Pillole per tutti

martedì 08 giugno 2021
di Claudio de Luca
Filo di perle
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LA POESIA ED I POETI - In Molise, l’ "ars poetica" appare essere l’appannaggio di chi sia stato posto in quiescenza. Sino a qualche decennio addietro, quando nessun Editore avrebbe osato pubblicare certi libri, gli Autori potevano contare su di una sorta di auto-censura che risparmiava loro eventuali eccessi ed esagerazioni. Ora, con la libertà di pubblicare tutto, col silenzio dei 'mass media' e dei critici (professionisti o dilettanti che siano) su qualunque testo, lo scrittore rimane indifeso da se stesso e può cadere (come, purtroppo, spesso accade) nel ridicolo. Ai suoi tempi, ai sedicenti poeti, che gli inviavano opere inedite da giudicare, Giuseppe Prezzolini usava rispondere con un modello di lettera redatto pressappoco così:”Ho letto le sue liriche e le ho trovate splendide, meravigliose, novissime e tali da mettere in ombra non solo i poeti italiani contemporanei quand’anche quelli di mezzo mondo. Dinanzi ad un miracolo simile, sconsiglio la pubblicazione in modo assoluto. L’apparizione di quest’opera susciterebbe tanta invidia nei poeti accreditati che, in tal modo, finirebbero con l’influire sulla critica facendo relegare le sue poesie tra le scorie letterarie. Il che sarebbe un vero peccato. Quindi, Le consiglio di tenerle ben nascoste, limitandosi a leggerle soltanto ad amici sicuri”.

IL GIOCO D'AZZARDO - E' una delle manie dei Molisani. Secondo i contenuti di uno studio, condotto dall'Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa su 40mila studenti, la percentuale di 15-19enni che hanno giocato d'azzardo almeno una volta nel corso dell’anno sarebbe lievitata rispetto al passato, soprattutto tra le ragazze. Quasi un adolescente su due (compresi gli infradiciottenni) si sarebbe lasciato prendere la mano da giochi come il “Gratta e vinci”, il “Superenalotto”, i videopoker e le puntate 'on line'. Lungo lo Stivale, questi giochi ”col rischio” vengono praticati da giovani e da adulti e sarebbero cresciuti al ritmo del 15% ogni anno. Ammonterebbero a poco meno di 60 i miliardi di euro puntati. Tutto questo è accaduto (e continuerà ad accadere) nonostante si sappia che, sui tempi lunghi, finisce col perdere sempre chi gioca. Una constatazione sicuramente poco allettante per gli incalliti praticanti dell’azzardo. La Dea bendata non esiste; ma, seppure Madama Fortuna fosse un’entità reale, bacerebbe raramente gli audaci. A dirlo sono gli èsiti di un principio elaborato da alcuni matematici. Grazie ad una moltiplicazione, dal meccanismo difficile da esplicitare da chi non sia un addetto ai lavori, pure un 'jouer' inarrestabile potrebbe conoscere in anticipo - e con estrema esattezza - quanto danaro avrà perduto dopo mesi (od anni) di assidua pratica del tavolo verde.

LA SMORFIA - La Càbala si premura di fornire i numeri per tradurre i sogni in ambi, in terni, in quaterne, in cinquine e nella “sestina” del superenalotto. La parola viene dall’ebraico. Significò dapprima interpretazione mistica (o magica) di dottrine religiose o filosofiche, di poi imbroglio, raggiro, artifizio perché, interpretando, è sempre possibile gabbare, infinocchiare chi ci ascolta. Ma quale càbala è più sicura? Quella barese, la siciliana o la napoletana? In materia regna una gran confusione. Per esempio, il letto fa 4; ma, ove sia occupato, fa 5. Però, “Il gran pescatore” (autentica autorità in materia) dice 83. Il revolver farebbe 7, ma altri “esperti” dicono 60. Insomma occorrerebbe unificare le smorfie, istituendone – in forza della legge – una sola, ma ufficiale. Una volta i botteghini del lotto (oggi sostituiti dalle tabaccherie e dalle edicole che resistono) detenevano sempre un “libro dei sogni” da offrire alla disponibilità dei clienti. Se questi, mentre dormivano, avessero “visto” un pozzo (segno di cattiva fine), avrebbero annotato il 66. Se, d’intorno, ci fosse stato un prato (indice di abbondanza), il numero giusto sarebbe stato il 68. Se dal prato si fosse alzata una quaglia (simbolo di fortuna), il numero da giocare doveva essere l’80. Così il terno era bello che pronto (66-68-80); e, seppure non fosse uscito per tre giocate, la circostanza sarebbe rientrata nella normalità perché la “smorfia” indica, ma non determina. D’altra parte il vero giocatore non ha bisogno di vincere. Gli è sufficiente leggere gli estratti sul proprio quotidiano, coprendoli con un foglietto per centellinare i numeri lentamente. Né più né meno di quel che fanno i giocatori di poker quando strizzano le orecchie alle loro 5 carte a frazioni di millimetri. Il giocatore tosto va a guardare le uscite pure se non abbia tentato la sorte: tiene d’occhio i ritardi, le ripetizioni e le combinazioni straordinarie. I severi educatori del popolo d’una volta guardavano al lotto come ad una tassa sull’imbecillità.

Claudio de Luca