Il suolo è un organismo vivo: la giornata mondiale

giovedì 05 dicembre 2019
di La Redazione
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Vincenzo Michele Sellitto
Vincenzo Michele Sellitto © Termolionline.it

LARINO. Dall’agronomo e docente Michele Sellitto, che opera anche con la Ms Biotech di Larino, un saggio interessante in occasione della Giornata mondiale del suolo.

«Perché la necessità di avere una giornata mondiale dedicata al suolo? Forse perché dal suolo dipende oltre il 98% della produzione di alimenti, che esso rappresenta una risorsa che gioca un ruolo chiave negli ecosistemi e che racchiude il 90% della biodiversità dell’intero pianeta (ovvero numero di esseri viventi). Il suolo fornisce inoltre il substrato idoneo alla crescita delle piante, regola il clima e gli scambi gassosi con l’atmosfera, regola il flusso e le riserve di acqua nell’ambiente, mantiene il patrimonio culturale, fornisce materiali inerti per le costruzioni; sostiene le fondamenta delle infrastrutture, sottende gli elementi di un paesaggio, contiene la formazione e agevola la distruzione dei composti di sintesi chimica; in altre parole forse perche è da considerare il suolo la nostra risorsa superficiale terrestre più importante. Il suolo inoltre è da considerarsi una risorsa naturale non rinnovabile poiché i tempi di formazione sono estremamente lunghi rispetto a quelli di degradazione. Infatti, per la formazione di 1 cm di suolo, attraverso processi di natura fisico-meccanica, chimica e biologica, sono necessari oltre 100 anni, e per la formazione di humus stabile occorre almeno un millennio. In questo lento processo di metamorfosi entrano in gioco numerosi fattori quali: clima, organismi viventi, morfologia, tempo. Il suolo quindi al pari di qualsiasi organismo vivente nasce si sviluppa e se mal gestito muore.

Quindi facilmente ci si rende conto che il suolo al pari di qualsiasi altro essere vivente deve essere nutrito, protetto e la sua gestione deve essere un imperativo della nostra agricoltura. Questa sua peculiarità di considerarlo vivo deriva dagli organismi che in esso vivono: batteri, funghi, alghe, attinomiceti, protozoi, acari, insetti, vermi, lombrichi. Proprio a carico dei microrganismi che vivono nel suolo sono numerosi i servizi ecosistemici che garantiscono la vita sulla terra, quali ad esempio il funzionamento dei cicli biogeochimici degli elementi nutritivi (alla base dello sviluppo delle piante e degli animali). A fronte di questo solo nel nostro paese si è registrata crescita percentuale di più del 180% di consumo di suolo dagli anni '50 ad oggi, aumentando gli effetti negativi sul territorio, sull'ambiente e sul paesaggio. In totale, quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell'ultimo anno si concentrata nelle aree urbane, il 15 % in quelle centrali e semicentrali, il 32 % nelle fasce periferiche e meno dense.

Gli incrementi maggiori, indicati dal consumo di suolo netto in ettari dell’ultimo anno, sono avvenuti nelle regioni Veneto (con 923 ettari in più), Lombardia (+633 ettari), Puglia (+425), Emilia-Romagna (+381) e Sicilia (+302). Valle d’Aosta, Umbria, Liguria e Molise sono le regioni, invece, che quest’anno hanno avuto incrementi inferiori ai 50 ettari. Invece, in Rapporto alla popolazione residente invece , il valore più alto si riscontra in Basilicata (+2,80 metri quadrati per abitante), quindi Abruzzo (+2,15) e in Molise (+1,5 - 590 m2/ab nel 2018). ll recente consumo di suolo produce un danno economico potenziale compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro l'anno, dovuti alla perdita dell'ecosistema del territorio. I nostri terreni urbani, anche quando risparmiati dal cemento, sono sempre più poveri,frammentati, erosi, desertificati.

Le aree dove il livello di degrado è aumentato coprono ottocento chilometri quadrati, quelle con forme di degrado più limitato addirittura diecimila chilometri quadrati. Oltre alla distruzione fisica del suolo altre cause di degrado, non meno importanti, sono rappresentate dalla contaminazione di elementi tossici, dall’impoverimento della biomassa microbica per eccessivo uso pesticidi, dalla progressiva diminuzione del carbonio organico per il carente apporto di sostanza organica e dalla progressiva salinizzazione. E’ chiaro che per tentare di arrestare questo disastroso trend negativo è necessario intervenire oltre che con strumenti di tipo politico, anche e soprattutto con azioni di sensibilizzazione nei confronti della popolazione. Per preservare il suolo bisogna conoscerlo.

Ancora oggi per la maggior parte della popolazione mondiale quando si parla di suolo si pensa o lo si associa solo a qualcosa che calpestiamo e come conseguenza ancora oggi èsiste un sostanziale disinteresse soprattutto da parte di chi ha il compito di governare. Riguardo. I dati del Rapporto Ispra, confermano l'urgenza di definire al più presto un assetto normativo nazionale sul consumo di suolo e ci mostrano chiaramente come in Italia manchi una pianificazione attenta e consapevole del territorio, soprattutto perché il consumo di suolo avanza proprio nelle aree a rischio sismico, idraulico o soggette a frane. In Italia è gravemente assente una legge nazionale che affermi il valore del suolo, quale risorsa vitale e non-rinnovabile e, di conseguenza, una strategia nazionale per la sua tutela. Anche la FAO ha affermando che praticando una gestione sostenibile del suolo si potrebbe ottenere un aumento tale delle derrate alimentari, che compenserebbero quasi completamente la richiesta di incremento prevista per il 2030. In scala globale, proteggere il suolo e le vitali funzioni che esso svolge significa proteggere il Pianeta e garantire il futuro dell’Umanità».