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“I Promessi Sposi” sono un successo: l’intervista a Michele Trombetta fotogallery

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TERMOLI. Dopo due anni di intenso lavoro per preparare uno spettacolo teatrale rivisitato in chiave commedia- musicale, con persone che non avevano mai avuto la possibilità di mettere piede su un palcoscenico, si registra oggi una situazione di calma reale in tutti i tantissimi protagonisti di questa rivisitazione del famoso romanzo di Alessandro Manzoni “I Promessi Sposi” rivisto e “parodiato” da Nicolino Cannarsa. Tra i tanti e bravi personaggi della commedia sapevamo da tempo che c’era anche un nostro collega che, detto da lui stesso, ha vestito anche un po’ impropriamente i panni del grande autore del romanzo originale appunto il Manzoni. Quel collega risponde al nome di Michele Trombetta ed allora, una volta tanto, invertiamo i ruoli: non sarà infatti lui ad intervistare, ma lo faremo noi per farci raccontare le sue emozioni avute nel calcare il palcoscenico per la prima volta.  Allora Michele, ti aspettavi un successo di questa portata?

“Sinceramente eravamo tutti convinti fin da quando, due anni fa, nacque il progetto ideato da Nicolino, che sarebbe andato tutto in porto grazie alla sue capacità; è stato sicuramente faticoso soprattutto negli ultimi due mesi quando l’evento mano a mano si avvicinava sempre più. Quando Nicolino, ormai due anni fa, presentò questo progetto presso la Vida di Termoli, da subito aveva studiato e pensato alla mia piccola ma autorevole parte iniziale e finale che mi avrebbe assegnato e mi disse: “Michele, mi serve una persona che sappia parlare in dialetto milanese perchè il Manzoni era lombardo e allora ho pensato a te, chi meglio di te che è stato tanto tempo a Milano può farlo?”.

Sul momento, dissi di si ma non tanto convinto perchè mi rassicurava il fatto che la cosa non era imminente: le paure e le preoccupazioni arrivarono ad inizio anno quando venni chiamato dal Nicolino e mi disse che avremmo dovuto cominciare a provare la parte. Ecco che allora, prima a sere alternate e poi continue, andavo all’auditorium del Carmelo per iniziare a provare la scena iniziale del fantomatico dialogo tra l’autore della rivisitazione in chiave commedia musicale e l’autore del romanzo originale Manzoni.

Tra risentimenti dell’autore per aver trasformato il suo autorevole romanzo in una commedia musicale, minacce di querele nei suoi confronti nel caso in questa nuova edizione ci fosse stato qualcosa che avrebbe nuociuto la sua figura autorevole e qualche sfottò dell’autore moderno di Termoli, con un classico: “Va a ciapà i ratt Terun!” iniziava la mia avventura manzoniana”.

Anche tu hai provato la classica ansia da prestazione?

Allora sì, lo ammetto, e come è possibile? Mi direte che ho intervistato migliaia di persone, famose e non, ho presentato programmi in tv, convegni e riunioni con pubblico e mi prende l’ansia da prestazione? Ebbene sì, anche io sono un uomo normale con debolezze e paure che hanno poi tutti e più si avvicinava l’evento e più saliva in me l’adrenalina e quindi potete immaginare il mio stato d’animo quando si è aperto il sipario e sono uscito insieme a Nicolino davanti ad una enorme platea. Prima di salire sul palco avevo la bocca e la gola secca, privo di salivazione, ma poi per fortuna è andato tutto bene e la commedia ha avuto inizio”.

Cosa è stato per voi recitare su un palcoscenico vero davanti ad un grosso pubblico?

“Un’esperienza utilissima per tutti: sciogliere le paure e i timori dell’impatto iniziale con tante persone che ti stanno guardando e magari giudicando quello che fai, diciamo che fa anche crescere la tua autostima; sentire poi, come è appunto successo a noi un crescendo sera dopo sera, delle vere ovazioni e quella standing ovation finale del tutto spontanea con applausi scroscianti per alcuni e lunghi minuti, ci ha ripagato del tanto lavoro eseguito e ha fatto sparire tutte le fatiche sostenute in due anni; non dimenticherò mai quell’abbraccio virtuale ma sincero ricevuto da tutto il numeroso pubblico delle tre serate completamente sold out, è stata una sensazione impagabile.

Naturalmente, siamo stati molto contenti per Nicolino, il nostro comandante dù battellucce, la nostra associazione, che ha meritato più di tutti questo successo per l’idea che ha partorito due anni fa e per tutta la passione e la caparbietà che ha avuto nel portarla avanti nonostante abbia dovuto affrontare mille difficoltà”.

Adesso dopo un po’ di meritato riposo, la vostra esperienza teatrale finisce o continua?

“Per quanto ci riguarda, Nicolino ha fin da subito deciso che avrebbe reso la commedia un evento itinerante tanto che dovremmo avere anche una data ad agosto a Termoli presumibilmente al Teatro Verde, ma anche altre cittadine dovrebbero vederci esibire come Santa Croce di Magliano, Larino, Vasto e Campobasso; in questi giorni abbiamo avuto anche richieste per altre realtà bassomolisane e questo ci rende molto orgogliosi”.

Visto che alla fine i protagonisti ti invocano per sapere se lo spettacolo è piaciuto al Manzoni stesso, dacci le tue impressioni: cosa ti è piaciuto della rivisitazione di Nicolino Cannarsa?

Alcune scene come quella sui Lanzichenecchi, il top con Nicolangelo Licursi ormai un cult , ma non potrei dimenticare Gertrude ( Enza Di Genova), la Monaca di Monza, come anche le performance canore live di Manfredo Cannarsa, il figlio di Nicolino, i due giovani sposi Anna Botticelli ( Lucia ) e Nino Bregu (Renzo ), Elisa Amoruso (Agnese) , sicuramente l’unica che facendo teatro da tempo, ha avuto più pathos e che dire invece di Don Abbondio ( Eduardo Cannarsa ) che si è dimostrato un’autentica scoperta, Perpetua ( Katia Nestola) , ma tutti sono stati all’altezza del loro compito come Il Griso ( Gaetano Chimisso) e Fra Cristoforo ( Franco Barile) le altre monache Marina, Maria Pia, Elisa; Gianni Amoruso nei panni del Cardinale Borromeo, Luna ed Enrico i giovanissimi ballerini, come Lella, Angela, Shadja, Nicola, Diletta, Sofia, le piccole Sara, Valentina, Frida, Aristide: tutti, nessuno escluso, hanno rappresentato l’ingranaggio per far funzionare il progetto alla perfezione. A Nicolino, rivolgo personalmente un enorme grazie anche solo per avermi portato in questa realtà che ha contribuito a distrarre me e la mia famiglia da situazioni che avevano oscurato la nostra serenità. Grazie a lui e a tutti coloro che sono venuti a vederci e speriamo possano farlo di nuovo in futuro”.

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