Dire No Triv è troppo facile

Bloccare le ricerche non sarebbe poco saggio?

Lavoro ed economia
Termoli lunedì 11 febbraio 2019
di Claudio de Luca
La battaglia No Triv non si ferma mai
La battaglia No Triv non si ferma mai © Termolionline.it

LARINO. Conosciamo bene (e ne abbiamo già scritto su questa testata) la posizione dei ‘no-triv’. C’è, però, un interrogativo fondamentale: l’Italia può rinunciare alla ricerca di nuovi giacimenti di gas e di petrolio? Diversamente posto, estrarre altro greggio (o metano) davanti alle nostre coste va solo a beneficio delle multinazionali o serve anche al Paese? Perciò non sarà inopportuno vedere cosa pensa della questione anche chi dice ‘sì’. La moratoria sulle nuove trivelle consente di farne partire 15 già autorizzate ed aumenta gli importi dei canoni relativi. Però, se, a Torino, le ‘madamin’ vogliono la Tav, quelle romagnole sono contrarie al blocco delle autorizzazioni ed auspicano che le trivelle continuino a funzionare, sostenendo che la recessione è frutto della politica dei ‘No’ e dei compromessi tra i 5 stelle e la Lega. A questo punto dicono che bloccare le trivelle vorrebbe dire: 1) ammazzare un settore in cui l'Italia è ‘leader’; 2) condannare alla disoccupazione migliaia di lavoratori. La cosa più curiosa e che, mentre dalla parte italiana dell’Adriatico si impone l’alt, sulle sponde dirimpettaie della Croazia le piattaforme vanno a pieno regime e creano ricchezza. Cosicché, per quanto riguarda i giacimenti di metano, chi arriva prima (Croazia, Slovenia, Montenegro, Albania) si prende tutto, col risultato che le cannucce degli altri succhiano ogni cosa; e, mentre il Governo italiano fa il contegnoso, gli altri continuano a trivellare mentre noi ci accolliamo la responsabilità ed i costi sociali dello stato di crisi del settore.

Il comparto conta un migliaio di imprese, 10mila lavoratori ed altre decine di migliaia nell'indotto. Il fronte Sì-Triv è compatto. Confindustria e Sindacati esprimono preoccupazione per le ricadute negative che la sospensione produrrà ed assicurano che le imprese stanno lavorando per conciliare l'attività industriale con il rispetto delle procedure di salvaguardia ambientale, Il 25 gennaio il Presidente Conte aveva detto:”Più saggio dedicarsi alle energie rinnovabili”. Ma, due giorni dopo, si è recato ad Abu Dhabi plaudendo ad un accordo dell'Eni per un mega-progetto ‘offshore’ di estrazione di gas. L’altalenare di Conte lascia trapelare un'assenza di strategia rispetto alle politiche energetiche del nostro Paese, e colpisce a morte l'attività estrattiva, peraltro senza attivare alcun progetto strutturale per incentivare le fonti rinnovabili, ma semplicemente sostituendo il gas italiano con una maggiore importazione dai Paesi confinanti a prezzi più alti e con più inquinamento. E così la moratoria di 18 mesi costerà un bel po' di milioni perché si potrebbero generare richieste di risarcimento o di indennizzo che gli operatori, colpiti dagli effetti della moratoria. potrebbero eventualmente chiedere da un minimo di 280 ad un massimo di 471 milioni di euro. Intanto a Roma, il 9 febbraio si sono dati convegno torpedoni di manifestanti coi caschi gialli per sottolineare le divisioni nel Governo.

Ma i ‘sì-triv’ delineano anche un altro aspetto del problema. Il gas importato costa 24 cent di euro/lt quando produrlo in Italia costerebbe appena fra i 3 ed i 5. A questo punto quelli del ‘no’ sottolineano che estrarre petrolio e gas in Italia sarebbe pericoloso per l’ambiente. Ma quelli del ‘sì’ oppongono che riuscirebbe ben più pericoloso portarli dall’estero via tubo o via nave. Gli idrocarburi che usiamo correntemente soddisfano il 97% dei consumi del settore-trasporti. Ed il greggio serve anche per fare l’asfalto, i lubrificanti, i prodotti chimici, la plastica, il cherosene per gli aerei. Dal suo canto il gas viene utilizzato per produrre quasi la metà della nostra elettricità. Poi riscalda le case, cosicché l’80% dei consumi per il riscaldamento viene dal metano. L’anno scorso abbiamo consumato 61 milioni di t di petrolio e 72 miliardi di mc di gas, pari a 59 milioni di t equivalenti petrolio (tep). Nell’Adriatico si cerca il gas, mentre nello Ionio si va a caccia di petrolio. In caso di perdite il gas si disperde nell’aria.

Claudio de Luca