Infanzia e apprendimento, un diritto talvolta negato

Termoli mercoledì 20 novembre 2019
di La Redazione
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Elda Corazzin
Elda Corazzin © Personale

TERMOLI. Nel giorno in cui ricorre il trentennale della Convenzione dei Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, voglio dire qualcosa su un diritto talvolta negato. Quello ad esprimere le proprie caratteristiche senza essere discriminati o penalizzati per esse, in ambito scolastico. Come sapete esistono delle caratteristiche neurobiologiche molto diffuse nella popolazione, che vengono chiamate dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia. Sono chiamate anche Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Ma i bambini e i ragazzi (nonché gli adulti, poiché non essendo patologie, da esse non si "guarisce") che le hanno non hanno nulla di "disturbato", ma solo una diversa architettura neuropsicologica che fa si che apprendano in modi differenti dalla maggior parte delle altre persone.

A volte, con risultati anche sorprendentemente brillanti,altre volte (spesso) con grosse difficoltà, a causa di metodologie didattiche che privilegiano spiegazioni che passano solo attraverso il canale uditivo, tralasciando altre modalità più esperienziali e partecipative o iconiche. I bambini e ragazzi con queste caratteristiche di apprendimento spesso non vengono capiti e valorizzati dai loro insegnanti e sono tacciati di svogliatezza e disinteresse, facilità alla distrazione e altre cose. La realtà è che è difficile seguire spiegazioni veicolate in una modalità che ostacola l'apprendimento invece di favorirlo. Esiste una legge, la 170/2010 che tutela i diritti degli studenti con caratteristiche di DSA. Questa legge viene ancora troppo spesso disattesa nelle scuole italiane. La 170 ha la finalità di garantire loro il diritto all'istruzione, favorirne il successo scolastico, ridurne i disagi relazionali ed emozionali dovuti ad una cattiva gestione della caratteristica DSA in classe, adottare adeguate forme di verifica e valutazione,che tengano opportunamente conto dell'incidenza del disturbo sul profitto. La legge 170 dichiara la necessità di formare adeguatamente i docenti e sensibilizzare le famiglie e assicurare pari opportunità di sviluppo delle capacità di queste menti particolari e meravigliose in ambito scolastico e professionale.

Le persone con tali caratteristiche hanno un'intelligenza nella norma o superiore ad essa e, spesso, posseggono particolari talenti in ambito artistico, musicale o altri settori afferenti alla sfera della creatività umana, proprio grazie al loro cervello "neuro-diverso". I Dsa sono una punta di diamante che può svelare le capacità più alte e più belle di cui l'essere umano è capace. Per quale motivo si riserva spesso un trattamento mortificante e generatore di sofferenze a scuola? La risposta è solo una. La didattica non è adeguata. La formazione di qualità dei docenti, ancora carente. Il pregiudizio altissimo, perché "se è un DSA non può fare più di tanto", "se usa le mappe è avvantaggiato," e altre simili amenità che a nulla servono se non a infrangere, quotidianamente, i diritti delle persone con tali caratteristiche, ogni giorno, nelle aule scolastiche. Bambini e ragazzi che ogni giorno, vittime di superficialità, ignoranza e pregiudizi hanno sofferenze emotive, che lasciano segni che porteranno dietro per tutta la vita. E questa è una grandissima ingiustizia. Lo ricordo nella giornata per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

“Il capolavoro dell'ingiustizia è di sembrare giusto senza esserlo.” Platone

Dottoressa Elda Corazzin

Psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, perfezionata in psicopatologia dell'apprendimento.