É un mondo di mondi

Termoli giovedì 12 dicembre 2019
di Letizia Bindi
Transumanza
Transumanza © press office e ruralità

CAMPOBASSO. Al termine di un lungo percorso il processo di candidatura della transumanza a patrimonio immateriale dell'Unesco è giunto al suo positivo termine.

La candidatura è stata presentata dal Ministero delle Politiche agricole con la supervisione del gruppo che fa capo ad Antonello Petrillo e ad Alessandro Zagarella su sollecitazione della famiglia Colantuono e dell'Asvir Moligal, inizialmente e allargando poi la rete a molte altre realtà sparse in tutto il territorio italiano e quindi in rete con le esperienze e le comunità di Grecia e Austria.

Credo si tratti di un impegno importante che si apre per le comunità locali, per chi si è impegnato nel mantenere viva la pratica e per chi come noi del Centro Biocult dell'Università degli Studi del Molise ha cercato di portare avanti in questi anni la ricerca e l'impegno a fianco dei protagonisti del pascolo vagante. Siamo stati parte di questo processo, come altri lo abbiamo supportato, senza protagonismi, ma con attenzione e passione per questo mondo di vita. Abbiamo fornito il nostro sostegno e le esperienze di ricerca che abbiamo prodotto in questi anni.

Abbiamo camminato con i pastori e gli animali in Molise, con la famiglia Innamorato e il loro gregge e ad Amatrice: lì dove tornare in transumanza è ritrovare la forza per reagire alla distruzione e alla perdita. Al tempo stesso la transumanza è un bene immateriale che va oltre e che si ritrova in ogni continente. Come studiosi di molti ambiti disciplinari diversi dell’Università del Molise stiamo collaborando con la Francia, la Spagna, l'Albania, la Polonia, la Norvegia, e poi con i pastori di Neuquén in Patagonia e dell'area di transumanza transfrontaliera lungo la Cordigliera delle Ande.

É un mondo di mondi, tutti meritevoli di rispetto e di cura rispetto ai quali cerchiamo solo di mettere a disposizione le nostre competenze di ricercatori. Senza trionfalismi, prendiamo questo risultato come un impegno se possibile più grande ancora augurandoci che i tratturi e le vie d'erba insegnino ancora una volta la strada giusta da seguire.

Letizia Bindi