‘Glodium’: quando l’informatica è al servizio degli umanisti

Cultura
Termoli domenica 12 maggio 2019
di Valentina Gentile
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‘Glodium’: quando l’informatica è al servizio degli umanisti
‘Glodium’: quando l’informatica è al servizio degli umanisti © Termolionline.it

TERMOLI. Cosa c’entra la tecnologia con la letteratura? In che modo possono essere coniugate, per esempio, l’analisi di un testo e gli algoritmi di un computer? E perché le arti antiche continuano ad affascinare tanto anche in un’era digitale come la nostra? Risposte a questi e altri interrogativi sono stati dati nella serata di ieri 11 maggio in occasione della presentazione di ‘Glodium’.

Il manuale - acronimo di Glossario di informatica umanistica - nasce dall’inventiva del professor Antonello Fabio Caterino, docente di filologia italiana presso l'Unimol, ed è stato scritto a più mani dai ricercatori del gruppo di studi "Eterodossia e dissenso nella letteratura italiana" per poi vedere la luce grazie all’editore molisano Al segno di Fileta.

A introdurre la presentazione, Rossella Travaglini e Roberto Cupido in rappresentanza del Rotary Club termolese, che hanno portato i saluti istituzionali a nome del Club, patrocinatore dell’opera insieme al Comune di Termoli e all’associazione culturale ‘Lo stilo di Fileta’.

L’informatica umanistica è una materia ancora poco nota ai non addetti ai lavori, e consiste nell’applicazione delle tecnologie informatiche agli studi delle discipline umanistiche, in particolare alla filologia. «Si tratta di una disciplina ausiliaria, nata per essere utile ad altre», ricorda il professor Caterino, «ma vorremmo che diventasse – pur restando tale – nevralgica nelle facoltà umanistiche».

Il volume ‘Glodium’ si propone di fornire agli studiosi o anche solo agli appassionati molti degli strumenti digitali utili alla ricerca, dal momento che chi si interessa di questi campi ha a disposizione quasi solo manuali di informatica condensati in compendi basilari, «come se gli umanisti fossero analfabeti per quanto concerne le tecnologie,» ironizza amaramente Caterino.

«Il mondo degli studiosi è diviso in due: chi esalta all’estremo la tecnologia supponendo che possa sostituire e superare l’intelletto umano, e chi al contrario lancia anatemi contro di essa e si chiude a qualsiasi forma di innovazione». Ci sono per fortuna delle sane vie intermedie, e sempre più spesso spuntano in Italia e nel mondo corsi universitari di informatica umanistica.

Gli strumenti digitali al servizio della filologia sono numerosi e catalogati nel Glossario dalla A di ‘Archivio’ alla X di ‘Xml’; risultano di notevole utilità nell’indagare le origini e le fonti di un determinato libro, ad esempio, o ricercare connessioni tematiche o lessicali fra una grande vastità di testi scritti in epoche e luoghi diversi, o ancora attribuire una paternità a un testo anonimo grazie ad algoritmi che ne analizzano lo stile (grazie alla tecnica della stilometria).

Il professor Caterino tiene a ricordare che il progetto Glodium, già online dal 2014, è gratuito e ha ottenuto il riconoscimento dell’Eadh – l’associazione europea di informatica umanistica – perché ritenuto uno dei più importanti lavori di digital humanities degli ultimi cinque anni. Un grande prestigio per l’ateneo molisano che sta diventando un modello da imitare in Italia ed Europa.

Interviene nel dibattito l’ospite d’eccezione Eleonora Cavallini, professoressa di letteratura greca dell’Università di Bologna, che si occupa principalmente di “fortuna e ricezione del classico”. Si definisce subito «internet-dipendente, per la vastità di risorse presenti sul web e difficilissime da reperire altrove», pur tifando per l’intelligenza umana e riconoscendo di aver riscontrato, nel corso della sua attività, che «i filologi classici di un tempo, senza strumenti tecnologici, ci azzeccavano più di quelli odierni».

La dottoressa Cavallini tiene viva l’attenzione presenta una curiosa e accattivante galleria di esempi di come la cultura pop sia permeata da influenze classiche: dalle due squadre calcistiche olandesi Ajax e Achilles.29 alle scarpe Nike modello ‘Homer’, passando per il noto virus informatico Trojan Horse e l’operatore di telefonia Iliad.

Restando in tema di antichità e di come sia stato possibile tramandarla fino a oggi, la professoressa si sofferma sull’importanza della memoria e sugli esperimenti dello studioso Milman Parry, fondatore della teoria dell’oralità, che nella prima metà del secolo scorso condusse degli studi su popolazioni non ancora contaminate dalla tradizione scritta, come quella jugoslava, e sui loro cantori di poemi.

A margine della conferenza, due interventi “fuori programma”: in primis Giulia e Cristiana Barone, studentesse dell’Unimol, che illustrano rapidamente il compito dei filologi contemporanei e alcune procedure innovative messe a punto dagli stessi, grazie alle quali – come da loro riscontrato in aula e fuori – è possibile abbreviare i tempi di ricerca e ottenere maggior dinamicità di tradizione di un testo.

Conclude poi Roberto Cupido con l’anteprima di un ambizioso progetto culturale che sta molto a cuore al Rotary Club e all’Unimol: si tratta di ‘Caperam’ - Catalogo permanente degli artisti molisani - che mira a diventare un canale digitale esclusivo per raccogliere, valorizzare ed esportare l’arte nostrana, sia figurativa che letteraria. L’iniziativa è ancora in fase sperimentale ma già in stadio avanzato e, ci si augura, vedrà presto la luce permettendo ai prestigiosi artisti della nostra regione di non restare più ‘nascosti’ al grande pubblico.