Cresciuto a pane e palestra, la passione per il body building di Orlandino Romanelli

Altri Sport
domenica 18 ottobre 2020
di Alberta Zulli
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Orlandino Romanelli
Orlandino Romanelli © Termolionline

GUGLIONESI. Sport e passione. Caparbietà, forza di volontà, rinunce ma tanta, davvero tanta positività.

In una sola frase, questa frase, si può racchiudere l’essenza di Orlandino Romanelli, classe ’78, guglionesano doc, cresciuto a pane e palestra.

Quelle palestre che l’hanno portato a essere la persona che è oggi. Uno sportivo innamorato della vita, della sua famiglia e del body building.

Ma il body building non ha fatto sempre parte della sua carriera sportiva. Nel suo curriculum vanta quasi tutte le discipline delle arti marziali, dal kung-fu con il grande maestro Salvatore De Gregorio, alla Thai Boxe, al Mma.

La sua vicinanza al mondo del body building a livello agonistico è arrivato qualche anno fa perché “fino agli anni ’90-2000, le gare erano appannaggio di chi decideva di fare uso di sostanze dopanti. E, in effetti, i volumi muscolari erano importanti. Io avendo fatto delle scelte salutari, perché l’attività fisica deve essere benessere, quel tipo di scelta non l’avrei mai fatta, e ho deciso di allenarmi evitando il discorso gare proprio perché non volevo fare uso di sostanze”.

Un mondo quello del body building, del culturismo che, fino alla metà degli anni ’90 era solo ed esclusivamente per chi faceva uso di doping, ma “nel ’95 più o meno, finalmente anche in Italia sono partite delle federazioni natural, in cui l’atleta non fa uso. Da questo momento è nata in me la voglia di provare a competere”.

Tempo ce n’è voluto, poiché dal solo pensiero o curiosità di provare, dietro c’è stato tutto un progetto da preparare e sviluppare. Un progetto che oggi vede Orlandino gareggiare sui grandi palchi italiani e non. Il 4 ottobre scorso, dopo lo stop dovuto al Covid19, Orlandino si è posizionato 3° all’Italiani Fibbn in categoria open.

Lo stop forzato della quarantena, però, non ha bloccato i suoi allenamenti. La sua vita sportiva è stata sempre attiva. Lo sport, gli allenamenti sono il suo pane quotidiano da quando aveva 11 anni.

“Da sempre ho la fissa per lo sport. Da ragazzino ero innamorato dei personaggi tipo Bruce Lee e Van Damme, e in qualche modo, loro hanno innescato la mia passione per le arti marziali. Le arti marziali, infatti, sono stati il mio primo sport e da lì ho cercato di coltivare tutte le mie passioni”. Ci provò ma in una realtà piccola come Guglionesi, quelle grandi passioni che Orlandino voleva vedere crescere, erano limitate. Negli anni ’90 la possibilità di spostarsi poteva sembrare una buona scelta ma pensandoci, sarebbe diventata pesante, sia logisticamente che economicamente. “Mi iscrissi così nell’unica palestra che c’era qui a Guglionesi. Il mio primo istruttore fu proprio Salvatore De Gregorio. Con lui feci davvero un bel percorso, e subito partii per l’agonismo. Salvatore non era solo un maestro, per me è stato una figura importante come se fosse un padre. La sua morte è stata dura da accettare, anche se ci eravamo persi di vista e avevamo intrapreso strade diverse, il suo ricordo lo tengo vivo in me. Posso dire che se dovessi metabolizzare l’immagine di un istruttore con la I maiuscola, vedo Salvatore”.

Strade diverse dal grande maestro perché Orlandino sognava e sogna in grande, “volevo altre cose che, purtroppo, a quei tempi non poteva darmi. Lui è stato il mio maestro per 10 anni e, parallelamente ho iniziato con i pesi”.

Una ‘macchina da guerra dello sport’, potremmo definirlo così, umile nei modi e nel raccontare di sé. Un esempio per tanti ragazzi che sono passati nelle sue palestre. “La mia casa era diventata la palestra della scuola. Utilizzavo la palestra della scuola perché volevo insegnare la disciplina senza esser vincolato a orari. I miei genitori erano preoccupati però mi vedevano felice, lontano da comitive sbagliate. Conciliavo bene tutto, lo studio e lo sport e a 21 anni ho iniziato a lavorare ed ho deciso che era arrivato il momento di cambiare sport. Volevo una disciplina diversa che fosse improntata sul contatto fisico. E approdai nella Muai Thai, supportato dal maestro, promotore delle nostre zone, Domenico De Santis”.

