A Termoli la bipersonale di Antonietta Aida Caruso e di Michela Della Penna

Cultura
Termoli venerdì 16 agosto 2019
di La Redazione
A Termoli la bipersonale di Antonietta Aida Caruso e di Michela Della Penna
A Termoli la bipersonale di Antonietta Aida Caruso e di Michela Della Penna © termolionline.it

TERMOLI. Il consueto incontro del 10 agosto simboleggia nelle stelle di San Lorenzo la ricerca del senso profondo che ciascun artista, nella parola o nell’immagine, ricerca.

Entrambe le produzioni (sia quella di Antonietta Aida Caruso che di Michela Della Penna) oltrepassano la semplice riproduzione tecnica.

Sono opposti nelle loro componenti stilistiche, ma proprio per questo insieme illustrano il libro di poesie presentato nella serata, poiché anche nelle parole pubblicate si evince la polarità della vita, i sentimenti contrantanti, questa stella polare (cioè la ricerca del senso di tutto ciò che viviamo) è differente in ciascuno di noi. C’è chi è nella spasmodica ricerca di quella stella e vive nell’inquietudine, chi sostiene invece di averla trovata ed è in pace. Chi oscilla dalla pace all’inquietudine. L’importante è farsi le domande.

I disegni di Antonietta Aida mostrano occhi che cercano con insistenza, perché non si accontentano del fluire mediocre degli eventi. Vogliono dire: Non è vero che va tutto bene.

Vogliono mettere in discussione il fruitore e i suoi sistemi di riferimento, affinché esca dallo stereotipo di considerare ogni azione umana normale e inquadrabile in un sistema, il nostro sistema, dove la distinzione tra il bene e il male non esiste, conciliata dalla molteplicità della visione, da filtri di ricostruzioni psicologiche, dal soggettivismo individualista. Vogliono invece invitare l’osservatore a ricercare prepotentemente il vero senso della vita. Verso dove stiamo andando?

Spesso viviamo ovattati, come quando alziamo i finestrini automatici della nostra auto e infiliamo il cd musicale, che ci tranquillizza mentre attraversiamo le caotiche strade del mondo, protetti dal nostro involucro di metallo, gomma e pelle. Si arriva a pranzare comodamente in compagnia dei propri cari e, contemporaneamente, dare uno sguardo al notiziario dell'una. La digestione non viene inficiata dai barconi che affondano, dall’ennesimo femminicidio, da guerre in diretta; le relazioni non subiscono nuove dinamiche; niente più turba, niente più blocca lo stomaco in una morsa che t'impedisce il boccone. Tutto è nella norma e tu puoi solo prenderne atto.

Dopotutto, tu non c'entri con quanto accade altrove.

Invece queste immagini inducono a uscire dalla zona confort che ciascuno di noi si è costruito: vogliono scomodarci.

Questi disegni sono come una candela accesa, brucia; una candela non si tiene nel cassetto, se no t’incendia la casa.

In questi lavori artistici non vi è piacevolezza, né correttezza, né virtuosismo e tanto meno ciò che ti aspetti di vedere e le emozioni che ti aspetti di provare. Sono voci fuori dal coro.

L'operazione artistica sarà riuscita se ti chiederai segretamente dove stai andando e perché ci vai.

Differenti sono i disegni di Michela.

Lei sa che viviamo in un’enorme dissipazione del pensiero. Tra i frammenti scomposti che fanno le esistenze dell'uomo di oggi, tra sogni sconnessi, tra le immagini spaesate che si susseguono nel nostro esistere quotidiano, in un bazar di ostentazione sicura di azioni insensate, i suoi disegni esplicano la funzione di riflessione sul mondo, come in una sorta di tempio sacro, attuando un distacco momentaneo dai ritmi consueti del nostro tempo, per permetterci di osservare, a distanza, la vita che creiamo giorno dopo giorno.

Mentre i disegni della Caruso sono schegge di pensiero, quelli di Michela sono idee compiute, che risuonano con la tua anima.

Figura e paesaggio convivono all’unisono in un’armonia cosmica, dove le frantumazioni si ricompongono, le disconnessioni si riconnettono, le disarmonie della nostra società si sciolgono in fluidi equilibri.

Michela descrive un mondo dove la pace a cui tutti aneliamo è come sommessamente raggiunta, nonostante permani un sommerso senso di prercarietà.

Le donne con le conchiglie richiamano i simboli e i misteri racchiusi nelle sculture dei monumenti antichi. Evocano una classicità piena di incognite e di suspance. Sono in un’armonia razionale, come quella di Piero della Francesca, sospesa nel tempo, eppure con un briciolo d’inquietudine.

Quando guardi i disegni di Michela, cerchi nel cuore altre immagini che risuonano in te, altre sensazioni connesse e le richiami. Ecco perché alla fine, nonostante le sfuggenti incognite, conducono alla serenità.

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