La via crucis al Porto, basta col degrado!

Siamo stufi gio 19 maggio 2022
Editoriale di Emanuele Bracone
3min
La via crucis del porto

TERMOLI. Siamo in prossimità del via alla stagione balneare ufficiale 2022, scatterà in Molise sabato prossimo, secondo l’ordinanza della Regione, lo stesso ente che per competenza demaniale marittima gestisce non solo l’arenile ma anche il bacino portuale.

Ciò significa che sia la costa, a Nord e a Sud, sia la zona imbarchi delle Isole Tremiti saranno meta di tantissimi turisti, oltre al normale flusso locale.

Di recente ci sono state anche delle migliorie per quanto riguarda il transito pedonale, con la relativa messa in sicurezza, prodromi di un più generale spirito di accoglienza, direbbero i più.

Peccato che se si transiti nell’area prospiciente i pescherecci, ma non certo solo in quella, il colpo d’occhio che si riceve è più un pugno nell’occhio stesso.

Cassette di polistirolo abbandonate alla rinfusa dove peggio capita, quasi fossero cimeli e souvenir inalienabili, erbacce, rifiuti sparsi, tutto il contrario di quello che dovrebbe avvenire, specie nella tarda primavera, la prima stagione dopo due anni di restrizioni.

Possibile che si cada sempre in questi errori, chiamatele se vuoi omissioni, con la logica complicità di chi dell’inciviltà, perché certo l’immondizia non si autoproduce, fa una bandiera di vita, altro che quella blu.

Cari lettori il porto di Termoli è l’emblema del nostro Paese, competenze che si affastellano, il Comune che non può gestire un’area che ricade nel suo territorio, benché ne abbia fatto più volte richiesta, sperando non solo a parole, ma con atti e fatti concreti, una Regione lontana dal cuore, perché Campobasso-Termoli rappresenta un testacoda, per certi versi, della politica nostrana, poi c’è il terzo incomodo, la gente, gli operatori.

Tutto questo mentre negli ultimi giorni la cartolina magnifica della nostra Termoli è stata diffusa in tutto il mondo, dall’Eurovisione e da qui è partita una campagna di sostenibilità ambientale molto vasta.

Dire che tutto questo è stridente è poco, e siamo anche stufi di dover fare le sentinelle del decoro urbano contro il degrado, ci vuole uno spirito di reazione collettiva, il territorio abbandonato a sé stesso, per primo dagli stessi concittadini, e diamine, un po’ di amor proprio per il posto in cui state.

Il nodo scorsoio della gestione dei rifiuti al porto è rappresentato dal fallimentare esperimento delle varie isole ecologiche, da quella a scomparsa alle altre, abusate e ormai malinconicamente chiuse.

Guardiamo anche ai nobili tentativi praticati di recente col progetto di liberare i fondali dal pattume attraverso la marineria, ma se poi a terra ci si comporta così a poco serve, anche in ambito nazionale si va verso questa svolta epocale, ma per avere una città ordinata e un mare più sano occorre una coscienza pulita, da parte di tutti.

Poi si grida alla Bandiera Blu che non c’è più, ma cosa facciamo nel quotidiano per meritarcela? Domandatevelo più spesso.

Per intanto, il video che avrete modo di visualizzare nell’articolo lo abbiamo mandato agli assessori all’Ambiente e alla Cultura, Rita Colaci e Michele Barile, nonché al Governatore Donato Toma, perché vogliamo delle risposte, vogliamo capire se c’è la concreta volontà di porvi rimedio a queste situazioni incresciose, peraltro nemmeno così irrisolvibili.

La Colaci ci ha subito assicurato un intervento ed entrambi gli assessori interloquiranno con la Regione, noi, in attesa che da Palazzo Vitale ci dicano di più, esortiamo per davvero a un giro di vite, valga per il porto come per altri cento posti della nostra Termoli, che merita di più, molto di più.

Il turismo è l’asset principale che abbiamo, il vero nucleo e motore propulsivo della transizione ecologica, perché mare e presenze innescano un meccanismo virtuoso, così facendo nel motore si scarica solo sabbia, col rischio che s’inceppi.

A buon intenditor…

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