Lettera aperta al sindaco di Termoli

Lettere al direttore
Termoli martedì 13 agosto 2019
di La Redazione
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Il Sinarca
Il Sinarca © Termolionline.it

TERMOLI. Riceviamo la lettera aperta al sindaco di Termoli dal dottor Domenico Mastrogiuseppe.

«Signor sindaco, per alcuni giorni della settimana scorsa è stato chiuso al traffico il ponte sul Sinarca. Pur subendone il disagio della lunga deviazione sulla circonvallazione, ho accettato la cosa di buon grado pensando che finalmente qualche preposto si era reso conto del pericolosissimo stato di fatiscenza di quel ponte. La foto qui a fianco risale a qualche anno fa ed è la stessa che mandai al suo predecessore con l’inascoltata richiesta di intervenire in qualche modo. Il suddetto blocco è però durato solo un paio di giorni; dopodiché è stato rimosso ed il traffico ha ripreso il suo normale corso, senza neanche una opportuna limitazione ai mezzi pesanti. Neanche questa volta si è fatto nulla.

Le segnalo peraltro che quel ponte ha un assetto statico evidentemente mal progettato, essendo la campata molto lunga e solo molto leggermente arcuata; se a ciò si aggiunge lo stato di avanzatissimo degrado mostrato nella foto, si può ben comprendere quanto sia estremamente pericoloso. Essendo un ex residente di Termoli, frequentemente qui domiciliato presso l’abitazione che ho conservato in proprietà, mi consenta signor Sindaco anche le considerazioni che seguono. Nel decennio di mia residenza in questa bella ed operosa Città, per quel che ho potuto, ho cercato di contribuire al miglioramento del suo assetto urbano formulando ed inoltrando delle mie proposte agli amministratori di allora. Si trattava di proposte intese a migliorarne la complessiva vivibilità.

Le ritenevo importanti per cui mi adoperai per una raccolta di firme a sostegno; per la loro probabile valutata bontà non mi fu difficile raccoglierne quasi un centinaio. A quella iniziativa ed a quelle proposte dette la stampa locale. In quel periodo superare il Sinarca, per accedere al lungomare nord, implicava un’assurda e lunga deviazione obbligatoria di oltre 3 km verso l’interno che in molti cercavano di evitare entrando contromano. Fra i tanti incidenti che ne seguivano, ricordo quello gravissimo che subì un medico del locale ospedale con uno scooter; non perse la vita, ma quella che gli rimase l’ha trascorsa o la sta ancora trascorrendo in sedia a rotelle. Proponevo una semplice rotatoria proprio in corrispondenza della torre del Sinarca. Ne seguì l’intervento che portò all’attuale assetto; il quale però si limitò ad accorciare la deviazione senza realizzare la semplice rotatoria che proponevo nella petizione. Quel che fu realizzato è in pratica l’attuale aborto di rotatoria, che rotatoria non è, anche se è segnalata come tale. I frammenti di vetro che vi si rinvengono frequentemente sull’asfalto in corrispondenza dell’innesto con la circonvallazione, sono un evidente segno della sua estrema pericolosità: a chi la percorre, con diritto di precedenza, può infatti facilmente capitare di essere investito da chi proviene dalla circonvallazione, spesso ad altissima velocità. In quella petizione si chiedeva anche di realizzare una pista ciclabile lungo la ex statale 16. Pista che fu poi in parte realizzata e mi piace pensare che fu proprio in seguito alla mia petizione con le tante firme raccolte. Pista che però è di fatto scomparsa, perché permanentemente occupata dalle tante macchine dei residenti nei numerosi villaggi sorti lungo il litorale nord, che parcheggiano impunemente proprio sul suo tracciato.

È un vero peccato e sicuramente un’occasione persa per la Città: ovvero l’occasione di collegare tutto il lungomare molisano fra Termoli e San salvo, con la grande via ciclopedonale dei trabocchi che si sta realizzando in Abruzzo sul vecchio tracciato della ferrovia adriatica. In quella petizione, chiedevo anche di collegare le due spiagge divise dal Sinarca con un semplice ponte pedonale, realizzabile molto agevolmente ed a costi irrilevanti con criteri di ingegneria naturalistica (ne allegai anche un bel disegno a colori); cosa che purtroppo nessuno mai si è sognato di fare, precludendo ai tanti camminatori della spiaggia nord, come lo scrivente, di poter proseguire le loro passeggiate fin sotto le mura dell’antico borgo.

Infine, signor Sindaco, consapevole di rivolgermi alla massima Autorità politica di governo del territorio comunale e sicuro di interpretare il desiderio della totalità dei residenti stagionali del lungomare a nord del Sinarca, le chiedo di valutare la opportunità di inoltrare alle preposte competenti autorità governative, nei termini e nei modi che lei riterrà più appropriati, la richiesta di rimozione dall’incarico dell’attuale comandante della capitaneria di porto. È mia personale opinione, comunque riscontrata come molto diffusa, che non abbia i requisiti di saggezza e di buon senso, indispensabili per attendere al delicato compito che quella importante carica comporta. Prova ne è la smisurata potenza di reazione con la quale ha organizzato e guidato personalmente, dall’alto dell’elicottero in costosissimo e rischioso volo notturno, la sua battaglia contro i cosiddetti abusivi dell’ombrellone. Una vera e propria azione di guerra; l’ho filmata (vedere i video diffusi) perchè mi ha molto impressionato: aveva tutti i connotati di un attacco alieno. Un’azione di guerra condotta con un poderoso dispiego di mezzi di mare di terra e di aria: un elicottero in volo notturno dotato di potenti fotoelettriche per illuminare a giorno la spiaggia, mezzi navali di supporto dal mare e ingenti forze di terra; in numero si è scritto, di 60 unità, mobilitate da tutte le capitanerie di porto della costa abruzzese e molisana.

