Strisce pedonali e automobilisti

lun 08 agosto 2022
Veicoli al crocevia di Claudio de Luca
2min
Strisce pedonali e automobilisti ©Termolionline.it
Strisce pedonali e automobilisti ©Termolionline.it

Fra i protagonisti della strada il pedone è quello ritenuto più “debole”, cosicché si dedica - di solito - a tali soggetti tutela maggiore che ai signori conducenti. Detta convinzione fonda sulla vulnerabilità di chi procede a piedi e su di una lettura della disciplina che sembrerebbe tenere poco in conto il ruolo 'attivo' di quest'ultimo nella dinamica dei sinistri. Però, se è vero che il soggetto rappresenta la categoria più esposta, è anche vero che una ricerca ha rivelato che, ben di sovente, è la sua imprudenza ad originare l'investimento, con responsabilità preponderanti nella dinamica del sinistro. È il caso in cui, concorrendo fattori diversi (l'età o magari l'ubriachezza), il pedone abbia attraversato la strada in maniera irregolare o sbucando all'improvviso dalla parte posteriore di un veicolo in sosta o abbia camminato nel buio, al centro della carreggiata. Per lungo tempo i giurisperiti hanno sottovalutato il suo ruolo attivo nei sinistri, non accogliendo il dato per cui la circolazione cittadina è caratterizzata da costante interazione con gli altri utenti ed attribuendo ai conducenti i maggiori vincoli legali e le responsabilità. Così, se da una parte il Legislatore ha previsto una nutrita serie di disposizioni a carico del conducente, imponendogli una condotta di guida piegata all'esigenza della massima tutela del pedone, dall'altra un più consolidato orientamento giurisprudenziale gli rendeva estremamente difficile dimostrare l'insussistenza della propria colpa in caso di investimento.

Soventemente la Suprema Corte è stata esigente nel valutare la prova liberatoria del conducente; e, lungi dal considerarla raggiunta nel caso di inosservanza da parte del pedone delle norme poste a suo carico (art. 190 Cds), ha preteso un comportamento dell'investitore tale da escludere il nesso di causalità tra il suo comportamento ed il fatto lesivo, dando particolare importanza al dato dell'imprevedibilità del comportamento della vittima ed alla conseguente inevitabilità dell'impatto, tanto che la prova che il pedone avesse attraversato improvvisamente la strada era ritenuto dalla giurisprudenza come insufficiente ad esonerare il conducente da responsabilità, dovendo dimostrare di avere fatto il possibile per evitare il danno ed essersi trovato nell'effettiva impossibilità di evitare l'incidente. Tale impossibilità veniva di solito individuata in un movimento del pedone così rapido, inaspettato ed imprevedibile che questi si era trovato tanto improvvisamente (ed a distanza così breve) innanzi al veicolo da rendere inevitabile l'impatto. Pertanto, il comportamento negligente del pedone veniva valutato dalla giurisprudenza prevalente solo in termini di corresponsabilità nell’avere causato l'investimento, con percentuali che variavano da caso a caso, a seconda dell'effettiva condotta negligente ed imprudente tenuta. Rare le sentenze in cui si è esclusa del tutto la responsabilità dell'investitore.

In conclusione, considerato che oggi l'espansione della motorizzazione deve essere correlata al raggiungimento di una maggiore sicurezza stradale, è auspicabile una più intensa attenzione in ordine allo studio dei fattori causali che intervengono nell'investimento di un pedone. Difatti, non sottovalutando l'efficienza del pedone nella dinamica del sinistro, è possibile una sua azione di responsabilizzazione da raggiungere non solo attraverso un'adeguata opera di educazione stradale, ma anche con l'introduzione di norme più vincolanti e di un maggiore rigore giurisprudenziale.

Claudio de Luca

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