Sfamare la popolazione mondiale, Daniela Marone impegnata nel progetto CerealMed

Ricerca scientifica dom 14 agosto 2022
Lavoro ed Economia di La Redazione
2min
Daniela Marone ©Termolionline.it
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Sfamare la popolazione mondiale, Daniela Marone impegnata nel progetto CerealMed

TERMOLI. L’abbiamo conosciuta in passato come battagliera pendolare ferroviaria, alla testa del comitato spontaneo di coloro che viaggiano tutti i giorni tra Termoli e Foggia, ma la ricercatrice Daniela Marone, nel capoluogo della Daunia vi si reca proprio per svolgere importanti missioni in ambito della scienza agronomica. Il mondo cerealicolo, da sempre alla base dell’alimentazione, sta assurgendo progressivamente alla ribalta per le note vicende del grano ucraino e anche per il rincaro delle derrate alimentari connesse ad aumenti di fertilizzanti e carburanti, bolla energetica su tutti.

Daniela è protagonista di un importante progetto, di cui ci ha voluto mettere a conoscenza. Da anni residente a Termoli, ricercatrice presso il Centro di ricerca per la cerealicoltura e colture industriali di Foggia, illustra gli obiettivi di un progetto internazionale, il CerealMed, che coinvolge diversi paesi del bacino del Mediterraneo (Turchia, Egitto, Marocco e Spagna), ossia quelli di aumentare e studiare la biodiversità, la sostenibilità e la resistenza alle malattie e alla siccità nei frumenti. La ricercatrice spiega la ratio di questo progetto: «Vogliamo rispondere con questo progetto alle problematiche legate all’aumento della crescita della popolazione mondiale che richiede produzioni sempre più elevate, ma nel rispetto della sostenibilità ambientale, e cioè riducendo l’input in termini di fertilizzanti e pesticidi. Dall’altra parte il costante cambiamento climatico pone un serio problema per l’agricoltura legato alla continua riduzione della disponibilità idrica per le colture e all’insorgenza e alla diffusione di patogeni virulenti che provocano malattie con conseguente perdita di produzione. In Italia nonostante le incognite del clima, si stima solo un leggero calo delle produzioni ma un’impennata di prezzi soprattutto legati agli aumenti dei costi degli input produttivi.

Oggigiorno si aggiunge anche la guerra che sta colpendo l’Ucraina, uno dei paesi principali europei da cui si esporta il grano in Europa che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura soprattutto nei paesi che si affacciano sul Mar Nero». «Perciò il nostro compito è quello di sfruttare la genetica per trovare le piante più resistenti allo stress idrico e alle malattie, e più efficienti nell’utilizzare le risorse del terreno, in modo da ridurre l’uso di composti chimici di fertilizzanti e pesticidi e rispettare l’ambiente, per affrontare le nuove sfide in agricoltura. Questo lo facciamo anche utilizzando pratiche agricole sostenibili che garantiscono anche la salubrità del prodotto alimentare finito, come la tecnica della consociazione tra grano e legumi».

Ma quali sono le ricadute del progetto per gli operatori del settore? «I risultati del progetto daranno valore aggiunto agli agricoltori e aziende sementiere, grazie alla riscoperta e messa in coltivazione di prezioso germoplasma di frumento, selezionati per il loro adattamento al contesto climatico, resilienza alla siccità e alle malattie, tali da poter essere coltivati nell’area del Mediterraneo. Agli stessi agricoltori e aziende della filiera inoltre verranno fornite specifiche informazioni riguardo pratiche di gestione agricola adeguate e sostenibili, adattate al germoplasma selezionato».

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