«Ho sempre ammirato Divac e, in questo momento, Jokic»

Basket
martedì 11 agosto 2020
di La Redazione
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Ljubisa Markovic, totem serbo dell’Italiangas Air Termoli
Ljubisa Markovic, totem serbo dell’Italiangas Air Termoli © Termolionline

TERMOLI. Dall’alto dei suoi 212 centimetri è il classico centrone in grado di far emergere la propria sostanza in entrambe le aree colorate.

Ljubisa Markovic, totem serbo dell’Italiangas Air Termoli, è pronto a tuffarsi con grande determinazione nell’avventura a Termoli e lo lascia intendere a chiare lettere anche dalle sue prime dichiarazioni.

«Sono felice perché c’è l’opportunità di giocare dopo la lunga sosta a causa della pandemia. Sono stati cinque mesi senza pallacanestro ed è stato un periodo lunghissimo. Ora c’è questa opportunità legata a Termoli e mi auguro di riuscire a dar vita ad una buona stagione».

Due i riferimenti ideali di Markovic. «Ho sempre ammirato Divac e, in questo momento, Jokic».

Dettagli che proiettati su se stesso trovano però la ritrosia dello stesso plavo. «Potrei enunciare le mie caratteristiche, ma credo sia più giusto che siano gli altri a parlare di me. Comunque, se proprio devo rispondere alla domanda, sono un giocatore da post basso ma non solo, cerco di fare al meglio il mio lavoro ed ho la possibilità di giocare indifferentemente sia da quattro che da cinque. Ho doti di passatore e, in difesa, mi piace anche farmi sentire a livello di stoppate, tant’è che, nelle ultime tre stagioni, ho viaggiato a ritmi di una stoppata e mezza di media a partita. Però, ripeto, saranno gli altri a giudicare il mio operato, non spetta certo a me».

Forte di un’esperienza che, tra l’altro, oltre che in Serbia l’ha portato in giro per l’Europa tra Slovenia e Germania, prima dell’Italia, Markovic parla del torneo italiano come «di un campionato di livello superiore a quello tedesco per quanto esprime anche coi suoi elementi, ma dietro Serbia e Slovenia».

Sui perché, invece, delle qualità dei giocatori plavi il pensiero del pivot dei termolesi è ben definito. «Per noi la pallacanestro è più di un lavoro e quindi non è soltato una fonte di entrata economica, è una ragione di vita. Ci piace stare in palestra e lavorare sodo, soffermandoci sull’aspetto dei fondamentali individuali anche al di fuori dell’orario di allenamento. Sono dettagli che, magari, per molti possono sembrare particolari, ma che per noi rappresentano l’assoluta normalità».