Un’azione che oltre agli evidenziati rischi propri di un volo notturno, cui è stato inutilmente esposto l’equipaggio dell’elicottero, è costato allo Stato una somma di denaro certamente ingente; che considerati gli elevatissimi costi di esercizio dei mezzi utilizzati e dell’impiego in trasferta ed in sevizio notturno di un così elevato numero di militari, ritengo sia valutabile in almeno cento mila euro. Somma a mio avviso sottratta senza una reale necessità e giustificazione, dai comuni fondi dello Stato che anch’io ho contribuito ad alimentare con oltre il 60 % del fatturato annuo della mia lunga attività libero professionale.

Un’azione che ritengo non necessaria e quindi non giustificabile, perché pur se in apparenza motivata dalla necessità di imporre il rispetto di una “circolare” è evidentemente riconducibile ad una pulsione di rivalsa. Il tutto ed è qui la predetta inopportunità, perché attuata in risposta ai banali tafferugli che la sera precedente a tale poderoso attacco sono stati innescati dall’azione di sequestro di ombrelloni e sdraio da parte una pattuglia di militari della capitaneria. Tafferugli poco più che banali (che in molti hanno filmato ed ai quali anch’io ho assistito da lontano), per la comprensibile reazione di alcuni bagnanti che hanno tentato di opporsi ai sequestri, strattonando dalle mani dei militari le loro sedie e i loro ombrelloni, ritenuti da molti ingiustamente sequestrati; uno di essi, di età avanzata, per lo stress conseguente al sequestro, evidentemente ritenuto indebito, ha avuto un malore che ne ha richiesto il ricovero con ambulanza. Una poderosa azione di guerra per ottenere il risultato di desertificare le spiagge a nord del Sinarca ed accumulare una enorme quantità di materiale, nella sua gran parte costoso ed in ottimo stato, che andrà inevitabilmente ad intasare le discariche; nessuno infatti andrà a rivendicarlo pagando una multa di 200 euro dopo aver firmato un verbale “confessione” di occupazione abusiva del demanio pubblico.

Tutto ciò ed è qui la dimostrazione evidente di mancanza di saggezza e buonsenso, si sarebbe comunque potuto ottenere ugualmente e molto agevolmente, senza i suddetti onerosi costi di mezzi e personale e senza quell’inutile ed insopportabile ostentazione di potenza: bastava ripetere l’azione di sequestro con un più nutrito gruppo di militari, illuminati dalle moderne e potenti torce elettriche portatili a led, invece che dalle fotoelettriche di un elicottero e magari autorevolmente supportati anche da una pattuglia di saggi e valenti carabinieri. Nei giorni successivi al massiccio attacco di terra di mare e di aria, ho visto più volte l’elicottero della guardia costiera sorvolare il litorale ed ho immaginato l’espressione compiaciuta del comandante, nel vedere la spiaggia quasi deserta. Lui non ha evidentemente il problema che hanno i tanti operatori che vivono di turismo: quello cioè di mettere insieme il pranzo con la cena. Gli è quindi certamente difficile comprendere il danno economico che la sua azione di guerra ha inferto a quegli operatori e più in generale alla Città; posso tuttavia assicurargli che a quel deserto che osserva compiaciuto dall’alto del suo elicottero, corrispondono tante partenze che so esserci state e quindi tanta economia in meno per i suddetti operatori; sono infatti tanti i residenti stagionali che hanno preferito andarsene.

Sono i tanti in gran parte anziani, che hanno investito i risparmi di una vita acquistando una casa sul mare per goderne dei benefici di salute in serena tranquillità. Anziani che non possono più godere della permanenza in spiaggia, perchè hanno oggettive ed insuperabili difficoltà a trasportare quotidianamente pesanti sedie ed a sobbarcarsi la fatica, non indifferente ad una certa età, di piantare ogni mattina stabilmente uno o più ombrelloni. Si può quindi ben comprendere l’amarezza espressa dal signor Walter La Marca nell’intervento da voi recentemente pubblicato. Condivido pienamente le sue considerazioni e la sua analisi; dimostra quanto inopportuna ed ingiusta è stata quella azione di guerra, scatenata contro la di lui definita “Cosca degli ombrelloni”.

Che detta analisi sia molto pertinente e probabilmente giusta lo dimostra anche la melmosa fiumana di odio che gli è stata scatenata contro, con la deprecabile pubblicazione da parte di un’altra testata online, dei commenti social dei tanti imbecilli odiatori seriali in servizio permanente effettivo sul Web. Alcuni dei tanti commenti esprimevano consenso all’operazione della capitaneria perché, si è scritto, la spiaggia va tenuta sgombra per consentirne la pulizia notturna; è una pura fandonia: la vera pulizia delle spiagge è quella cui provvedono gli amministratori dei vari villaggi, a spese dei relativi condòmini. Quella cosiddetta pubblica si limita semplicemente ad arare con un erpice largo non più di 3 metri una sottile striscia del bagnasciuga che dopo una veloce passata in su e in giù risulta larga non più di 5 metri. Operazione peraltro del tutto inutile e forse anche dannosa perché disseppellisce e rende pericolosi, per le ferite che possono provocare, i frammenti di vetro ed altri oggetti acuminati, spesso arrugginiti (a volte perfino aghi di siringhe), che sepolte in sabbia battuta non rappresenterebbero motivo di rischio.

Cordiali saluti e grazie per l’attenzione».

Dottor Domenico Mastrogiuseppe