ebbe un’intensa attività concertistica che gli consentì di esibirsi presso le più prestigiose istituzioni musicali italiane. Per i suoi meriti artistici, fu insignito di importanti riconoscimenti ed onorificenze tra le quali la medaglia dell’Ordine della Corona d’Italia”, istituita da Vittorio Emanuele II nel 1868 e la medaglia dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro”. Il maestro Manente ancor oggi, è  considerato dalla critica musicale, tra i maggiori compositori e direttori di banda italiani: un grande artista, un vero conoscitore della musica, poliedrico e versatile. Nella sua vita artistica, non si dedicò solo alla direzione, il suo “genio” musicale gli consentì una importante e florida attività di composizione che trascrisse per diversi organici. Della genialità musicale di Giuseppe Manente, l’aspetto che maggiormente suscita stupore è il grande numero di strumenti a cui fa riferimento nella sua fervente attività di composizione. Egli infatti, riesce a passare da composizioni per banda a composizioni per orchestra sinfonica con estrema fluidità, nelle quali si ritrovano strumenti quali il pianoforte, il clarinetto, il flauto e non per ultimo l'orchestra a plettro con particolare riferimento al mandolino. Nell’ambiente musicale d’autore difatti, il maestro Manente è conosciuto e apprezzato per le oltre 800 composizioni e trascrizioni per banda, fu autore anche di due opere liriche: “Alla Regata”, Opera in un atto, andata in scena nel 1906 al Teatro Manzoni di Pistoia, e “Il Paradiso dei Cigni”, Operetta in tre Atti pubblicata a Firenze nel 1939. Finanche il grande compositore Pietro Mascagni, impressionato dalla sua genialità, lo incaricò di eseguire la riduzione per banda della sua famosa opera “Cavalleria rusticana”. Tra tutti i suoi numerosissimi lavori di composizione, risaltano sicuramente, come già accennato, i lavori per strumenti a plettro tra i quali, in particolare, un centinaio di brani per mandolino, alcuni tra questi, quasi sconosciuti poiché non ancora catalogati. Lo strumento a plettro all’epoca era molto amato e apprezzato e il maestro Manente ne fu un eccellente esecutore. Qualità questa, che gli consentì preziose collaborazioni con importanti editori tra i quali ricordiamo “Ricordi e Carish”. A tal proposito, va sicuramente accennato che il maestro e compositore giapponese Jiro Nakano, negli anni ‘90 realizzò una raccolta di quasi tutte le composizioni di Manente scritte per mandolino, dando vita ad una delle collezioni più “importanti e preziose” esistenti al mondo per questo strumento. Queste ultime, sono ancora oggi ampiamente ricercate in Giappone e delle quali, sono state pubblicate anche incisioni su “Compact disc”. Appassionati cultori della sua città adottiva, mossi dal grande e sempre vivo affetto che li lega al compianto maestro, oltre a diversi articoli pubblicati  su notiziari locali in carta stampata o in rete, durante l’estate del 2012, hanno finanche realizzato la prima edizione di una manifestazione musicale dedicata al maestro,  che  intitolarono “rassegna Alpigiano-Manente". La celebrazione riscosse un rilevante interesse e i complessi bandistici e orchestre che vi presero parte, provenienti da varie località d’Italia, eseguivano brani composti dal maestro Manente, con trascrizioni musicali realizzate e curate degli animatori delle stesse formazioni partecipanti. Purtroppo questa celebrazione, si è dovuta interrompere dopo poche edizioni, per mancanza di fondi. Prima di concludere la sua brillante carriera con il congedo per raggiunti limiti d'età, Giuseppe Manente volle fortemente rendere omaggio proprio alla città di Guglionesi che lo accolse sin da fanciullo, considerandolo come un figlio, proprio come riportato sul manifesto del programma con la espressione “viene ad onorare il paese natio”, benché Manente ebbe i natali a Morcone, ove gli è stata intitolata una piazza. Ancor oggi, la cittadinanza di Guglionesi, conserva indelebile il commosso ricordo del grande maestro, che onorò i conterranei con un memorabile concerto, eseguito dalla banda del Corpo al completo dei suoi 120 componenti, che si tenne nel largo del municipio della cittadina il 12 giugno 1931, in occasione del VII centenario di S. Antonio da Padova. L’evento riscosse grandissimo consenso e suscitò un profondo sentimento di ammirazione e di affetto, tutt’ora vivo nei guglionesani, che sentono forte il desiderio di poter ospitare ancora una volta la Banda del Corpo. Sarebbe questa l’occasione “per rendere l’ossequio” all’ indimenticato Maestro! Attilio Urso Gerardo Minchillo