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giovedì 3 Aprile 2025
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Concessioni demaniali: associazioni di categoria in audizione alla Camera

TERMOLI. Secondo le indiscrezioni raccolte negli ambienti parlamentari, il percorso di conversione in legge del decreto sulle concessioni demaniali, che riguarda anche gli operatori balneari (oltre ad altre categorie) potrebbe essere blindato.

In ogni caso, se questo lo si riscontrerà in aula, nell’audizione avvenuta in commissione Giustizia alla Camera (unitamente alla sesta), sono intervenuti i rappresentanti di Assobalneari Italia, Associazione italiana porti turistici-Assomarinas, in videoconferenza, Cna Balneatori, Confartigianato imprese demaniali, in videoconferenza, Coordinamento nazionale mare libero (CoNaMal), in videoconferenza, Faita Federcamping, in videoconferenza, Federazione italiana imprese balneari (Fiba-Confesercenti), in videoconferenza, Federbalneari Italia, Federterziario balneari, in videoconferenza, e il Sib in presenza, con Antonio Capacchione.

Il Sib-Confcommercio ha poi diffuso un documento.

«La “vacanza italiana” continua ad essere sinonimo di “vacanza al mare”.

Questo provvedimento legislativo impatta in modo assai rilevante e drammatico con la parte più preziosa del turismo italiano che, si ricorda, incide per il 13 % sul PIL del nostro Paese. E, infatti, un dato incontrovertibile che per la parte di gran lunga più rilevante della domanda turistica, nazionale ed estera che si riversa nel nostro Paese, la “vacanza” continua ad essere sinonimo di “vacanza al mare”. I dati forniti dall’Enit indicano un record storico nel 2023 nell’andamento del turismo in Italia: oltre 134 milioni di arrivi e 451 milioni di presenze. Con un progressivo aumento della domanda estera che lo scorso anno ha determinato un surplus della bilancia dei pagamenti turistica di 20,1 miliardi pari all’1 % del PIL (Banca d’Italia 18 giugno 2023). Le nostre spiagge costituiscono il luogo più scelto per le vacanze (47,5%) e il trimestre estivo è quello con la più alta concentrazione di vacanze: quest’anno sono, infatti, circa 36 milioni di persone, più di un terzo della popolazione (61,3%) (Federalbeghi 22 luglio 2024), La vacanza ricercata dagli italiani ha visto, anche nel 2024, prevalere di gran lunga “il mare” che ha addirittura “doppiato” la vacanza in montagna (Osservatorio Confcommercio SWG 2 agosto 2024).

Per il Ministero del turismo nel suo ultimo focus mensile (2 settembre 2024) “ad agosto, nelle località balneari, cresce, rispetto allo scorso anno, il grado di soddisfazione generale dei turisti sia domestici (83,3) sia internazionali (84,3)”. E il continuo aumento delle presenze turistiche provenienti dall’estero (+ 8 % nel II trimestre di quest’anno – Banca d’Italia 11 Settembre 2024) certifica la competitività del nostro Paese nel mercato internazionale delle vacanze anche quelle balneari. Si tratta pertanto di un settore perfettamente funzionante e di successo dovuto alla professionalità degli attuali operatori e soprattutto alla sua caratteristica di gestione familiare delle aziende balneari che si presenta più efficiente e gradita dagli utenti rispetto a una diversa omologata e impersonale.

Giova anche ricordare che questo fenomeno economico e sociale è una delle espressioni più alte del nostro Made in Italy sorto nel nostro Paese con i “Bagni Baretti” di Livorno nel 1780 per poi affermarsi nel corso dell’Ottocento in moltissime località italiane: da Viareggio con i Bagni Nereo e Dori nel giugno del 1827 a Rimini con il Kursal del 1 luglio 1873; da Venezia con il “Fisola” del 1^ luglio 1857 a Napoli con il “Bagno Donn’Anna” del 1840; e si potrebbe continuare per ogni località marina italiana la cui identità è stata plasmata dalla presenza degli stabilimenti balneari.

L’importanza del settore non è quindi solo sotto il profilo sociale ed economico ma financo storico identitario. Le nuove disposizione sulle concessioni demaniali contenute nel D.L. 131/2024 oggetto della presente audizione sono, a nostro avviso, profondamente sbagliate, ingiuste e dannose. Sbagliate perché prescindono dalla verifica della sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’obbligo di pubblica evidenza così come chiarito dalla giurisprudenza europea: la sussistenza o meno della scarsità della risorsa o della rilevanza transfrontaliera della concessione. Ingiuste perché determinano la confisca delle aziende attualmente operanti senza un indennizzo adeguato alla perdita dell’effettivo valore commerciale delle aziende così come prescritto dalla legge 118/2022 emanata nella precedente Legislatura. Dannose perché, di fatto, distruggono la balneazione attrezzata italiana così come realizzata nel nostro Paese e che non riguarda solo gli stabilimenti balneari ma tutte le aziende che operano sul demanio: dai ristoranti ai chioschi; dagli alberghi ai campeggi.

