Cronaca di un viaggio all’inferno: il Binario 20 Bis racconta i disagi della ferrovia

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giovedì 13 agosto 2020
di La Redazione
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Disagi sul treno Termoli-Campobasso
Disagi sul treno Termoli-Campobasso © Il Binario 20 Bis

TERMOLI-LARINO. Non si fermano le cronache, infauste, legate ai disagi ed ai ritardi che si susseguono lungo la tratta ferroviaria Termoli-Campobasso che, da qualche giorno, è tornata in attività dopo 4 anni di fermo. Dopo le lunghissime attese, prorogate anche oltre i 100 minuti ed il passaggio a livello bloccato a Casacalenda che ha causate oltre un’ora di code, la strada ferrata torna a far parlare di sé: a raccontare il viaggio, definito “infernale”, è la pagina facebook “Il Binario 20 Bis” che ha raccolto l’ennesima esperienza legata ai trasporti molisani.

«Il racconto di un nostro inviato, minuto per minuto, del percorso Termoli-Larino a bordo del Frecciolone che a Campobasso non è mai arrivato. Un dramma annunciato tra scetticismo generale, motori bollenti e passaggi a livello anarco-insurrezionalisti.

Stazione di Termoli.
Si sale sul treno e la prima cosa che succede è che il capotreno ti consiglia di prendere il bus, perché “sono previsti ritardi”.
Lo dice a tutti quelli che salgono, che però devono rifiutare l’allettante offerta perché il bus non fa le stesse fermate.
Una signora chiama la Sati, ma al telefono la Sati dice che la corsa è appena partita e quindi lei è condannata all’inferno del treno.
Si parte.
Dopo circa 10 minuti si è già fermi per motivi che appaiono ignoti, ma se si aguzza la vista si vede in mezzo alla boscaglia bruciacchiata un passaggio a livello. Alzato.
La signora che aveva chiamato la Sati, preoccupata, chiede al capotreno cosa stia succedendo, il capotreno risponde che “Fra qualche minuto ripartiamo”. Ma intanto il macchinista esce dalla cabina con delle chiavi inglesi in mano. La signora si lamenta imprecando, perché devo “fare il sugo”.

A San Martino in Pensilis di nuovo fermi, proprio davanti a un beffardo cartello affisso in stazione: “L’Europa investe nel tuo futuro”.
In corrispondenza della stazione di Ururi nuovo stop, il capotreno si è volatilizzato, un signore avvia le prime considerazioni esistenzial-ferroviarie: “Ma rimettessero il sostitutivo, fa prima di ‘sta carretta”.

La salita da Ururi a Larino è complessa (e quindi altri 7-8 minuti fermi), ma soprattutto lascia segni indelebili sulla carburazione del Frecciolone. I motori si surriscaldano e il personale comunica ai passeggeri che da lì in avanti bisognerò fermarsi ogni 15-20 minuti, per abbassare i bollenti spiriti. La signora del bus prende la cosa con stoico distacco: “Sangue di Dio che devo andare a cucinare!”.

Il viaggio è una via crucis, dopo 90 minuti a bordo il crollo definitivo. Il capotreno invita tutti a scendere alla stazione di Larino perché “tanto poi passa il bus sostitutivo delle 14.05 che parte da Termoli alle 13.35”. La signora: “Chill puorc de S***, allora tuollev u' pullman”.

È finita, tutti giù, anche il nostro inviato.
In 90 minuti sono stati percorsi più o meno 20 km, nemmeno la soddisfazione di arrivare alla prima fermata.

La politica, forse, a questo punto deve delle spiegazioni».