Una parentesi bellissima che Orlandino ha praticato sia come allievo che come istruttore per dieci anni più o meno.

Il matrimonio con Teresa e l’arrivo della prima figlia Giulia hanno dovuto far rinunciare a qualcosa. “Ho fatto un passo indietro in quest’ultima disciplina, perché volevo godermi i momenti con la mia famiglia, non volevo avere rimpianti o rimorsi”. Insieme alla famiglia, ha avuto ed ha tutt’ora un grande amico che si allena con lui e lo aiuta a superare i limiti, Armando Di Guglielmo. Un’amicizia che si è rafforzata nel tempo, anche grazie allo sport.

Dalla Thai all’Mma con il pioniere Maurizio Colonna, ma nella mente mancava sempre qualcosa, quella disciplina che avrebbe chiuso il cerchio di questi anni intensi di sport: il body building.

Nel 2013, però, mentre era intento nella preparazione delle gare di body building, qualcosa non andava. “Sentivo fastidio alle gambe. Pensavo fosse tutto lo sforzo di quelle giornate di duro allenamento. Ma la sentenza fu un’altra: displasia”. Malattia congenita alle anche che può, nelle migliori delle ipotesi, esser curata con delle protesi. “Questa diagnosi mi ha totalmente bloccato tutto. Ho affrontato vari percorsi con specialisti e luminari del campo. Un po’ mi ha buttato giù scoprire questa cosa, anche perché un ortopedico mi disse testuali parole, che la mia vita da sportivo era finita in quel momento. Io, però, che ho sempre visto il bicchiere mezzo pieno, ho cercato per mari e per monti altri ortopedici, altri specialisti e a Roma mi hanno salvato. Nel giro di 2 anni ho subito entrambe le operazioni, ed eccomi qui”.

Quando l’incompetenza cerca di tarpare le ali, le passioni, bisogna avere il coraggio di rialzarsi e vedere il bicchiere mezzo pieno e trovare chi davvero può aiutarti, con un team di specialisti che sia da supporto a chi in quel momento ne ha bisogno.

Due protesi alle anche che non lo fermano, rimesso in piedi grazie all’aiuto di Francesco Raspa, osteopata al giro d’Italia, che nella fase acuta è riuscito a dargli quel sollievo di cui Orlandino aveva bisogno e fargli fare allenamenti giusti.

Prima operazione nel 2018, il tempo di riprendersi e allenarsi per la gara, farla e rimettersi sotto le mani dei medici per fare la seconda operazione nel 2019. “E’passato un anno e mezzo, tempo tecnico anche per ritornare a una condizione estetica ottimale. Il recupero è lento, ma io non ho mollato”.

Selezioni e gare a Napoli, a Padova per gli italiani e delle selezioni per gli europei, tutti post operazione, “il mio progetto era quello di partecipare ai mondiali, al momento ho abbandonato quest’idea, un domani chi sa”.

Una positività disarmante traspare dalle sue parole, una voglia di vivere e di stare bene. Un monito a tutti quelli che si creano alibi e scuse per non pensare al loro benessere fisico e mentale. Un corpo sano, curato fa in modo che anche la testa stia bene.

E a tutti quei ragazzi che non hanno voglia di fare qualcosa, Orlandino dà un consiglio, “coltivate le vostre passioni. Che sia lo sport, la scuola, la musica. Qualunque passione voi abbiate, coltivatela. Avrete tempo di star seduti in un bar a bere una birra, ma ora a 16, 17, 18 anni ma anche a 30 anni, coltivate i vostri sogni”.

“I miei figli saranno liberi di fare ciò che più desiderano, io sono qui a dar loro consigli. Se qualcuno di loro seguirà le mie orme, ne sarei ben felice. Spero di arrivare a 50-60 anni e accorgermi di non avere rimpianti”.

Prossima gara, Covid permettendo, sarà il 6 dicembre per il campionato italiano Fcfn.