Dalla Casa del Libro al Teatro Verde: in scena il trasformismo di Matthias Martelli

Spettacolo
Termoli martedì 31 luglio 2018
di Valentina Gentile
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Matthias Martelli al Teatro Verde
Matthias Martelli al Teatro Verde © Valentina Gentile

TERMOLI. Il palco del Teatro Verde, che ha visto avvicendarsi negli anni grandi nomi dello spettacolo e numerosi talenti di nicchia, è stato travolto ieri sera dalla verve di Matthias Martelli. L’attore - nato a Urbino ma torinese d’adozione - dopo un tour di tre anni che ha toccato 16 regioni con oltre 250 repliche, ha fatto tappa anche in Molise col suo “Il mercante di monologhi”, straordinario successo di pubblico e critica e vincitore di importanti riconoscimenti teatrali.

Accompagnato alla fisarmonica e tastiere da Matteo Castellan, musicista brioso ma anche degna spalla in scena, Matthias sale sul suo carretto di legno dal quale, proprio come un mercante, tira fuori senza sosta vestiti, oggetti bizzarri, ma soprattutto la merce più importante e preziosa: i suoi monologhi.

Un pubblico di ogni età osserva con stupore e divertimento una galleria di personaggi grotteschi che rappresentano altrettanti aspetti dei nostri tempi, portati all’estremo in una satira graffiante e surreale – ma neanche troppo, a ben vedere.

Ecco quindi un politico qualunquista che, come in una tombolata, estrae a caso da un sacchetto le cose che lo indignano del nostro Paese, inciampando in giochi di parole che si rincorrono e si accavallano fino al nonsense totale.

Sale poi sul pulpito Don Iphone, sacerdote che predica il culto del web e delle nuove tecnologie. Coadiuvato da Suor Wireless (il maestro Castellan), recita una dissacrante messa durante la quale invita i fedeli del pubblico ad alzarsi in piedi e rispondere alle sue preghiere con un “Mi piace” in luogo del canonico “Amen”.

Anche in queste vesti, il giovane e provocatorio Martelli spinge al limite dell’assurdo la sua, che è poi la nostra, verità, arrivando a biasimare con sarcasmo chi ancora esce di casa e parla faccia a faccia. Scrosciano applausi e le risate dolciamare sono interrotte solo dai brevi stacchi musicali e da un inatteso interludio poetico.

L’attore infatti, sebbene a ragion veduta dipinto come pungente e caustico, lascia la folla senza parole con un monologo commovente che è un elogio della lentezza. “Bisogna imparare ad aspettare in silenzio, ogni tanto esser felici di avere in tasca soltanto le mani. Andare lenti significa incontrare cani senza travolgerli, dare un nome agli alberi e agli angoli, trovare una panchina, sedersi e suscitare pensieri involontari, senza dover per forza progettare...

I ritmi tornano a farsi sempre più serrati sul finale quando, con un solo cappello, Matthias si trasforma senza pause in una moltitudine di personaggi diversi: dal cowboy al torero, da Napoleone a un samurai, passando per un pescatore abruzzese, una suora e un bimbo del nuovo millennio. La mimica facciale del performer è sorprendente e capace di suscitare ilarità anche senza il supporto delle parole.

Dopo l’immancabile richiesta del bis, Matthias inforca gli occhiali e diventa poeta post-decadente che declama versi ammiccanti a un erotismo e un amore goffi e strampalati.

I ringraziamenti finali sono genuini: a Termoli e al suo pubblico; alla Casa del Libro che ha organizzato l’evento; alla sua ragazza Francesca Garrone (presente tra la folla), acrobata e performer che ha curato la coreografia dello spettacolo; e naturalmente al suo prezioso compagno di scena Matteo Castellan.

Martelli conclude annunciando con onore di star riproponendo, grazie al Teatro della Caduta di Torino, “Mistero buffo” di Dario Fo, il quale poco prima della scomparsa aveva dato personalmente il suo consenso. Invita poi tutti a seguirlo e restare in contatto, a partire dall’incontro di questa mattina, alla Casa del Libro di Termoli, per discutere ancora di quei monologhi “venduti” durante la serata in cambio di soli applausi.