L’olio EVO che cura la violenza

Termoli Doc
venerdì 03 luglio 2020
di Equipe Kairos
Più informazioni su
L’olio EVO che cura la violenza
L’olio EVO che cura la violenza © termolidoc

Sono donne e si prendono cura dell’umanità da decine di migliaia di anni. Dall’Asia Minore e dalla Siria fino a tutta l’area del Mediterraneo, dalla Grecia fino a Roma, hanno prodotto e usato olio di oliva per l’alimentazione, per l’igiene del corpo, per la cosmesi, per ravvivare e conservare i capelli e il loro colore naturale, per i massaggi muscolari e articolari, per ripulire e favorire la guarigione delle ferite, per la cura delle ustioni e dei sofferenti di stomaco, di fegato, di intestino.

Nel passato lo hanno usato per medicamenti nella cura di infezioni ginecologiche, scottature e gonfiori o come cura delle cardiopatie, della febbre, e come ipotensivo, antidiabetico, emolliente e diuretico. Si sono prese cura delle caratteristiche nutraceutiche (nutritive e terapeutiche insieme) di uno dei prodotti che nel corso dei millenni si è rivelato per il nostro territorio uno dei più preziosi doni di Madre Natura.

È lo è soprattutto per un gruppo di donne che il mondo maschile ha messo ai margini, ha costretto all’angolo, terrorizzandole, picchiandole, minacciandole di fermarle per sempre. Ma loro no, alcune di loro non hanno accettato che qualcosa del loro passato millenario potesse essere così disconosciuto e violentato da questi che molte di loro preferiscono non chiamare più “uomini”, e neanche “bambini”, perché pur mostrando la fragilità dei piccoli, questi violenti non hanno mai conosciuto la bontà e le promesse dell’infanzia.

Loro invece sì, le donne che curano la violenza con l’Olio d’oliva extravergine molisano, riscoprendo in questo prodotto elementi simili a quelli del loro latte, quello che hanno dato dal loro seno ai bambini nel corso della loro storia millenaria: acidi grassi insaturi essenziali, acido linoleico (LA), capostipite degli acidi grassi insaturi omega-6, e alfa linolenico (ALA) capostipite degli insaturi omega-3, contenuti anche nell’olio d’oliva in proporzioni percentuali simili.

Lo hanno scoperto durante un corso di formazione voluto dalla Cooperativa Sociale Kairos di Termoli nell’ambito di un progetto finanziato da Regione Molise con fondi POR FESR/FSE 2014-2020. Il progetto, denominato “A.S.P.Em. – Agricoltura Sociale per la Promozione dell’Empowerment di donne e famiglie monoparentali con minori”, era stato ideato dall’équipe della Kairos in collaborazione con operatrici del Centro Antiviolenza Be Free del Molise. Un progetto che si è rivelato un modello pilota di promozione dell’indipendenza economica attraverso l’olivicoltura sia per il Molise sia per il resto del Paese. E i molisani sono orgogliosi di questo, loro che conoscono la biografia di questo territorio, che sanno bene che proprio il Molise, anzi il Basso Molise, è stato la culla dell’olivicoltura italiana con la fondazione, 25 anni or sono, dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio voluta da Pasquale Di Lena il 17 dicembre 1994 a Larino.

Nella loro terra, quella del Molise, Kairos ha mostrato loro il grande patrimonio di almeno diciotto varietà autoctone di olivi, la cui bontà veniva decantata già nell’antichità da un illustre agronomo come Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.) o dal poeta romano Quinto Licinio (230-160 a.C. circa).

E così le ha aiutate a produrne uno proprio, recuperando uliveti abbandonati e a rischio di abbandono: il loro olio arriva dal Molise, dalle terre di Guardialfiera, quelle narrate da Francesco Jovine in romanzi come “Signora Ava” e “Le Terre del Sacramento”, da uliveti che hanno trasformato in giardini, da cui è possibile assaporare l’odore dei boschi ricchi di tartufo e mirare il famoso lago di Guardialfiera, attraversando i campi agricoli lungo antichi tratturi utilizzati un tempo dai pastori con le loro greggi fino ai pascoli delle pianure che si spingono a valle verso l’Adriatico.

