​Tre ragazzi ci mettono la faccia

Termoli giovedì 11 aprile 2019
di Luigi Marino
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TERMOLI. Che tre ragazzi ci mettano la faccia diventa un fatto eccezionale in un paese dove la maggior parte dei giovani sta zitta. Dovrebbe essere normale che cittadini, giovani in particolare, si facciano sentire allo scopo di stimolare e collaborare con le istituzioni. Le istituzioni spesso sono sorde da entrambe le orecchie. Altrove non è sempre così. Ci sono delle amministrazioni che hanno fatto della “partecipazione” l’elemento principale della loro azione di gestione della cosa pubblica. E funziona molto bene a vantaggio di tutti perché è la coesistenza di idee ed esperienze diverse che fa la qualità.

A Termoli (devo pensare in maniera del tutto casuale) una risposta alle richieste dei tre giovani è stata data da uno spot pubblicitario a carattere turistico. Un filmato che gira in questi giorni presenta spiaggia e paese vecchio attraverso un filtro che falsifica la città attuale e ne propone una immagine futura irreale: dovrebbe far riflettere. Termoli appare come un “paese dei balocchi” dove tutto quello che si fa è gioco con belle ragazze (ovviamente), con bevute e baci. Chi diceva di voler “cambiare la faccia alla città” intendeva questo? Un paese “della cuccagna” che vive un paio di mesi l’anno. Negli altri mesi ci sono ragazzi che chiedono di essere ascoltati e di essere rassicurati sul loro futuro. Cosa si può offrire loro all’infuori di qualche lavoretto da barista? Ci sono paesi che, oltre alle proprie bellezze, cercano di valorizzare il loro patrimonio culturale: Termoli cosa offre? Probabilmente il committente del film non si rende conto del danno che potrebbe derivare dal confronto con gli altri paesi costieri che da tempo hanno avviato politiche turistiche e culturali di ben altra qualità.

Viene il sospetto che questo filmato sia la pubblicità nemmeno tanto occulta a una “città del divertimento” futura, una città con una vasta spianata pedonale (c’è un premio Guinness per le spianate?), bar, esercizi commerciali e appartamenti di pregio raggiungibili attraverso un lungo budello sotterraneo i cui costi di manutenzione saranno però a carico della città.

A Termoli mancano (solo per il fatto che diverse amministrazioni le hanno ignorate) molte di quelle risorse che caratterizzano altre città e dirette alla crescita culturale e alla maturazione di un senso civico. Sono quelle le vere risorse che possono rendere possibile la gestione democratica di una città.

I giovani sappiano che nei prossimi giorni le promesse ci saranno ma sappiano anche che è molto probabile che verranno subito messe da parte con le giustificazioni più strampalate. I giovani sappiano che se verranno coinvolti non sarà per le loro competenze quanto piuttosto per le capacità di ramazzare utili voti tra parenti e amici. D’altra parte, a cosa servono competenze ed esperienze se a Termoli si vedono amministratori improvvisati urbanisti?

I giovani possono ribaltare il mondo (ma un po’ più difficile è fare qualcosa a Termoli dove il “nuovo” corrisponde a una nuova speculazione) scardinando la vecchia e sempre attuale abitudine di votare svogliatamente e sperare che l’amministrazione faccia gli interessi della cittadinanza. Una amministrazione che ritiene di avere avuta l’incoronazione e il lasciapassare a fare senza dover rendere conto a chi l’ha votata visto che lo slogan “vota per te” è stato smentito in diverse occasioni. I giovani non devono dimenticare che molti di loro hanno chiesto, ripetutamente e inutilmente, di poter esprimere un loro parere (nemmeno vincolante) sulla questione tunnel e tutta la giostra che gli sta dietro.

Ho il timore che la situazione termolese sia ancora ben racchiusa in una frase che ho raccolto da uno studente universitario incontrato in treno qualche anno fa quando, rispondendo a due suoi colleghi che esprimevano forti preoccupazioni sul loro futuro da prossimi laureati, ha detto: “a me non me ne frega un cxxxx che c’ho un parente sul comune”.