Il Movimento Cristiano Lavoratori verso il Congresso regionale

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Termoli sabato 10 novembre 2018
di La Redazione
Carlo Costalli
Carlo Costalli © Campobassoweb

CAMPOBASSO. Il Movimento Cristiano Lavoratori si appresta a celebrare il XIII Congresso Nazionale sul tema “Forti della nostra identità, attraverso il lavoro, costruttori di speranza in Italia e in Europa”. Anche le realtà locali vivranno questo importante appuntamento. In Molise l’Unione Territoriale terrà il congresso venerdì 16 novembre 2018 alle ore 17.30 presso l’Incubatore Sociale in via Mons. Bologna, 15 a Campobasso. Prima del congresso dell’Unione territoriale si sono svolti i congresso delle Unità di Base. L’ultimo in ordine cronologico sarà il Circolo di Termoli “Un Paese per Giovani”, il congresso infatti si svolgerà il prossimo 13 novembre alle ore 19.30.

Al centro dei dibattito anche i temi legati al futuro dell’Europa. Il Presidente Nazionale, Carlo Costalli, di ritorno dal congresso del Partito popolare europeo a Helsinki, parla di populismi, governo italiano e di quegli ideali che ispirarono Schuman, Adenauer, De Gasper. «Una polemica che reputo assolutamente inopportuna e politicamente sbagliata, oltreché rozza». Così il presidente del Movimento cristiano lavoratori Carlo Costalli, di ritorno dal congresso del Partito popolare europeo di Helsinki, definisce con nettezza la frizione creatasi nei rapporti fra Governo italiano e vertici istituzionali europei, al centro del dibattito nazionale e continentale. Un giudizio che conferma l’opzione europeista del Mcl, non un europeista anonimo e neutro, ma fortemente caratterizzato in senso popolare. «Per noi – ci spiega il presidente – rimane centrale e insuperata la visione dei padri fondatori: Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi. Un francese, un tedesco, un italiano; ma, soprattutto, tre cattolici capaci di credere nell’Europa, di dare vita a un progetto e di farlo camminare verso l’unità. La loro lezione, quella che molti politicanti di oggi vorrebbero ritenere ormai ‘superata’ dalle logiche speculative e dalle regole dei mercati, è invece nel Dna stesso del Ppe: ho potuto verificarlo anche in questo congresso».

Costalli non ignora che «certo, il mondo cambia a gran velocità», ma «i valori e il cammino tracciati da questi tre statisti possono, anzi debbono, essere ancora punto di riferimento dell’azione politica della grande famiglia popolare europea». La sfida è sicuramente quella di dimostrarsi alternativa credibile e costruttiva alla montante ondata populista, «alla Lega di Salvini in Italia, ai Marine Le Pen in Francia, ai tanti, in ogni dove, che giocano sulle mille paure della gente. Le cavalcano, le sfruttano, addirittura le usano per il proprio tornaconto trasformandole in voti. Ma nessuno che sia in grado di ripartire dal progetto iniziale di Europa unita per migliorarlo e renderlo un modello attuale – ed emendabile, certo – ma soprattutto coeso e attento a mettere al centro la vita e le preoccupazioni dei milioni di uomini e donne di un’Europa che fin qui ha mostrato non pochi vulnus»..

Insomma, non si possono negare le criticità di questa Europa, ma «non è certo uscendone, inseguendo velleità nazionalistiche che si può dare una risposta agli esclusi, a chi continua a fare i conti con la crisi”. Qual è, quindi, la strada da imboccare? “Il Ppe uscito dal Congresso di Helsinki, deve non distruggere l’Ue né tantomeno ritornare ai nazionalismi e all’isolamento. La strada è gettare ponti, creare ondate di dialogo. E ovviamente rimodellare l’Europa che vogliamo valorizzando i corpi intermedi, la famiglia, il lavoro».

Quello euro popolare rimane lo spazio naturale per i cattolici che vogliano imprimere un segno sull’attuale scena politica? «Senza dubbi sì, nonostante i tanti errori fin qui commessi, il nostro partito di riferimento rimane il Ppe. Perché l’ideale europeo, come cattolici, ci appartiene e non vogliamo rinunciarci: significa pace duratura, stabilità economica, identità culturale e convivenza basata sui valori condivisi. La posta in gioco è molto alta: per questo dobbiamo essere ancora capaci di speranza».

Quale Europa sogna il leader di un movimento cattolico che non ha mai ceduto dal proporre un giudizio politico? «Sogno un’Europa capace di realizzare un grande piano di occupazione giovanile. Ma anche di affrontare con equilibrio e capacità di visione la grande questione dell’immigrazione. Sogno un Parlamento Europeo con maggiori poteri legislativi, sogno una politica estera e di difesa finalmente unitaria, per tutta l’Europa. Insomma, l’Europa che vogliamo – anche come mondo cattolico organizzato – non può essere un’Europa arroccata sui propri egoismi, ma deve essere invece un’Europa capace di accogliere e di integrare, facendo camminare di pari passo i due grandi concetti dell’accoglienza e del rispetto della legalità».

E sulla designazione di Manfred Weber, a candidato del Ppe alla presidenza della Commissione alle prossime elezioni europee? «E’ un segnale positivo per chi vuole un’Europa popolare, che rilanci l’economia sociale di mercato e che abbia sempre ben presenti le sue radici cristiane. Temi sottolineati con forza da Weber nel suo intervento, applauditissimo, al Congresso».

Sulle prospettive post-elettorali, secondo Costalli, «mi sembra una questione del tutto fuorviante ipotizzare un patto tra le forze populiste e il Ppe. Così come pure mi sembra fuori da ogni logica l’idea di un asse fra Ppe e forze socialiste: la strada non è quella di deprimere le libertà economiche, né tantomeno quella di mortificare le tradizioni dei popoli in nome di un’artificiosa omogeneità culturale che di fatto non esiste». Una scommessa su un rilancio popolare, quella che indica Carlo Costalli.

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