Le donne di ASPEm da qualche tempo stanno volgendo lo sguardo alle loro antenate per dare continuità alla vita, oltre la perdita, le ferite, il ricordo che, senza i doni gratuiti e preziosi della loro terra, quella che nel vissuto degli incontri con le psicologhe e con i formatori è diventata la loro terra, la “Terra delle Donne”, le avrebbero inchiodate nel “nient’altro che”.

Ma loro, assieme alle Cooperative Sociali Kairos di Termoli e Be Free di Roma, hanno un grande progetto: secondo i dati dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (I.S.M.E.A.), la produzione di olio d’oliva in Italia nel 2018 si è più che dimezzata, passando dalle 428.922 tonnellate del 2017 a 185.000 tonnellate. È stato il secondo peggior risultato degli ultimi anni per la produzione italiana di olio dopo quello del 2016 (quando le tonnellate di olio d’oliva prodotto furono 182.325) ma, insieme a un costante aumento dei prezzi e a una domanda superiore all’offerta, sta mostrando i segni di una crisi in un settore che per anni è stato tra i punti di forza dell’economia italiana. L’Italia, che nel 2017 era il secondo produttore di olio d’oliva al mondo, è stata superata dalla Grecia, che nel 2018 ha prodotto circa 240 mila tonnellate di olio, nonostante un calo del 30,6 per cento. Il maggiore produttore è invece sempre la Spagna, che nel 2018 ha aumentato la sua produzione del 24 per cento, arrivando a circa 1,5 milioni di tonnellate.

L’olivo è invece da sempre parte integrante del patrimonio storico, economico e ambientale del nostro Molise e, a differenza di altre realtà, la presenza degli olivi accompagna e caratterizza l’intero territorio regionale, pur risultando una quota consistente degli oliveti regionali ancora gestita secondo modalità non professionali. La produzione regionale coinvolge imprese di ridotte dimensioni e perlopiù attività di tipo famigliare, con conseguente difficoltà ad affrontare singolarmente le problematiche registrate a livello nazionale rispetto alla produttività.

Le donne di ASPEm hanno compreso, invece, che la gestione dell’uliveto è complessa e non può prescindere da professionalità, specializzazione e capacità di cogliere le opportunità offerte dall’innovazione. Monitorare le produzioni e intervenire nei modi e nei tempi opportuni diventa una condizione necessaria per ottenere qualità, quantità ma soprattutto continuità produttiva e di reddito.

L’Olio prodotto, cui le donne beneficiarie hanno dato il nome di “ASPEm – La Terra delle Donne”, sta incontrando un diffuso apprezzamento nella ristorazione locale che, nonostante le misure anti-Covid, preferisce alle bustine d’olio monodose ancora il “giro d’olio” a tavola con la somministrazione in bottiglia di vetro, opportunamente igienizzata! I proventi della vendita verranno reinvestiti dalla Cooperativa Kairos in ulteriori progetti di recupero di uliveti abbandonati della regione, allo scopo di salvaguardare questo importante patrimonio di coltivazione attraverso la definizione e la sperimentazione di forme innovative di imprenditoria ‘’socio-eco-ambientale’’.

È così che le donne di ASPEm intendono curare le ferite della violenza: investendo energie nella cura di uliveti che come loro sono stati abbandonati, dimenticati, maltrattati e che, invece, rivelano una grande resilienza quando le loro foglie sempreverdi ricevono carezze capaci di mettere in circolo l’energia imperitura e curativa dell’amore per l’Altro.

Dott. Nicola Malorni – Presidente Kairos Cooperativa Sociale ARL Onlus ETS