Carla Maria Russo incanta i lettori di Fahrenheit

Numeroso il pubblico ieri pomeriggio 29 Novembre alla libreria Fahrenheit per la presentazione de “La saga dei Morando. Una storia privata”

Cultura
Termoli lunedì 02 dicembre 2019
di Francesca D'anversa
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Carla Maria Russo con Emma Santoro
Carla Maria Russo con Emma Santoro © @termolionline

TERMOLI. Una libreria gremita quella di ieri sera, alcune persone in piedi appoggiate agli scaffali chi arrivato anche più tardi pur di non perdere l’occasione di ascoltare Carla Maria Russo.

“Questa è l’ultima presentazione del ciclo d’incontri con l’autore e chiudiamo in bellezza con la presenza della Russo che ci parlerà della sua ultima fatica letteraria. Carla Maria Russo è stata capace di creare intorno a se una rete di persone, una di queste persone che ne fa parte è Emma Santoro,professoressa e scrittrice, che l’accompagnerà questa sera nella presentazione” queste le parole di presentazione di Danilo Rana libraio di Farhrenheit.

Emma Santoro esordisce nel dire che è una grande estimatrice della Russo e le riconosce doti affabulatorie e d’incantatrice.

“Quando cominciamo a leggere i romanzi della Russo non vorremmo mai smettere, la narrazione ti avviluppa nelle sue spirali. Ci fa conoscere avvenimenti del passato, i personaggi con le loro fragilità” esordisce così Emma Santoro

“La saga dei Morando” a differenza dei romanzi precedenti, ben nove, ha due protagonisti uomini un padre e un figlio: alla morte del padre ,che ha sempre amato anche se diverso da lui, Emanuele comincia a mettere ordine fra le carte e in quel momento s’imbatte in scoperte che lo turbano e comincia a fare delle ricerche nella storia della sua famiglia.

Il romanzo si svolge su due piani temporali, inizia nel presente 2008 e si sposta nel passato 1932.

“Questa ricerca che poi diventa una necessità, è una ricerca dell’identità muove Emanuele a riscoprire la sua. Risponde a un bisogno che c’è in ognuno di noi, la necessità di conoscere le proprie identità: ognuno di noi è un anello di una catena. Ognuno ha una propria storia che conosciamo e siamo contenti di avere che ci consegna un nome di cui andiamo fieri anche di trasmettere ai nostri figli, Emanuele scopre di appartenere a una catena di cui non va fiero. Le cose che gli accadono nel presente troveranno una spiegazione solo scoprendo cosa è accaduto nel passato del padre.

Capirà e si spiegherà alcuni accadimenti e lo porterà a ribaltare la sua esistenza” spiega l’autrice.

E’ una saga familiare, il libro coinvolge una storia di una famiglia nell’arco di un secolo parte dal 1920 ai giorni nostri e s’intreccia a quella di un’altra i Ronchi.

Emma Santoro citando Gesualdo Bufalino che dice che ogni scrittore è uno dei suoi protagonisti chiede alla scrittrice quanto si ritrova in quest’affermazione. “ Mi rispecchio molto in questo. In ogni protagonista ti riversi e diventi parte integrante della sua storia e di tutti i personaggi. Compito dello scrittore non è giudicare perché se giudichi non rendi bene ma è quello di capire e comprendere.

I personaggi sono parte di te, io li amo tutti ma se devo cercare un personaggio che più mi si avvicina penso a Isabella d’Este e ad Emanuele Morando.

Solo il lettore ha il diritto di criticare un libro, deve creare dei dubbi interrogare la tua coscienza e scuoterla, mentre lo scrittore deve comprende e capire i suoi personaggi ma deve amarli tutti .

Il lettore ha il suo rapporto libero anzi più se ne discute e si schiera vuol dire che il libro ha raggiunto il suo obiettivo”

Anche se nel libro i protagonisti sono due uomini ma sono sempre le figure femminile il motore delle vicende, in questo ne troviamo quattro tra cui nonna Amelia: palpitante, coraggiosa, il personaggio che scuote di più le coscienze, le sue scelte si riverseranno sulla vita del figlio.

Un personaggio difficile da capire ma sempre con le sue ragioni perché dietro alla sua scelta pesante c è il suo passato a spiegare il suo comportamento.

“Al personaggio per dargli spessore lo devi contestualizzare nel suo contesto storico sociale e famigliare perché sono elementi che lo plasmano”

All’interno del romanzo c’è molto della vita della Russo: il caseggiato che descrive ricorda la casa dove abitava arrivata a Milano da Pescara appena dodicenne, i navigli degli anni ‘60, che erano molto simili a quelli della guerra. La parrocchia, dove ha conosciuto Alda Merini, prima che diventasse la Merini poetessa.

I suoi ricordi le hanno permesso di ricostruire l’atmosfera presente nel libro:

Nel precedente incontro in occasione della presentazione dell’ “Acquaiola” Carla Maria Russo ci aveva raccontato come fin da bambina era sempre stata un’affamata ascoltatrice dai racconti della nonna sulle persone del paese fino alle clienti della madre e come questo per lei era stato fondamentale per poi trasferirlo nei suoi libri come documentazione diretta “Mia madre era sarta, è stato facile arrivati a Milano fare amicizia con molte persone anziane che mi hanno raccontato a distanza di vent’anni tante circostanze della guerra di gesti ignobili, di persone che si sono arricchite tradendo altre: uno di questi episodi mi è stato raccontato ed è stato il nucleo del racconto rielaborato alla luce della mia interiorità e così nasce un romanzo . Un romanzo è tale quando una storia vera ci attraversa diventa un’altra storia altrimenti non è un romanzo è cronaca.

Nei suoi libri si parla di famiglia “per Pirandello trappola per Pascoli nido e per Carla Maria Russo le chiede la Santoro, per la scrittrice sono entrambi “Può essere un covo di tensione covato sotto le ceneri e quando esplode si scoperchia un vaso di Pandora”

Tante le domande del pubblico che ancora una volta Carla Maria Russo è riuscita a ipnotizzare con la storia che lei sa tradurre in affascinanti romanzi.

Sulla pagina fb della libreria è disponibile il video dell'incontro.