Si tratta, in definitiva, della parte più preziosa del turismo italiano realizzata esclusivamente su iniziativa degli operatori che hanno avuto l’unico torto di aver creduto nelle leggi dello Stato che per decenni ha garantito, con le norme e con la prassi amministrativa, costante e uniforme, la continuità delle imprese – degli investimenti non solo di capitali, ma soprattutto del lavoro. Circostanza che ha comportato una vera e propria scelta di vita per decine di migliaia di persone che adesso, sgomente, rischiano di perdere il lavoro e persino il frutto del loro lavoro. Riteniamo che queste nuove disposizioni sulle concessioni demaniali marittime non applichino correttamente la direttiva Bolkestein così come interpretata dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Infatti le sentenze della Corte di Giustizia europea del 14 luglio 2016 e del 20 aprile 2023 sulle concessioni demaniali marittime impongono una previa verifica, da parte dello Stato membro, della sussistenza della cd scarsità della risorsa quale condizione per l’applicazione della Direttiva Bolkestein.

Una direttiva che, inoltre, dà facoltà agli Stati nazionali nel disciplinare le modalità di affidamento, a tener conto di “motivi imperativi di interesse generale” (fra i quali rientrano obiettivi di politica sociale espressamente indicati). A ciò si aggiunga una giurisprudenza unionale, espressa anche nelle sentenze sopra indicate, che condanna provvedimenti “automatici e generali” imponendo una disciplina giuridica puntuale che tenga conto delle specificità del fenomeno da regolamentare.

Si richiede, infatti, una disciplina “caso per caso” invece di una normativa, come quella contenuta nel Dl in esame, che non distingue le diverse tipologie concessorie: quelle “ante” rispetto a quelle “post” 2009 (anno di entrata in vigore della cd Bolkestein) e, soprattutto, quelle cd familiari (che assicurano un reddito da lavoro autonomo al concessionario) dalle altre. In definitiva per il diritto europeo sono possibili tutele rafforzate dei concessionari attualmente operanti in relazione alle diverse tipologie concessorie. Proprio quelle che non sono contenute nel provvedimento legislativo in esame. Si resta, comunque, stupefatti nel constatare come questo settore cruciale per il nostro Paese sia ancora sostanzialmente disciplinato dal Codice della navigazione del 1942 e che il trasferimento di funzioni dallo Stato alle Regioni sia stato così parziale e contradditorio da creare sin qui conflitti istituzionali e ulteriore confusione per le aziende interessate. Infatti, oltre alle modalità di affidamento delle concessioni, necessitano di soluzioni innovative un insieme di problematiche: dalla natura delle opere alle delimitazioni dei beni demaniali; dai criteri di determinazione dei canoni alle fattispecie estintive e modificative.

Per non parlare della sovrapposizione di soggetti pubblici titolari delle funzioni (Agenzia del Demanio, Regioni, Comuni). A tal proposito si evidenzia che resta ancora inattuato il federalismo demaniale, che potrebbe certamente dare impulso al necessario e non procrastinabile aggiornamento della linea demaniale (oramai risalente a quella del 1899); nonché a canoni più equi e maggiormente corrispondenti alle valenze turistiche da versare ai comuni con vincoli di destinazione per la tutela e una migliore fruizione della costa. È, pertanto, ormai tempo di riscrivere la parte demaniale del Codice della Navigazione adeguandola al nuovo assetto istituzionale e comunitario, anche al fine di introdurre elementi di semplificazione (Dia, conferenze di servizi, eliminazioni di valutazioni superflue come quelle doganali, ecc.) di procedure amministrative che attualmente ritardano o impediscono ammodernamenti e innovazioni di cui il settore ha costantemente bisogno. Serve, quindi, non una norma “tampone” ma una legge di riordino organico della materia e un deciso impegno del Parlamento e delle Istituzioni a difesa della balneazione attrezzata italiana quale irrinunciabile fattore di qualità e di vantaggio competitivo nel mercato turistico internazionale del prodotto “mare”.

Le nuove disposizioni necessitano, pertanto, di una loro riscrittura per la giusta e corretta tutela dei diritti dei concessionari attualmente operanti ma anche e soprattutto per la salvaguardia di un modello di balneazione efficiente e di successo. Ecco perché continuiamo, con forza e determinazione, nella mobilitazione della categoria fermamente convinti che, difendendo il nostro lavoro e le nostre aziende, stiamo tutelando anche gli interessi del nostro Paese che non può privarsi della balneazione di qualità che abbiamo costruito in decenni i sacrifici. Già organizzate assemblee in ogni regione aperte alla partecipazione dei cittadini, delle associazioni e dei rappresentati delle Istituzioni sia territoriali che nazionali. Chiediamo a codesto Parlamento di evitare un errore storico che sarebbe tragico per il nostro Paese: distruggere, con una legge sbagliata, migliaia di aziende prevalentemente a conduzione familiare e con esse due secoli di storia gloriosa del nostro turismo».