Le allergie e le intolleranze alimentari: tra mito e realtà

Termoli Doc
giovedì 25 giugno 2020
di Dott.ssa Maria Laura De Cristofaro
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Negli ultimi anni , l’alimentazione è diventata fattore di primaria importanza nella nostra vita.

Programmi di cucina celebrati in tutto il mondo ( chi non ha mai visto Masterchef?), libri a tema, discussioni accese nei più famosi salotti di talk show, dove vegetariani, vegani, fruttariani, crudisti, carnivori e salutisti si incontrano sempre più spesso per discettare di cibo e benessere, hanno portato l’alimentazione al centro dell’interesse collettivo.

Ciò ha consentito , negli anni, un lento, ma costante cambiamento dell’atteggiamento delle persone verso il cibo , acuendone desideri gourmand, curiosità etniche, voglia di sperimentazione e, non da ultimo, consapevolezza delle possibili allergie od intolleranze ad esso correlate. Infatti, la stima globale delle allergie alimentari è del 20% nella popolazione generale e del 5% nei bambini sotto i 3 anni di età.

Le allergie alimentari, che si sviluppano in seguito ad un’anomala reazione del sistema immunitario e delle sue armi, i linfociti e le immunoglobuline, possono causare dermatiti, asma, riniti, prurito del cavo orale, orticaria, edemi locali o generali, dolori addominali, turbe dell’alvo fino al temibile shock anafilattico. Gli alimenti più frequentemente coinvolti sono latte ed uovo nell’infanzia; frutta a guscio, crostacei, pesce, grano, pesca, soia nell’adulto. Alcuni soggetti allergici manifestano sintomi da cross-reattività tra pollini ed alimenti (betulla-mela, graminacee-pomodoro) o tra lattice e frutta come la castagna o la banana.

Il composito mondo degli allergici ad alimenti può essere diagnosticato grazie a test in vivo (PRICK TEST; PRICK by PRICK) ed in vitro (PRIST e RAST), tutti scientificamente validati. Vi sono poi test di III livello (TEST di SCATENAMENTO ORALE) e di IV (BAT). Quest’ultimo è disponibile solo nei centri di ricerca.

Altro discorso sono le intolleranze alimentari che si sviluppano per deficit o assenza di enzimi da cui dipende la digeribilità, ad esempio, del lattosio, del glucosio, del lattulosio.

La diagnosi si pone attraverso l’esecuzione del breath test (letteralmente: test del respiro).

La celiachia è una sindrome su base autoimmune indotta dalle prolamine, il principale complesso proteico strutturale del frumento, dell’orzo e della segale, in soggetti geneticamente predisposti. Costoro possono digerire, senza problemi, il mais, il riso, la fecola di patate. La diagnosi si avvale di indagini sierologiche e della gastroscopia.

La sindrome sistemica indotta dal nichel (SNAS) e le intolleranze sia farmacologiche (vs.istamina, tiramina, triptamina) che verso additivi, completano il quadro nosologico.

In ogni caso, la risposta a tutte queste problematiche può offrirla l’allergologo o il gastroenterologo, attraverso l’applicazione di protocolli diagnostici validati dall’Evidence Based Medicine (EBM).

Chi vuole approfondire questo argomento così ampio e complesso può leggere in rete “Il documento condiviso sulle allergie e le intolleranze alimentari” che le società scientifiche del settore hanno approntato, su invito della dott.ssa Roberta Chersevani, presidente degli Ordini dei Medici Italiani, affinchè vi sia il corretto inquadramento di queste patologie.

Tutto il resto è mito.